La Biennale Architettura immagina come vivremo tutti insieme dopo il Covid

il progetto
Come potremo vivere insieme nel futuro? Mai come ora, con una pandemia che ci grava ancora pesantemente addosso e che ha travolto ogni certezza ed ogni equilibrio, una domanda come questa ci fa tremare i polsi e al contempo ci costringe ad interrogarci in profondità sul nostro destino nel prossimo futuro e sul destino delle città, degli spazi, delle distanze e delle connessioni tra esseri umani.
E proprio “How will we live together?” è il profetico titolo dato alla Biennale Architettura di Venezia dal suo curatore, l’architetto libanese Hashim Sarkis, ancora nel 2019. Costretta a slittare di un anno proprio a causa della pandemia - per di più in pieno cambio della guardia nella presidenza (all’inossidabile Paolo Baratta è infatti subentrato Roberto Cicutto) - la 17° Edizione della Biennale Architettura con il suo inquietante interrogativo si appresta finalmente a decollare.
La mostra aprirà i battenti il 22 maggio prossimo e si concluderà a fine novembre, Covid permettendo. Organizzata in cinque scale tematiche, che vanno a declinare il concetto di spazio a partire dai diversi esseri viventi fino all’unicità del pianeta passando per i raggruppamenti abitativi, le comunità emergenti e l’attraversamento dei confini, la Biennale Architettura in quest’anno di sosta-covid in realtà è stata oggetto di una grande espansione progettuale che amplierà il programma lungo sette dimensioni. «Voglio che sia chiaro – ha sottolineato Sarkis - che questa Biennale si allontana dal concetto tradizionale di apertura, gestione della mostra e chiusura. Ci saranno degli eventi tematici che si espanderanno su media diversi, dalle pubblicazioni scritte, ai film, agli incontri in rete. E poi ci saranno attività e mostre collettive che gireranno il mondo anche dopo che la Biennale sarà finita». Tra le novità 2021 la collaborazione con la Biennale Danza e la creazione di frammenti coreografici legati alle grandi installazioni e al tema della mostra. Se le misure di sicurezza anti-covid saranno seguite scrupolosamente, come ha sottolineato il presidente Cicutto, tutta la Biennale Architettura è stata pensata in chiave di grande apertura, dialogo e scambio collettivo sia nei padiglioni delle 63 partecipazioni nazionali, che all’Arsenale dove si articoleranno i 112 progetti partecipanti provenienti da 46 diversi paesi.
Grande protagonista di questa edizione la rete, dove si svilupperanno eventi ed incontri interattivi su scala globale e social. Oltre al catalogo tradizionale due nuove pubblicazioni con studi di ricercatori e docenti universitari di tutto il mondo, ma anche un film per raccontare il tema della kermesse attraverso la voce di intellettuali e artisti. Si confermano poi i Meetings on Architecture, gli incontri con architetti e studiosi dei vari paesi per dialogare con il pubblico sulle nuove sfide che il cambiamento climatico in primis pone all'architettura. Tra le novità lanciate da Sarkis anche una sorta di “dietro le quinte” degli allestimenti che potrebbe diventare una modalità permanente della Biennale.
Il Leone d’oro speciale alla memoria sarà attribuito a Lina Bo Bardi come simbolo dello spirito della kermesse: «Questa grande figura di progettista – ha ricordato il curatore - incarna la tenacia dell’architetto in tempi difficili, siano essi caratterizzati da guerre, conflitti politici o immigrazione e la sua capacità di conservare creatività, generosità e ottimismo in ogni circostanza». Oltre a numerosi progetti speciali, partecipazioni fuori concorso ed eventi su temi collaterali, come gli sport olimpici, la sostenibilità, l’unicità di Venezia e le tecniche di ricostruzione, si conferma anche quest’anno la collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra con il progetto al Padiglione delle Arti Applicate dedicato al tema delle moschee. Grande attesa poi per il Padiglione Italia curato da Alessandro Melis e per i progetti che presenterà il padiglione cinese. —
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