La prima del Verdi stasera con "I Puritani". Al via la stagione lirica

TRIESTE «Da ragazzina cantavo spesso in chiesa con amici musicisti in occasione di matrimoni e altre cerimonie. In una giornata particolarmente faticosa non ci impegnammo troppo nell’esibizione e alla fine il parroco ci rimproverò dicendo che bisogna cantare ogni volta come fosse l’ultima perché per le persone che ci ascoltano si tratta di un momento unico e non ci sarà per loro un’altra occasione. Non ho mai dimenticato le sue parole». Così la cantante Elena Moşuc, protagonista de “I Puritani”, che debutta oggi alle 20.30 al Verdi di Trieste, ricorda un episodio precedente all’avvio di una brillante carriera che l’ha portata a calcare palcoscenici prestigiosi, a lavorare con registi e cantanti celebri (da Bob Wilson a Placido Domingo). Ha cantato anche in Bohème con Katia Ricciarelli che ora, in tandem con Davide Garattini firma l’allestimento di questa nuova produzione in apertura di stagione.
Da oggi al 24 novembre il dramma storico e sentimentale di ambientazione inglese andrà in scena a Trieste con doppio cast: accanto all’affermata cantate l’amatissimo Antonino Siragusa, inoltre Mario Cassi, Alexey Birkus, Albane Carrère, Andrea Binetti, Giuliano Pelizon (l’alternanza nei ruoli principali è con Ruth Iniesta, Shalva Mukeria, Stephen Gaertner e Abramo Rosalen).
Lavorare con una cantante alla regia, che oltretutto conosce il ruolo per esperienza personale, crea una particolare intesa, come racconta la Moşuc: «È interessante lavorare con un regista cantante, perché conosce le nostre necessità ed evita di creare situazioni rischiose. Anche se dopo una lunga esperienza nel teatro di Zurigo, sono abituata ad affrontare situazioni complesse».
Per esempio?
«Proprio nei Puritani ho interpretato in passato Elvira danzando sulle punte e mi sono abituata alla necessità di azione in scena. Qui si tratta invece di una regia dove non occorre muoversi in continuazione e la Ricciarelli mi ha ricordato di non temere di affidarsi alla musica e che non occorre accada in continuazione qualcosa ».
Elvira ha crisi intermittenti di pazzia e lei si è diplomata proprio con una tesi sulla pazzia nell’opera del primo Ottocento. Come definirebbe il tema della follia nei Puritani?
«Le ricerche per questa tesi mi sono state molto utili e mi hanno aiutato in seguito a sviluppare diversi ruoli. La pazzia di Elvira non si sviluppa progressivamente e coerentemente come in Lucia di Lammermoor di Donizetti. Crede di essere tradita da Arturo, è molto giovane e instabile, per questo la sua pazzia appare così assurda. Anche la musica di Bellini è fatta di estremi, con momenti magnifici di acrobazie vocali, e poi melancolico, raffinato lirismo».
Dopo Virginia Zeani oltre sessant'anni fa, lei sarà la seconda cantante rumena a interpretare il ruolo di Elvira al Verdi. Cosa le piace dei suoi virtuosistici personaggi?
«I cambiamenti di stati d’animo. Serve a creare personaggi sfaccettati. In questo stadio della mia voce mi trovo a mio agio nelle regine donizettiane. La Callas diceva che chi può cantare belcanto, può cantare tutto. Beh, magari Wagner no...».
(Per ragioni tecniche quest’anno “Il Piccolo” non sarà distribuito al termine dello spettacolo) —
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