In “Vergogna” di Coetze il preconcetto diviene sentenza

Marianna Maiorino, nata a Pordenone, ha pubblicato diversi racconti e alcuni saggi tra cui l’ultimo, “Il canto dell’arcobaleno: la sinestesia” (Edizioni Gilgamesh, 2019). Si tratta di un’opera che per la prima volta mette a confronto una figura retorica, la sinestesia appunto, con la scienza. L’autrice osserva come da poco la neurologia abbia scoperto che la sinestesia è un vero fenomeno neurologico: ci sono cioè persone che effettivamente vedono i suoni e ascoltano i colori. L’analisi si chiede se le figure retoriche inventate dai poeti possano essere suggerite proprio da un particolare funzionamento del loro cervello, facendo leva sul fatto che la scienza ha confermato che la maggior parte dei sinestetici sono artisti. Il suo consiglio: «Il libro che suggerisco è “Vergogna” di J.M. Coetze. La storia narrata è quella di Davide Lurie insegnante alla Cape Town University, “52enne, divorziato, padrone della sua vita” sino a che non inizia una relazione con una studentessa che, dopo un po’, lo denuncerà per molestie sessuali. “Vergogna” è una storia di violenza, a partire da quella che, forse, è tale solo nel desiderio altrui di avere un colpevole da giustiziare e che si intreccia con una giustizia kafkiana governata, in un caso, dal preconcetto dei più che diventa sentenza, sino alla violenza che si consuma nei confini della periferia estrema, non solo geograficamente, e verso la quale forse non esiste nemmeno giustizia. Trova voce poi anche la violenza verso gli animali che in questo racconto vogliono dimostrare l’esistenza di una giustizia naturale, superiore, che gli uomini hanno perso così come la loro purezza. Pagina dopo pagina questo libro svela la fragilità ma anche la brutalità dell’essere umano elementi che insieme indicano i punti in cui sta cedendo la cultura occidentale. “Vergogna” è un libro potente, scritto in maniera scarna, essenziale ma nelle sue 229 pagine ogni parola esprime tutto il suo potere. C’è un’unica avvertenza da fare: è uno di quei rari libri capace di trasformare il lettore, quando lo finirete sarete diversi, è il pericolo insito nella grande letteratura».

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