I giovani eunuchi che cercano Dio nel “Fervore” di Emanuele Tonon

Siamo a metà degli anni Novanta e il teologo Sergio Quinzio ha appena concluso la sua relazione in una sala conferenze del centro Italia, quando sotto al palco lo avvicina un giovanissimo frate francescano. È entrato da poco in convento ed è rimasto folgorato dalla sua teologia eretica, disperatamente escatologica, intende scriverne. Quinzio è felice: il mondo cattolico, di cui nonostante tutto si considera parte, lo guarda da sempre con freddezza, ostilità. Il teologo ligure morirà nel 1996 e non farà in tempo ad approfondire la conoscenza del giovane frate.
Questi nel frattempo ha dismesso il saio ma, in modo imprevedibile, ha tenuto fede alla promessa di scrivere del Dio impotente di Quinzio: Emanuele Tonon è ormai da diversi anni una delle voci più originali del panorama letterario italiano. Da qualche giorno è in libreria il suo nuovo libro, intitolato "Fervore" (Mondadori, 17 euro), romanzo dell'esperienza di un novizio nel convento dei cappuccini di Renacavata, nelle Marche.
La terza di copertina riporta le parole che Antonio Moresco dedica all'autore: «Sono poche le persone che si accostano alle cose con tale intensità e che hanno un simile sentimento del mondo, e queste persone sono il sale della terra e sono vicine al mio cuore».
L'origine della fede nell'individuo è sempre fede delle origini. E il diario conventuale di Tonon trabocca di uno spirito che ricorda le prime comunità cristiane narrate negli Atti degli apostoli e gli esordi "giullareschi" del santo pazzo, Francesco.
In questo senso “Fervore” è una sorta di contraltare a "Il Regno" di Emmanuel Carrère: se lo scrittore francese si interroga sul senso di essere cristiani oggi, andando a scavare nelle origini dei Vangeli, il libro di Tonon risponde a quella domanda aprendo uno squarcio sulla più estrema esperienza spirituale, vissuta come una parentesi luminosa dallo stesso scrittore.
Nulla vi è della letteratura edificante e patinata delle parrocchie o dell'esaltazione plasticata della New Age. Nel ritmo della poesia che gli appartiene, “Fervore” dipinge la vita dei novizi, “giovani eunuchi”, e dei vecchi frati “scolpiti nel legno” in un alternarsi di cella, preghiera, refettorio, lavoro della terra. Brucia nella mente del ragazzino che ha appena vestito il saio l'entusiasmo della scelta nodale, quella che rovescia mondo.
Le difficoltà che l'accompagnano, il freddo, l'afflato mancante nella preghiera che innalza alle volte della chiesa, l'astinenza imposta ai corpi impazziti d'ormoni della tarda adolescenza. «C'inventavamo tutto e, a tratti, eravamo felici - scrive -. Il Dio che avevamo creato ci stringeva la mano mentre lo portavamo a scoprire il nostro mondo, camminando piano con lui, vecchio e saggio, mentre camminavamo il nostro Dio inventato continuava a ripetere: "Così fu sera, e poi fu mattina"». Nel “Giardino” di Renacavata «qualcuno di noi sentiva la furia della vita, altri ne sentivano il languore, altri la tenerezza».
È inchiodato nella tradizione ebraico-cristiana, il Dio di “Fervore”. Il paradiso del convento marchigiano è una porta sulla bellezza della Creazione, preziosa in quanto promessa del mondo a venire. L'occhio del francescano non esalta la natura in sé. Il male esiste, impera al di fuori delle mura del convento, e il Dio di Soloviev e Dostoevskij non può prendere la bellezza a giustificazione della tragedia del vivere, del dolore dell'umano. La tensione mistica descritta da Tonon è inconciliabile con la spiritualità da supermercato, i corsi di automiglioramento, lo yoga da Bignami.
L'innamoramento per la vita e la Creazione del francescano è forse un balsamo, certo non un velo che si stende sulla sofferenza dell'uomo.
In questo senso “Fervore” costituisce un completamento delle precedenti opere di Tonon. “Il Nemico” (Isnb 2009, poi ripubblicato nella versione estesa "La mela nella schiena", Isbn 2013) e "La luce prima" (Isbn 2011, ora tradotto anche in francese) raccontavano l'immersione nel mondo al di fuori del "Giardino" di Recavanata, il confronto straziante con un mondo degli uomini «sotto il sole di Lucifero». Nato a Napoli nel 1970, Tonon è cresciuto a Cormons, dove fin da ragazzo ha lavorato nell'industria del Legno.
A diciannove anni è entrato nel convento francescano di Spello, rimanendovi fino al 1996, quando ha dismesso l'abito religioso. Nel 2013 ha pubblicato con 66thand2nd "I circuiti celesti", incursione dell'autore nell'amato mondo del motociclismo, dedicato a Marco Simoncelli.
"Fervore" segna il suo esordio con Mondadori. Nel cielo disperato del contemporaneo, squassato da tempeste di indifferenza e piogge acide, la voce di Tonon è un monito ribelle alla possibilità di alzare lo sguardo al vuoto e scorgere ancora tra le nubi la sagoma leviatanica del divino, «quel Dio che avevamo preso l'abitudine di inventarci».
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