Il blog di Bousso Benussi Thioune «Sono una triestina dalla pelle nera»

Da Trieste alla Francia. Bousso Benussi Thioune, giovane scrittrice e insegnante di origini senegalesi, porta con sé la sua città natale: Trieste. Durante l’infanzia si era avvicinata alla scrittura, vincendo diversi concorsi letterari. Un percorso partito da lontano, che ora è diventato un progetto più ampio, da lanciare in Rete per alimentare la discussione su tematiche di attualità. «Ho sempre letto molto. Alle elementari - racconta - mi piaceva fare i temi. La mia maestra mi ha incoraggiata da subito, come ha fatto pure mio papà. Per me la scrittura era un modo per parlare di ciò che sentivo, di ciò che sento ancora, in maniera schietta, senza censura. Nel periodo dell’adolescenza è stato uno sfogo».
Nella crisi della pubertà esce il suo primo libro “Cuori di sabbia”. «Crescendo il mio stile è cambiato. Ora guardo quel libro con tenerezza». A prendere forma attraverso le parole sono tematiche quotidiane, i problemi affrontati ogni giorno. «Inizialmente tenevo queste cose per me. Venuta in Francia ho cominciato con lo Spoken Word: una specie di slam in cui durante 5-10 minuti, su un palcoscenico, si può fare quello che si vuole. Ho iniziato a parlare di me. Mi faceva bene e faceva bene anche agli altri».
Da quel momento Bousso ha cominciato a scrivere sul suo percorso di vita, sulle difficoltà di giovane donna. «Il personale è anche un po' pubblico: ho capito che quello che vivevo non ero sola a viverlo».
Ora questa esperienza ha preso corpo in un progetto che si intitola “Mia mamma è una donna nera”. «Il razzismo, la discriminazione di genere, la questione femminista sono tematiche a cui mi interesso da diversi anni, ma non avevo mai osato affrontarle direttamente - prosegue -. Mi sono veramente resa conto del razzismo venendo in Francia, dove se ne parla di più che in Italia. Quest’anno con il movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti c’è stato un risveglio. Anche il fatto di essere diventata mamma, di far parte di una coppia mista – il mio compagno è francese, bianco, biondo con gli occhi azzurri – mi ha portata a pensare a un modo per aiutare la mia bimba a non vivere quello che ho vissuto io, a darle la possibilità di proteggersi, di difendersi, di spiegarsi e di capire. Ma ho compreso che dovevo prima risolvere le questioni irrisolte con me stessa. Ci sono ancora tante cose che non vanno e che io sto subendo senza rendermene conto».
È nata così una raccolta di scritti. «Mi sono ispirata alle scrittrici del movimento femminista come Roxane Gay, Igiaba Scego. C’è una frase di Toni Morrison che dice che se non c’è il libro che vorresti leggere, allora devi scriverlo. Così ho fatto. Sono una donna, una donna nera, una donna nata in Italia, sono quella che la gente chiama “prima generazione”, termine che detesto: lo trovo violento. È una giustificazione per non vederci italiani. Ho avuto la fortuna di aver viaggiato, di aver lavorato con Ong internazionali, aver parlato con molte persone, rendendomi conto che la mia non è un'esperienza unica: è comune ad altre donne».
Parte degli scritti di Bousso verranno pubblicati in tre diverse lingue – italiano, francese e inglese – sul blog “Mia mamma è una donna nera”, online da settembre. L'idea è quella di farci poi un libro. Ci sarà anche il podcast “Fé-migrantes: paroles des femmes féministes et migrantes”, in francese, attivato insieme all’amica Lilian Moreira Dos Santos. «Non si parlerà solo di problematiche etniche ma anche dell'essere una donna che si rivendica femminista».
Trieste però ce l'ha nel cuore: «Amo la mia città, ha un grande valore. Tutto quello che ho fatto parte da lì. C’è molta multietnicità, ma ci sono ancora gruppi che restano chiusi. Penso però che se la mia educazione fosse stata in una grande città, non sarebbe stata la stessa. A Trieste sono stata privilegiata: non ho mai vissuto un razzismo violento. Essere nata e cresciuta lì mi ha protetta e mi ha dato molte opportunità: è una città ricchissima culturalmente. Quest'estate ho cominciato a leggere i miei scritti proprio a Trieste, dove percepisco tanta volontà, soprattutto dalle generazioni più giovani, di cambiare le cose». —
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