Il campione immaginario che conquistò l’America da un paesino del Friuli

Lo scrittore Simone Marcuzzi in “Ventiquattro secondi” racconta la vita avventurosa di una star del basket

di ALESSANDRO MEZZENA LONA

Basta un capitolo, meno di dieci pagine, e sei già lì che smanetti sul computer. Per cercare su Google notizie, informazioni, dettagli che raccontino un po’ di più di Vittoriano Cicuttini. Per capire come mai ti sia sfuggita la storia di quel campione italiano entrato nel Gotha del basket mondiale: la Nba. Basta un clic, però, per rendersi conto che quel ragazzone friulano testardo e pieno di talento non è mai esistito. Vive solo dentro i sogni di carta di uno scrittore.

Non uno qualunque, ma una promessa della narrativa italiana. Simone Marcuzzi, nato a Pordenone nel 1981, si è fatto notare con un romanzo d’esordio molto bello lanciato da Mondadori nel 2010: “Vorrei star fermo mentre il mondo va”. Quattro anni dopo ha pubblicato con Fandango “Dove si va da qui”. E adesso ritorna nelle librerie con un’opera del tutto particolare. Un’autobiografia immaginaria, “Ventiquattro secondi” (pagg. 333, euro 18), pubblicata da una piccola, ma coraggiosa e apprezzata casa editrice di Roma dal nome piuttosto complicato: 66thand2nd.

Per costruire questo libro, Marcuzzi ha dovuto inventare un mondo. Non il solito microcosmo narrativo buono per tenere in piedi qualunque romanzo appena appena passabile. No, lui s’è messo proprio a creare una realtà parallela. Dove vivono veri miti dello sport, come le stelle della boxe Muhammad Ali e George Foreman, e i divi del basket Magic Johnson e Larry Bird. Ma anche personaggi immaginati. Dove il giovane Vittoriano Cicuttini gioca fianco a fianco con Dino Meneghin e Mike D’Antoni agli ordini di coach Dan Peterson, prima di varcare l’oceano e andare a conquistare gli States.

Ma il grande merito di Marcuzzi è di aver saputo calare il suo personaggio in un mondo che conosce molto bene. Quello del basket, dove ha giocato da ragazzo per qualche anno. «Mettiamo subito in chiaro che io non sono mai stato ai livelli di Vittoriano - dice subito -. Mi sono sempre barcamenato in squadre non di primissimo piano. Però ho conservato una grande passione per la pallacanestro. E poi conosco bene le regole, i giocatori, le squadre. Scrivere questo libro è stato facile, anche se non ero sicuro che una biografia immaginaria potesse conquistare in fretta un editore».

Non è nata dal nulla la storia di Vittoriano. «Mi sono documentato su tutti i giocatori italiani che, tra il finire degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 si sono affacciati alla scena della Nba. Decidendo poi, in molti casi, di restarsene in patria. La figura di Cucuttini, però, è totalmente inventata. Mi sono divertito ad arricchirla di particolari che fanno parte anche del mio mondo».

E lo scenario ideale per far muovere i primi passi a Vittoriano è quel Friuli chiuso tra la pianura e la montagna. Dove i nomi dei paesi finisconi tutti in “is”. E i padri, molto spesso, pensano che regalare una carezza ai figli sia fatica sprecata. Perché è più importante insegnare loro il rispetto per il lavoro, per le persone, per la terra e il pane che si mette in tavola ogni giorno. Cicuttini, poi, scopre molto presto che lui, una mamma non ce l’ha più. E che suo padre porta chiuso dentro di sé, come un grumo di sogni fatti a pezzi, l’illusione cullata negli anni giovanili di andare alle Olimpiadi. Per battersi con i migliori pugili del mondo indossando la maglia della nazionale italiana. Illusione sfumata davanti al solito raccomandato che gli aveva soffiato il posto in squadra.

Non servirà provare a plagiare Vittoriano. Portandolo in palestra, instradandolo nel mondo della boxe. Costringendolo a guardare in tv “The rumble in the jungle”. Ovvero, il leggendario scontro tra titani di Kinshasa del 1974. Dove Muhammad Ali strappò, contro tutti i pronostici, la corona di campione del mondo dei massimi a George Foreman. Perché quel lungagnone di Cicuttini, che un tumore benigno al cervello fa crescere a dismisura, scoprirà ben presto il fascino della pallacanestro. Bruciando in fretta le tappe che portano verso l’olimpo di chi sa centrare con una palla il cerchio stretto del canestro.

La grande forza del romanzo di Marcuzzi sta nella capacità di non compiacersi della storia di un grande campione. Ma di tessere attorno a lui una trama complessa. Che lo spingerà a chinare la testa proprio quando il massimo successo sembra a portata di mano. Che lo costringerà a capire quanto male fa perdere una persona amata. Perché la vita vale molto, molto più della più importante partita di basket.

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