Gigetta Tamaro, il sogno di un’architettura onesta da Trieste fino al Friuli

di Marianna Accerboni
Un temperamento solare, aperto, flessibile, un sorriso sempre pronto ad accoglierti ed eventualmente a ironizzare; una professionista costantemente in linea con il contemporaneo, cui certo non mancavano le grandi idee. Gigetta Tamaro Semerani, da tempo malata, si è spenta ieri all'alba a Trieste nella sua casa di via Diaz, assistita dal marito Luciano Semerani, con cui aveva condiviso una vita di impegno per l'architettura, e dai figli.
«Era lei l'architetto, io ero il professore - ricorda Semerani con emozione. - Abbiamo fatto tante avventure, tante cose importanti e belle, tante lotte e poi, come “sottoprodotto” dello studio, quattro figli. L'avevo conosciuta all'Università di Architettura di Venezia, io ero matricola, lei fagiolo, perché era un anno più avanti di me. Siamo rimasti amici per due, tre anni e poi c'è stato l'incontro fatale alla festa del Redentore, è cominciato tutto così, con gran leggerezza. La passione che ci univa era l'architettura, che però intendevamo, in modo diverso, non so quanto complementare: ognuno di noi avrebbe potuto fare l'architetto in un altro modo, ciò che invece è venuto fuori, è stato, non dico una sintesi, ma un montaggio delle due intenzioni, delle contraddizioni, delle baruffe che facevamo e soprattutto di uno spirito che si era creato nello studio, molto affettuoso. Abbiamo incontrato molta gente generosa, erano altri tempi... erano i tempi del BBPR (ndr: lo studio milanese di architettura e urbanistica autore tra l'altro della Torre Velasca, a suo tempo composto da Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e, figura di particolare rilievo, dal triestino Ernesto Nathan Rogers); eravamo molto amici di Rogers, lei però era più vicina a De Carlo».
Ricorda Semerani: «Era un pochino più anarchica e radicale, io ero più conformista. Aveva rinunciato a insegnare all'università perchè si era sentita poco sicura di farlo, per una stupida forma di onestà. In seguito invece, come docente, avrebbe avuto grandi successi, più volte premiata e inserita dall'architetto Boris Podrecca a Vienna in un seminario di architetti magistrali. Si era impegnata molto nell'ordine professionale, negli aspetti collettivi e sociali quali l'Udi. Come architetto aveva una grande mano e una forte intelligenza creativa, era poco teorica, molto vera e realista; ottimista e positiva, per questo abbiamo potuto affrontare tanti problemi della vita».
Nata a Trieste nel 1931, di famiglia piranese, Gigetta (al secolo Luisa Anna) vi era rimasta fino alla fine della seconda guerra mondiale, poi si era trasferita a Venezia, città che amava molto e dove aveva coltivato forti amicizie come quella con il pittore Ludovico De Luigi e con il regista Tinto Brass. Per lei, tornare nella sua bella casa di Campo Santa Margherita era sempre una festa, ora sarà sepolta a Pirano accanto alla mamma.
Oltre ai progetti creati come Studio Semerani & Tamaro, tra cui il padiglione delle chirurgie e il pronto soccorso dell'Ospedale ai Santi Giovanni e Paolo di Venezia del 1978-2006, l'Ospedale di Cattinara del 1979 e il Silos (1982-85) a Trieste, il Municipio di Osoppo, la Tamaro aveva realizzato nella nostra città il Dipartimento di Cardiologia e Cardiochirurgia dell'Università (1995), l'Archivio municipale nei Palazzi Eisner e Civrani (1984) con il figlio Luigi, le piazze centrali di Muggia (1996) e Latisana (1998) ed aveva progettato con Mirna Drabeni e Paolo Zelco il Parco Urbano (1989), l'arredo urbano del centro storico (1990) e la sistemazione delle piazze Sant’Antonio e Ponterosso (1990) di Trieste.
Per la sua attività aveva ricevuto nel 2014 il Premio di Vetro Elca Ruzzier, istituito dalla Commissione Pari opportunità del Comune per la valorizzazione della donna e in particolare delle donne triestine distintesi nel mondo del lavoro. Nel consegnarlo, la presidente Ornella Urpis aveva motivato la scelta sottolineando «l'impegno, il genio, la ricerca, le architetture della Tamaro», nonché il suo lungo e prestigioso curriculum, dalla laurea a Venezia nel 1958 con Giuseppe Samonà ai numerosi grandi progetti, presente rassegne di architettura in Italia e all'estero, operatrice culturale costante e appassionata. E anche allestitrice di mostre, come quella del 1969 con Miela Reina intitolata “Il concerto” o le ultime al Museo Revoltella dedicate a Ugo Guarino e a “Parodia, umorismo, satira nella cultura figurativa triestina tra '8000 e primo '900”.
Intriso di passione anche il suo impegno per la trasformazione della Stazione Rogers da distributore di benzina a distributore di cultura, come ricorda il giornalista e scrittore Pierluigi Sabatti: «Con Gigetta ci conosciamo da quando Luciano Semerani diresse il Trouver Trieste a Parigi: almeno una volta l’anno ci vedevamo per la festa del Primo maggio, che lei organizzava nella villa di Conconello. Ricordo il suo lavoro culturale alla Stazione Rogers, di cui era l'anima. Aveva splendide idee sullo sviluppo del rapporto tra l'architettura e le altre discipline: percorsi per cui sceglieva ogni anno un tema, riuscendo a portare a Trieste personalità estremamente interessanti, oltre a tutta l'intellighenzia locale. Mi mancherà moltissimo l'umanità e il calore con cui ti metteva a tuo agio. Collaborare con lei mi ha arricchito moltissimo».
Presidente dal 2008 dell'associazione Stazione Ernesto Nathan Rogers, che gestisce l'ex Stazione di servizio per la raffineria Aquila, realizzata nel '53 dallo Studio Belgiojoso Peressutti e Rogers, Gigetta seguiva direttamente tutta l'attività sia organizzativa che creativa e le rassegne allestite in questo spazio che era divenuto, tutte le domeniche mattina, un punto di riferimento per un dialogo fra discipline diverse: i "Cicli della passione" (Scienza che passione, Mano che passione, Gioco che passione, Dono che passione, Cultura che passione, Gaia che passione) con prestigiosi interventi, tra cui quelli della Hack, di Camerini, Falaschi, Fantoni, Giorgi, Giacca, Rovatti, Panizzon, Amati, Dell'Acqua, Heinichen, Pressburger, Crismani, de Incontrera, Vocci, Rumiz, Amati, Allam, Albrecht, Ciorra, Pagliara, Rotelli, Amodeo, Zanco Fehlbaum, Cogliati Bezza; le presentazioni di libri, i cicli "Vie e territori" e "Architettura, cultura e politica" con Podrecca, Giovanni Fraziano e Cristina Benussi, in un confronto critico ad alto livello non accademico su vari temi, tale da rendere intercomunicanti i diversi vasi del sapere. Fino a "Architettura cultura scienza economia" che, iniziato nel dicembre 2015, si concluderà a giugno.
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