Il misterioso intreccio tra la storia dei Bassani e il destino di Blasco

di FULVIO VALORI
L'11 marzo 2008, a Gambassi Terme - non lontano da Firenze - nasce Blasco: è un cão de água, un cane portoghese dalla zazzera nera e dal culotto bianco e nero. Nell'ottobre del 1943, a Gambassi (non ancora Terme) una famiglia di ebrei si rifugia e scampa quasi interamente ai forni crematori nazisti. La vita dei Bassani è difficile, ci sono pericoli e minacce, ma anche brava e buona gente: veri Giusti. Da questa connessione misteriosa ma fattuale nasce "È solo un cane (dicono)", il libro di Marina Morpurgo (Astoria Edizioni, 12 Euro), che sarà presentato da Valerio Fiandra domani pomeriggio alle 18, alla Libreria Minerva in via San Nicolò 20 di Trieste, collegata via skype con l'autrice. Il libro intreccia, infatti, la storia della famiglia Bassani Morpurgo alla Storia d'Italia, alla Storia degli Ebrei e a quella di Blasco. Molte belle foto d'archivio restituiscono, inoltre, il clima e la vita quotidiana di quegli anni estremi, fatti di paure e di speranze.
Tutto comincia quando Blasco, poco più di un anno fa, si ammala molto gravemente. «È un cane, certo - scrive Morpurgo -; è solo un cane - le dicono tutti e cerca di convincersi anche lei. Ma è il mio cane», sbotta infine, e cerca di spiegare con parole oneste ma severe la relazione del tutto speciale che chiunque di noi abbia avuto la compagnia di un animale conosce molto bene.
E così, per raccontare la storia della malattia, Marina Morpurgo - giornalista, traduttrice (sue, fra le altre, le versioni italiane di Israel J Singer e di sua sorella Esther Ktreitman Singer, oltre che della serie di Agatha Raisin), e autrice di libri che spaziano dalla letteratura per ragazzi ai testi di impegno civile - racconta la storia degli ultimi 13 mesi della vita di Blasco, nato a Gambassi Terme, nello stesso luogo dove nel 1943 è sopravvissuta Cecilia, la figlia minore dei Bassani, quella che più avanti sposerà più avanti un Morpurgo, ed era la madre dell'autrice.
Anche se manca il lieto fine, in questa storia vera che sembra una favola - dove la vita e la morte si prendono a schiaffi e carezze -, l'umorismo e la commozione vanno a braccetto, nella miglior tradizione della letteratura ebraica della diaspora; già, perché - al racconto appassionato della storia della sua famiglia e delle cure cui è sottoposto Blasco - fa da controcanto la voce del cane stesso, che è un burlone sapiente.
È lui il Padrone di Marina (lui però la chiama alternativamente “Pupa” o “la mia infermiera”), e le sue disavventure - fra farmaciste troppo deboli di cuore e occhiuti passanti, infermiere innamorate e oncologi da telefilm americano - sono appassionanti e vitali, vere lezioni di buon comportamento per noi umani che quando ci ammaliamo...
Leggere questo libro, che piacerà anche ai più piccoli, è curativo, è istruttivo: dispensa allegria, fornisce informazioni storiche e fa pensare.
Nella notte fra il 15 e il 16 ottobre, Blasco - che è sopravvissuto oltre ogni limite previsto alla sua malattia letale - non ce l'ha fatta più. Ma la sua vita continuerà fra le pagine di "È solo un cane (dicono)", ogni volta che qualcuno le leggerà.
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