Il Sarajevo Film Festival premia con il “Cuore” la regista Ena Sendijarevic

sarajevo. Un festival, nato mentre sulla città cadevano bombe e granate, che conquista l’Europa, battendo tutti i record. È il Sarajevo Film Festival (Sff), ormai il più importante evento del genere nei Balcani, che ha chiuso la sua venticinquesima edizione toccando quota centomila. È il numero degli spettatori che, dal 16 agosto a ieri, hanno partecipato nella capitale bosniaca alle proiezioni di pellicole in gara e agli altri eventi collegati alla grande manifestazione cinematografica, organizzata sotto il patrocinio dell’Unesco. E «il prossimo anno supereremo quella cifra», ha promesso Mirsad Purivatra, anima del festival lanciato alla fine dell’assedio, nel 1995, anche come atto di resistenza culturale e per «ricostruire la società civile» locale e poi diventato, col passare degli anni, appuntamento-chiave per l’industria dei film dell’Europa sudorientale. Festival che, quest’anno, ha conferito il premio più importante nella categoria lungometraggi – il “Cuore di Sarajevo” – a “Take Me Somewhere Nice”, film drammatico della regista bosniaco-olandese Ena Sendijarevic, mentre a essere incoronato come miglior regista è stato il turco Emin Alper, per “Three sisters”. Sendijarevic era stata selezionata come promettente talento proprio festival sarajevese, cinque anni fa. A trionfare nella categoria documentari è stato invece l’azero Hilal Badarov. Festival che, per il suo giubileo, è stato onorato con un “red carpet” speciale, che ha richiamato le geometrie di un tipico tappeto tradizionale sarajevese. Sarajevo che, per il suo festival, è stata anche onorata dalla presenza di grandi stelle del cinema internazionale, da Tim Roth ad Alejandro Gonzalez Inarritu, arrivando a Pawel Pawlikowski.
ST.G.
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