La “Gente” di Bortolossi si incontra a Portopiccolo tra pop e graphic novel

la recensione
Le sue opere sono piene di colori, persone, movimento, musica. L’occhio dello spettatore viene sollecitato da più punti di vista e da diversi livelli interpretativi, spaziali, temporali. Un mondo caotico, caleidoscopico, visionario e insieme assurdamente realistico è quello di Walter Bortolossi, artista udinese che ormai da anni mantiene fede ad un linguaggio tutto suo, facendo della pittura una propria originale costruzione di ascendenza pop, un po’ futurista e molto graphic novel, avvalendosi del disegno come della fotografia, della tecnologia informatica e soprattutto di un sapere di gusto enciclopedico.
Alcuni dei suoi lavori sono attualmente esposti negli spazi dell’Art Gallery di Portopiccolo, a Sistiana, nella mostra visitabile fino all’1 agosto, intitolata “Gente – People” .
È infatti la gente, tanta, tantissima gente, protagonista dei suoi quadri che mettono insieme e in relazione personaggi ed eventi della storia più o meno recente, pensieri filosofici, scientifici, religiosi, questioni sociali, suggestioni musicali sospese tra Europa e America, con agganci transnazionali che riguardano l’intero nostro globo terrestre.
Nato in Svizzera, a Basilea, da genitori italiani, Bortolossi ha studiato a Venezia, prima al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti. Da diversi anni vive e lavora a Udine, dove insegna al Liceo artistico Sello. In particolare dagli anni Novanta a oggi, moltissime sono le mostre personali e collettive a cui ha partecipato potendo esporre le sue opere in Italia, Germania, Inghilterra e negli Stati Uniti.
“All That Happened Had to Happen” era il titolo della personale tenutasi proprio negli Stati Uniti, nel Museo dalla Louisiana State University, nel 2011, ed è pure il titolo di uno dei dipinti in mostra a Portopiccolo: “tutto quello che è successo doveva succedere”. A leggerlo, scritto al centro del quadro, sembrerebbe che l’artista intenda sostenere una visione deterministica della storia ma andando a vedere proprio “la gente” che popola i vari scomparti dell’opera, esprimendo in vari modi e in vari momenti la sua protesta, la sua voglia di giustizia e di libertà volte a costruire qualcosa di positivo, viene a crearsi un cortocircuito di significati e di intenzioni. I diversi avvenimenti politici e sociali a cui fanno riferimento i vari gruppi di figure restituiscono centralità e importanza proprio alla gente, alla presa di posizione da parte di uomini e donne, al di là di ogni teoria proposta a priori.
In “Immanuel Kant incontra Mark Zuckerberg” si assiste all’incontro del tutto improbabile tra il filosofo tedesco, in redingote, in bianco e nero, e il fondatore di Facebook, in felpa blu e jeans azzurri. Che si trovino lì per discutere della conoscenza o dell’esperienza non appare ben chiaro anche perché, ancora una volta, altre persone gravitano intorno a loro; immagini sdoppiate, architetture fluide richiamano alla mente la “società liquida” teorizzata dal sociologo polacco Zygmunt Bauman, con il mondo economico e finanziario che domina la scena (come si può vedere nella parte alta del dipinto) con il suo andamento altrettanto fluttuante, oscillante, incerto nel determinare nuovi valori.
Le conseguenze della globalizzazione sulla vita delle persone ritorna in “Subcultures” dove, su una folla testimone anche di modi e mondi alternativi, aleggiano le scritte dei brand più famosi a livello internazionale.
E tra citazioni leonardesche e citazioni musicali, la logica della contrapposizione sembra essere allora il principale filo conduttore delle rappresentazioni di Bortolossi che, proponendo storie e dialettiche differenti, pare spronato non tanto da un’aspirazione verso un’unità o un’impossibile sintesi, quanto piuttosto dall’insopprimibile desiderio di dar voce alla straordinaria vitalità dell’intera umanità. —
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