La tappa triestina di Giovanni Truppi tra goulasch, musica e inventori

Federica Gregori



«Alle prove mi accorgo che il palco del teatro è in pendenza e mi sembra di suonare sul ponte di una nave ma sono tutti gentili e mi dicono che anche Vinicio Capossela ha suonato in queste condizioni, quindi non faccio storie. Il pubblico del concerto è caloroso e, quando vado via, il responsabile del teatro si complimenta per la quantità di ragazzi giovani tra il pubblico». Quella serata di settembre 2020 al Teatro Miela, dove si è esibito in un momento particolarmente duro per la musica dal vivo, non è il solo piacevole ricordo che serba di Trieste. Nel suo libro "L’avventura" edito da La nave di Teseo (pagine 228, euro 17) Giovanni Truppi esce momentaneamente dai panni del cantautore che conosciamo, così amato nel circuito indipendente, per indossare quelli inediti di viaggiatore e scrittore. Un progetto che gli frullava in testa da quando ha ricevuto in regalo "La lunga strada di sabbia" di Pasolini: un camper al posto della Millecento del poeta, il pianoforte smontabile caricato su, e via, l'artista napoletano è partito insieme a due collaboratori per un paio di date finalmente live, grazie all’allentamento, lo scorso luglio, delle restrizioni dopo la prima ondata di pandemia.

Un mese abbondante in cui i tre hanno percorso la costa italiana da Ventimiglia «di cui conosco l’esistenza fin da piccolo perché è la patria del Corsaro Nero», specifica ironico l'autore, fino a Trieste, cui è dedicata una manciata di pagine. Ben saldi nella mente due propositi: evitare le vie di grossa percorrenza e tenere il più possibile il mare a vista. Un confine di partenza, quello con la Francia, uno di arrivo, quello con la Slovenia, in mezzo una linea di costa che più diversa e eterogenea non si può, ora scoscesa e morfologicamente arzigogolata ora piatta e lineare, fino al nostro territorio, «curva geografica che rende il nostro mare una faccenda più orientale». «Ho cercato di fare una cosa - scrive - in cui difficilmente riesco in condizioni normali, e cioè immergermi nei posti e nei momenti in cui mi trovavo, e osservarli». Lungo la strada ha visitato amici, familiari e fatto incontri di ogni tipo. "L’avventura" è il racconto di quel viaggio, di quei paesaggi e di quell'umanità varia che gli sta così a cuore nelle canzoni. Degli incontri triestini ne riporta uno, quello con Fabrizio, il promoter del concerto al Miela «che una volta ha organizzato un concerto dei Nirvana qui vicino, appena prima che diventassero famosissimi, con la guerra in Jugoslavia che imperversava a pochi chilometri di distanza». Conoscenza all'inizio non entusiasmante che riserverà invece piacevoli sorprese, discorrendo «della convivenza tra italiani e sloveni, delle foibe, di libri. In un misto di entusiasmo per l’esotico, ignoranza e stanchezza, ordino del gulasch aspettandomi canederli».

«Sento parlare in italiano più di quanto pensassi: niente triestino - sottolinea - niente friulano, nessuna delle molte lingue che da secoli si incrociano in questa città». Città in cui Truppi si perde volentieri, visitando S. Maria Maggiore, San Silvestro o osservando i «grandi palazzi del Borgo Teresiano e quelli del Borgo Giuseppino che ricordano le città imperiali europee come Madrid o Parigi». È colpito dalla sorpresa che gli riserva Piazza Unità, al di là dei gruppi festosi di sposi appena usciti dal «sontuoso» Palazzo del Municipio, con la Maker Faire: incuriosito, il cantautore dedica molto spazio agli espositori–inventori, in primis il Mittelab di Trieste, osservando i visitatori e appuntando notazioni sull’atmosfera generale. Notazioni sempre veloci e asciutte come la sua prosa ma c'è in lui un'osservazione non banale, che va al di là della facciata: piccoli tocchi, pennellate lievi che restituiscono un sapore, un clima, non così lontane dai versi delle sue canzoni. —



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