John Armstrong: a Trieste mi sento davvero a casa Voglio vivere qui con voi

di Elisabetta d’Erme
Il filosofo e storico dell'arte John Armstrong si è innamorato di Trieste, tanto da eleggerla a sua patria "alternativa".
Nato a Glasgow nel 1966, dopo gli studi a Oxford e a Londra, nel 2001 si è trasferito in Australia e vive a Hobart, in Tasmania. È autore di "The intimate philosophy of art" (2000), "Conditions of love: the philosophy of intimacy" (2002), "In search of civilisation: remaking a tarnished idea" (2009), "Life lessons from Nietzsche" (2013).
La chiave del suo successo risiede in un linguaggio elegante ed estremamente chiaro, anche quando affronta i temi più impervi. In Italia è edito da Guanda, che ha pubblicato "Il potere segreto della bellezza. Una guida al Bello di ogni epoca" (2007), "Come essere felici in un mondo imperfetto: la vita e l'amore secondo Goethe" (2011) libro di cui si consiglia vivamente la lettura, "I soldi non sono un problema" (2013) e “L’arte come terapia" scritto assieme al filosofo svizzero Alain de Botton.
John Armstrong è professore onorario di Filosofia all'Università di Melbourne e lavora con de Botton al progetto The School of Life che offre anche consulenza filosofica a grandi imprese per il miglioramento dei rapporti interni ed esterni nelle realtà lavorative.
Per Armstrong il bello, sia esso un quadro, una scultura o un palazzo, va inteso anche e soprattutto come la proiezione di un'aspirazione alla felicità. Per lo studioso questi valori di "civilizzazione" possono trovare applicazione pratica nella vita moderna, nelle realtà produttive e inter-relazionali.
Cos'ha tutto ciò a che fare con Trieste? Perché questa città ha così profondamente affascinato questo esteta, tanto da eleggerla a luogo in cui vorrebbe trasferirsi per sempre? Queste e altre curiosità abbiamo cercato di soddisfare durante una chiacchierata con John Armstrong.
Lei ha vissuto un periodo della sua vita a Roma, nella casa dove a fine '700 abitò J.W. Goethe. Oltre all'amore per le cose belle, quali altri insegnamenti ha appreso da questo autore?
«Quando a arrivò a Weimar, Goethe conobbe Charlotte von Stein, che ebbe su di lui un grosso ascendente. Quando volle definire cosa ammirava di più di lei, scrisse che "Vedeva il mondo per quello che era, ma con gli occhi dell'amore". Un'interessante combinazione: da una parte il realismo dall'altra il piacere, il calore, l'attrazione per il mondo. Goethe, parlando di una terza persona esprimeva il proprio ideale: come accettare il mondo con tutti i suoi limiti ed esserne al tempo stesso entusiasta. Un'altra lezione ci viene dalla sua carriera. Dopo essere diventato famoso a vent'anni con la pubblicazione del "Werther" accettò noiosissimi incarichi amministrativi a Weimar. Voleva dimostrare a se stesso che anche il lavoro più banale poteva renderlo una persona migliore. E infine era interessato nel proprio sviluppo umano e intellettuale, sempre curioso di scoprire cosa sarebbe diventato in futuro. Non era nostalgico, ma aperto ai cambiamenti».
Come e quando ha scoperto Trieste? Cosa la rende così attraente ai suoi occhi?
«Sono arrivato per la prima volta a Trieste per caso, lo scorso febbraio e da allora sono tornato più volte, appena mi era possibile. All'epoca non sapevo molto della città, ma mi piaceva il nome e volevo sperimentare qualcosa di diverso. Quando arrivai rimasi molto colpito dalla qualità della città. Certo non ci sono capolavori palladiani, né una cattedrale gotica, ma la maggior parte degli edifici sono buoni esempi di un bellissimo stile classico, che io apprezzo molto. Quello che m'interessa è una qualità "diffusa", non la presenza di un singolo capolavoro tra il degrado totale. Desidero vivere in un luogo in cui la qualità "media" della vita sia decisamente buona, e questo luogo l'ho trovato a Trieste. Vorrei che ciò si riflettesse nella mia vita, perché a un’unica memorabile giornata all'anno, preferisco che tutti i giorni siano degni d'essere vissuti. Trieste mi trasmette l'immagine d'una buona società, dov'è normale che le strade abbiano carattere e che siano eleganti. A Trieste si ha la sensazione che le persone siano serenamente occupate nelle loro attività quotidiane. Questo mi piace e mi fa sentire "a casa". Provo le stesse sensazioni che provò Goethe quando arrivò in Italia e scoprì di essere nato nel luogo sbagliato. Infine trovo Trieste un luogo molto congeniale per concentrarmi, al punto tale che quando torno in Australia tendo a lasciare inevaso parte del mio lavoro perché so che lo completerò "meglio" a Trieste».
Se l'Arte è terapia... quanto è potente questa medicina e come dev'essere somministrata?
«L'arte non è una cura miracolosa... ma l'aiuto che può dare è graduale e continuativo. È come parlare spesso con un buon amico, pronto a darti nel tempo il supporto di cui hai bisogno. La chiesa cattolica aveva compreso come questa "terapia" dovesse essere usata regolarmente, perché riteneva che ogni giorno si presenta un problema e che l'osservazione d'una immagine sacra può aiutare a risolverlo. La mia idea di arte come terapia è quindi d'una esperienza quotidiana che si può tradurre nel guardare una cartolina, un'opera d'arte usata come "screen saver", un'illustrazione in un libro, ovvero un quotidiano sottoporre all'Arte le nostre questioni, i nostri problemi».
Si possono spiegare in modo facile argomenti filosofici difficili? Ci può parlare della sua collaborazione col filosofo Alain de Botton e del progetto "La Scuola della Vita"?
«Penso sia necessario almeno provarci. È orribile pensare che una serie di argomenti complicati siano compresi solo da un ristretto numero di accademici e che quindi non possano rientrare a far parte di un più generale e diffuso sapere. Viceversa bisogna far sì che l'essenza più profonda di certi temi complessi arrivi alle nostre menti. Ho lavorato con Alain de Botton per molti anni e lui è stato un vero pioniere di questa idea. "La Scuola della Vita" si è sviluppata attorno all'ambizione di poter spiegare ogni cosa importante e di utilizzare le grandi idee filosofiche dove più necessario. Pensiamo ad esempio che sapere qualcosa della Rivoluzione Francese, piuttosto che a uno studente prima dell'esame, sia più necessario a un manager di una compagnia aerea, o a una mamma trarre beneficio da alcune idee di Aristotele. Lavoriamo molto con imprese, ma non disdegniamo strumenti come YouTube, dove proponiamo pillole filosofiche in due minuti, con l'ausilio dell'animazione. Tutto per rendere le idee più accessibili possibile».
Vivere felici è compatibile con la crisi?
«Sì, perché la capacità degli esseri umani di vivere una "buona vita" è molto forte, e questo a dispetto di tutte le nostre insicurezze, crucci e problemi».
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