Gli intellettuali in fuga dal fascismo: il portale che ricostruisce una diaspora dimenticata

Oltre 400 profili censiti su intellettualinfuga.com: artisti, studiosi e professionisti costretti all’esilio dal Ventennio

Livio Persic

A dispetto del suo proclamato patriottismo, il Ventennio fascista fu segnato da una vera e propria emorragia di patrimonio intellettuale italiano, che fu sparso in giro per il mondo a causa delle angherie inflitte dal regime a tanti artisti, studiosi, professionisti in tutto il Paese.

«Al momento abbiamo aggiunto ai nostri elenchi i profili di oltre 400 persone. Non sono gli unici di cui sappiamo, e i numeri sono destinati a crescere. A volte si ha la sensazione di star lavorando sulla punta dell’iceberg». La storica e già docente dell’università di Firenze Patrizia Guarnieri descrive così l’indefesso lavoro che sta dietro a intellettualinfuga.com, il portale internet su cui la ricercatrice e i suoi assistenti stanno raccogliendo ormai da anni le biografie degli intellettuali che durante il Ventennio dovettero lasciare il Paese, a causa di persecuzioni politiche o razziali. Il portale è stato presentato nelle settimane scorse in un incontro al Circolo della stampa di Trieste, città che interseca tante traiettorie esistenziali di questi esuli.

È il caso, ad esempio, di Alice Schwarzkopf Pincherle (1900-1973): nata a Fiume da una famiglia ebraica all’alba del secolo, si trasferisce giovanissima a Trieste con i genitori. Qui, nella “città musicalissima” come la si chiamava allora, frequenta il Conservatorio Tartini. Durante la Grande guerra Alice e la famiglia sono costretti a lasciare la città, a causa delle simpatie irredentiste che li mettono in cattiva luce presso le autorità austriache. È in questo periodo che si diploma in direzione d’orchestra al Musikverein di Graz. Nel 1920 sposa il fidanzato Mario Bassi Janovitz, che morirà pochi anni dopo a causa delle conseguenze di una ferita di guerra. Alice prosegue comunque la sua formazione musicale e, dopo il secondo matrimonio con Giuseppe “Pino” Pincherle, lavora come insegnante, conferenziera e critico musicale.

Le leggi razziali del 1938 interrompono tutto. Nel novembre di quell’anno il Circolo della Stampa triestino annota le dimissioni dei propri soci ebrei, mentre il “Popolo di Trieste” scrive senza mezze parole: «I Giudei eliminati dal Circolo della Stampa». Nel 1939 la famiglia riesce a ottenere un visto per il Brasile. Alice rimarrà a San Paolo fino alla morte, nel 1973, dedicandosi all’insegnamento e alla direzione artistica. Sua figlia diventerà una celebre attrice brasiliana con il nome di Nydia Licia.

Ma “intellettuali” non significa soltanto artisti. C’è, ad esempio, il professor Amedeo Hertzlika (1872-1949), triestino e ordinario di fisiologia umana all’Università di Torino. Studioso dei processi respiratori in condizioni estreme, fu consulente del ministero dell’Aeronautica e inviato nel 1927 in Sud America per una missione scientifica. Tutti i meriti accumulati non bastarono: nel 1938 fu espulso dall’università per ragioni razziali. Tornò a Buenos Aires come esule e rientrò in Italia solo nel 1946, ormai anziano, per riprendere simbolicamente la sua cattedra.

Si potrebbe continuare a lungo: dall’ingegnere goriziano Roberto Bolaffio, fuggito già nel 1923 e affermatosi a New York, a Giuseppe Joseph Gentili di San Daniele, geografo espulso dall’università per il suo rifiuto di partecipare alla campagna coloniale in Africa orientale e poi emigrato in Australia, dove svolse una intensa attività di ricerca.

«Le fonti italiane non parlano di molte di queste figure – spiega Guarnieri – concentrandosi soprattutto sull’accademia». Andando a incrociare le fonti dei Paesi che accolsero questi esuli, il lavoro del portale ha riportato alla luce centinaia di storie dimenticate, spesso rimaste confinate alle memorie familiari. Un lavoro ancora in corso, e che – come ammettono le stesse curatrici – è soltanto all’inizio.

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