“Leonor Fini, da Trieste in poi”, ecco la prima biografia italiana: la scrisse Corrado Premuda

Il libro del giornalista e scrittore scomparso prematuramente nel 2022, giovedì al Circolo della Stampa di Trieste alle 18 da Arianna Boria e Massimo Premuda

Mary B. Tolusso
Christian Dior con Leonor Fini durante un ballo in maschera
Christian Dior con Leonor Fini durante un ballo in maschera

Artista, surrealista, bizzarra, trasformista. E certo Leonor Fini era tutto questo, ma spesso ci si dimentica un aggettivo che le calza alla perfezione: glam, con buona pace degli intellettuali più pedanti. Oltre al fatto che a portare alla ribalta l’inglesismo fu Walter Scott, il padre del romanzo storico.

Insomma difficile individuare un’artista più glamour di Lolò e ad accorgersene furono proprio i geni destinati a diventare gli imperatori della moda. Christian Dior la amava, insieme folleggiavano nei celebri balli in maschera, lei vestita da Persefone, lui da Re degli animali. Ed è sempre Dior nel 1932 a organizzare la sua prima personale parigina alla galleria Jacques Bonjean. È un momento importante perché segna il suo ingresso ufficiale nel grande circuito dell’arte contemporanea europea. Il resto, si sa, è leggenda.

Un mito destinato a crescere anche grazie all’accuratissimo volume “Leonor Fini. Da Trieste in poi” (Comunicarte, pag. 240, euro 25), la prima biografia italiana sull’artista a firma del giornalista e scrittore Corrado Premuda, scomparso prematuramente nel 2022.

Il libro sarà presentato giovedì al Circolo della Stampa di Trieste alle 18 da Arianna Boria e Massimo Premuda. Un testo a cui Corrado ha dedicato tantissima energia, basandosi su una ricca documentazione. Una ricerca durata anni e che per fortuna - grazie al fratello Massimo in sinergia con diverse istituzioni, tra cui il Fondo Corrado Premuda su Leonor Fini di Trieste Contemporanea - vede ora la luce con un formidabile apparato iconografico e bibliografico.

Il merito è il ritratto che ci viene restituito. Un ritratto che interviste, documenti e lettere confermano come il più autentico in circolazione. Anche perché, va detto, a scriverlo è stato un triestino. Per capire Leonor Fini è necessario capire (o sentirne) la triestinità, quel misto di cultura, leggerezza e provocazione che per particolari circostanze storiche - o semplicemente per carattere della città - hanno reso unici (non assimilabili al resto d’Italia) tanti artisti del territorio.

Lolò aveva talento, certo, ma in più una decisa capacità di rischio e trasgressione. Le sue sfide non erano sempre capite. Nata a Buenos Aires nel 1907 era cresciuta qui, a Trieste, una città libertaria, con donne più libere, lei stessa dirà che Trieste, da sempre creativa e audace, diventerà più provinciale solo nel secondo dopoguerra. Insomma se l’Italia avesse avuto il suo circolo Bloomsbury (quei grandi artisti capitanati da Virginia Woolf che agli albori del ’900 prendevano il sole nudi) sarebbe potuto esistere solo qui. E questo emerge dalla struttura dello stesso libro, dove Premuda mette in luce soprattutto la giovinezza di Leonor, la sua arte, la formazione mitteleuropea, i grandi intellettuali frequentati, da Bazlen a Genet, Picasso, Dalì; ricorda il suo saldo triangolo amoroso (con Stanislao Lepri e Konstanty Jeleński), il dolore per il distacco, l’amore viscerale per i gatti e per la madre, il rapporto con la stampa italiana (spesso perfida come dimostrerà Montanelli) e tutte le sue nudità e i travestimenti che fecero parlare pure Parigi. Ma ogni fatto è sempre esaminato nelle circostanze storiche ed esistenziali.

Gli eventi della sua vita sono tantissimi, le frequentazioni e i riconoscimenti furono i più alti dell’epoca ma, ed è qui un ulteriore merito di Premuda, si mette in luce anche il suo irresistibile glamour accompagnato da una libertà del corpo straordinaria: semplicemente faceva quello che voleva. E questo non le è mai stato perdonato, soprattutto in Italia. Amava Max Ernst come amava Christian Dior e Amanda Lear. Ma non solo. Influenzerà pop star come Madonna che interpreta il dipinto “Le bout du monde” nel video Bedtime Story. E ispirerà Karl Lagerfeld perché l’alta moda, diciamolo, è arte quanto una poesia.

Ha sicuramente anticipato i temi queer e femministi ed era molto amica di Anna Magnani e di Alida Valli, che diventerà la moglie del cugino triestino. La seguiamo nelle relazioni e nelle fughe da Trieste, Milano, Parigi. Eppure, nonostante il rapporto di odio amore con le sue radici, nonostante dopo la morte della madre torni pochissimo al suo mare, sempre dirà: «Tutto il mio mondo, il mio vocabolario pittorico era lì, già scritto in quella città». —

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