“Gola profonda” a Trieste 4mila al Filodrammatico per la versione senza tagli
TRIESTE. Toccare i 4000 spettatori in cinque proiezioni giornaliere è un traguardo che i cinema d'oggi nemmeno si sognano. Successe al “Filodrammatico” di Trieste nel '75 quando venne montato il leggendario “Gola profonda” diretto dall'ex parrucchiere Gerard Damiano, film assurto ben presto a emblema del cinema hard-core. La sala triestina in particolare proiettò una versione non approvata dal visto di censura e ne nacque un caso che finì dritto in tribunale. È solo uno dei gustosi aneddoti presenti nel volume “Luce rossa”, maestosa enciclopedia dell'hard italiano firmata da Franco Grattarola e Andrea Napoli (Iacobelli Editore), un'altra interessante proposta dei Mille Occhi che ha caratterizzato la giornata domenicale.
Dieci anni ci sono voluti per portare a compimento l'opera, un lavoro imponente e finemente dettagliato di quasi 500 pagine che vuole tracciare una panoramica sulla golden age hard italica, dalle prime timide apparizioni nude sul grande schemo allo zenith di massimo fasto e produzione fino al declino dell'hard storico, con la chiusura delle sale dedicate ed il passaggio al vhs. Un lavoro iniziato sulla rivista “Blue” e proseguito per due lustri tra anni di ricerche, interviste ad addetti ai lavori e consultazioni, grazie alla disponibilità dei collezionisti, di titoli sparsi per tutta l'Europa, in particolare in Grecia, Francia, Spagna e Turchia.
La «lunga marcia verso l'hard» viene fatta iniziare dagli autori nel 1935, con le apparizioni dei primi nudi, più o meno celati, sugli schermi italiani. Il primato cronologico spetta ad Alessandro Blasetti per “Aldebaran”, facendo danzare in una taverna araba due ballerine a seno nudo, prima ancora di quello della Calamai in “La cena delle beffe”. Ci sono poi le cosiddette “versioni francesi”: celeberrima l'apparizione in topless in versione odalisca, da generica, di Sofia Loren per “Era lui.. sì! sì!” con Walter Chiari.
«L'anno zero dell'esplosione in Italia è rappresentato dal 1978 - spiega Grattarola - quando aprono i cinema a luce rossa». Da quel momento in poi, dal '79 all'84, il porno tricolore va fortissimo: è il periodo d'oro italiano, dominato dalle figure, che quasi sempre si sovrapponevano, dei registi-produttori, sfruttatori geniali e affabulatori. «Anche se avevano lo studio ai Parioli – racconta l'autore - erano dei cialtroni, personaggi albertosordeschi, e potevano contare su un'incredibile capacità di convincimento: anche nel reclutare gli attori, erano così abili da fargli credere che sarebbero diventati ben presto attori hollywoodiani». Tutto per poi sfruttarli pagandoli poche lire, per film che sarebbero stati rimontati fino a sei volte. «Come nel caso di Angelo Pennacciò, da Foligno, che con due film ne ricavava sei diversi: la cosa divertente è che hanno ottenuto tutti un visto di censura indipendente l'uno dall'altro. In quel momento era un vero e proprio modo di produrre».
Ci fu anche una fitta fase di nomadismo in cui gli attori si trasferivano all'estero a girare, dando linfa anche alle produzioni estere. Per cui non manca la giusta attenzione, con schede argomentate, al filone pornostar, lasciando la parte del leone alle protagoniste femminili a cominciare, per citare Gian Antonio Stella, dalla «prima pornostar italiana ai tempi in cui Moana Pozzi andava ancora a scuola dalle Orsoline», ovvero Marina Hedman, bellissima svedese meglio conosciuta come Marina Frajese.
«Ma poi cambiano i registi, cambiano gli attori e soprattutto si trasforma l'ambiente, con il passaggio dalla sala a luce rossa alla visione privata assicurata dall'home video». È la fine dell'epoca d'oro del genere, datata 1984, laddove Moana diventa la protagonista del porno “divistico”. «Non a caso concludiamo la rassegna con “Cicciolina Il giorno dopo - Orgia nucleare”, che si rifaceva al celebre film “The day after”. Forse il primo hard dell'era moderna o comunque quello che la annuncia: destrutturato, senza più storia, dialoghi, situazioni, privo di scene d'ambiente ma “all sex”, sempre e soltanto sesso».
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