Fare del paesaggio una tela. Oltre trent’anni di opere di Elisa Vladilo in mostra

Lo spazio Trart di viale XX Settembre a Trieste ospita un allestimento di grandi fotografie che documentano la ricerca decennale dell’artista nata in Venezuela e diplomata al Nordio. Protagoniste della esposizione le sue opere di trasfigurazione dei luoghi attraverso il colore

Franca Marri

Sostituire la tela con il paesaggio, colorare la città oppure la natura, una strada o un’antica torre medievale: Elisa Vladilo osserva il mondo e lo colora laddove lo trovi troppo grigio o per porre un accento, per generare una particolare attenzione o darne una nuova intonazione.

La nuova mostra

La mostra personale attualmente allestita nello spazio espositivo Trart, in viale XX Settembre a Trieste, ripercorre oltre trent’anni di una ricerca artistica all’insegna dell’energia, della gioia e della vitalità che colori come il giallo, il rosso, il rosa, l’arancione oppure il verde e il blu sono in grado di comunicare a chi guarda. Intitolata “Prendo il paesaggio e lo porto con me”, propone una serie di immagini fotografiche stampate per lo più in grande formato e in esemplari unici, in un allestimento accurato che non intende soltanto documentare gli interventi più significativi realizzati nel corso degli anni ma anche ricrearne l’atmosfera, le emozioni, il punto di vista.

La vita dell’artista

Nata a Merida, in Venezuela, Elisa Vladilo ha studiato all’Istituto statale d’arte Nordio di Trieste diplomandosi in decorazione pittorica. Dopo aver frequentato i corsi di scenografia all’Accademia Belle Arti a Venezia e Milano, ha iniziato a lavorare nel campo della scenografia, della grafica e dell’architettura.

Decisivi per la sua visione dell’arte sono stati la visita, all’età di 14 anni, ad una mostra del muralista messicano David Alfaro Siqueiros a Firenze e il confronto, più tardi, con alcuni autori contemporanei alla mostra di riapertura del Museo Revoltella, quando ha avuto modo di collaborare alla messa in opera della grande scritta-installazione dell’artista tedesco Gerhard Merz, ancora presente nell’atrio d’ingresso.

L’idea di relazionarsi con lo spazio, l’idea di un’appropriazione per una nuova interpretazione di una parete come di un ambiente, da restituire poi ad una comunità di spettatori, comincia ad ispirare l’artista che inizia a progettare lavori al di fuori dello studio.

Achtung auf dem Zug

Tra i suoi interventi di più antica data proposti da Trart c’è il Tram n. 194 rivisitato in occasione della rassegna Achtung auf dem Zug” del 1995 al Museo Ferroviario di Campo Marzio a Trieste. L’esposizione aveva creato un itinerario negli spazi della stazione ponendo in dialogo gli elementi storici del trasporto ferroviario con le opere di artisti contemporanei.

Il vecchio tram di Elisa Vladilo era stato interamente rivestito di pannelli di cartone colorati: «Non epidermica decorazione - aveva allora notato la curatrice Maria Campitelli - . Qui si tratta di un’appropriazione globale che intende fornire di nuove qualità un oggetto tristemente accantonato».

Public art a Trieste

Sempre con Maria Campitelli e il Gruppo 78, nell’ambito di “Public art a Trieste e dintorninel 2007, l’artista realizza “My Favourite Place” trasformando la grigia pavimentazione del Molo Audace in un’oasi di colore con la posa di un tappeto azzurro tra cielo e mare, tingendo un lampione di giallo e abbracciando le bitte di rosso, rosa e arancio, come a porsi in relazione con i raggi del sole.

Proprio le immagini del posto preferito dall’artista accolgono il visitatore nella prima sala da Trart per poi invitarlo scoprire le strisce pedonali dipinte di rosa in occasione della presentazione della rivista Opening a Genova, l’opera di Nervesa della Battaglia che presta il titolo alla mostra e sembra portare via, lungo la strada, i colori dei prati e del cielo di quel luogo, o “Stitching the Border” dove picchetti e nastri intrecciati tengono unito il confine tra Italia e Slovenia sul Monte Sabotino ricucendo ferite, storie, memorie.

O ancora “Rhyme of Origin”, realizzato per la prima volta all’interno della Stazione Centrale di Trieste insieme a donne nate fuori dall’Italia e residenti a Trieste, invitate a trascrivere una poesia di una poetessa del loro paese d’origine durante una performance pubblica.

Gli orari

La mostra sarà visitabile dopo la pausa estiva, dal 24 agosto fino al 12 settembre, da martedì a sabato dalle 17.30 alle 19.30.

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