Foto, costumi e i disegni erotici anticipano i cent’anni di Fellini
Nel 1973, con il suo meraviglioso Amarcord, intriso di luci e di sorprese, di rimandi onirici e ironici sottilmente grotteschi e fantastici, fu autore di una sorta di neologismo. E oggi, per merito di quel film, la frase dialettale romagnola “a m’arcord” (io mi ricordo) si è tramutata un'unica parola che esprime il concetto di memoria nostalgica. Regista della pellicola, acclamato a livello internazionale, era Federico Fellini, l’uomo dai cinque Oscar, capace di stupire, commuovere e nel contempo divertire il pubblico attraverso straordinarie lezioni di vita, come si possono definire i suoi film, stravaganti, geniali cammei della settima arte.
Nato a Rimini il 20 gennaio del 1920 (e morto a Roma nel ‘93), se fosse vivo, il prossimo anno il grande artista avrebbe compiuto cent’anni. E, tra le molte iniziative in preparazione per ricordarlo degnamente - come per esempio il Museo a lui dedicato in corso di realizzazione nella sua città natale, il progetto “Fellini e il Sacro” previsto per il 2020 tra Rimini e Roma e la Fiaba Fellinette, il corto realizzato dalla nipote Francesca Fabbri Fellini, custode della sua memoria - c’è chi ha voluto giocare d’anticipo. È infatti visitabile fino al 1 settembre al Museo agli Eremitani di Padova la mostra “Verso il centenario. Federico Fellini. 1920 - 2020”, ideata per onorare l’artista, il poeta, il regista, il pittore.
Curata dalla Fabbri Fellini (figlia di Maddalena, sorella di Federico), chiamata Fellinette dal giorno in cui compì sei anni e il Maestro le donò una mantellina blu con cui la ritrasse in un fantastico schizzo, da Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, l’esposizione è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e si avvale di prestigiosi prestatori pubblici, quali l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, l’Archivio Cinemazero Images di Pordenone e il CSAC dell’Università di Parma, e privati. È un’occasione speciale, grazie all’accuratezza scientifica e formale con cui è stata realizzata, per un’immersione a 360° nel magico mondo felliniano attraverso l’esposizione, per la prima volta, di 160 disegni firmati, connotati da un guizzo dinamico e intensamente intuitivo, quasi febbrile che, portava Federico a creare con immediatezza anche fuori dal set schizzi e giochi, quasi fosse un gesto di scrittura automatica. E, per la prima volta, in una sala speciale vietata ai minori, sarà esposto un ciclo straordinario di disegni erotici realizzati negli ultimi anni, tra il 1991 e il 1992. Intitolato Erotomachia, cioè “Battaglia d’Amore”, interpreta, secondo l’ironica ottica felliniana, l’archetipico combattimento tra l’Uomo e la Donna.
Disposti in un dialogo biunivoco e non cronologico, in sintonia con l’eclettismo, la versatilità e l’indipendenza creativa che fecero del regista un mito, incontriamo installazioni filmiche e documenti, che evocano i molti emisferi da lui creati, accanto a ogni sorta di materiale prodotto dal Maestro o che lo riguarda, dai copioni ai contratti e alla corrispondenza, dalle oltre 100 fotografie di scena a quelle di vita privata; dai manifesti originali dei suoi film da Amarcord ai Vitelloni, da La strada al Satyricon, a oggetti di scena e libri suoi. Di particolare interesse la sezione speciale sul film Casanova con manifesti, fotografie, figure in cartapesta e oltre 15 sontuosi costumi che valsero l’Oscar a Danilo Donati.
Una mostra impreziosita da scorci che affondano nel privato e testimoniano anche del suo rapporto durato una vita, con la moglie Giulietta Masina, conosciuta a Roma, dove si era trasferito a 19 anni per intraprendere la carriera di giornalista e dove incontrò un rapido successo, passando il guado da sceneggiatore a regista. Vi sono infatti esposte, anche queste in prima assoluta, le lettere che lui le scrisse, tra cui quella particolarmente toccante, lasciata sul comodino della sua stanza d’ospedale, poco prima dell’intervento, dal quale non si sarebbe più risollevato. —
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