LaFil con Marco Seco a San Giusto un’orchestra fuori dagli schemi

Patrizia Ferialdi



Una concezione nuova di orchestra, non convenzionale, in cui generazioni diverse di artisti si incontrano e si riconoscono in un progetto di diffusione della musica, una compagine di giovani talenti in ascesa e musicisti affermati provenienti dalle compagini più prestigiose che incrociano le loro competenze per ottenere risultati di altissimo livello artistico e umano, in un costante scambio di suggestioni e influenze. Questa è LaFil di Milano che, su invito della Società dei Concerti, approda domani sera al Castello di San Giusto nell’ambito del programma di Trieste Estate (inizio del concerto alle 21, biglietteria Ticket Point in Corso Italia 6, online Ticket Point o www.societadeiconcerti.it. In caso di maltempo il concerto si terrà al Rossetti). In programma l’ouverture “Le Ebridi” di Mendelssohn e la Sinfonia n.6 “Pastorale” di Beethoven.

Sul podio il co-fondatore della LaFil Marco Seco, giovane direttore italo-argentino già acclamato in sale prestigiose come quella del Gewandhaus di Lipsia e dell’Opera di Copenaghen e ora invitato a dirigere in importanti stagioni europee e americane. «Questa è la seconda tappa del tour che abbiamo iniziato ieri a Milano e arriviamo a Trieste con grandissimo piacere – dice il maestro – perché è una bella occasione che ci consente di iniziare a collaborare con la Società dei Concerti. E poi riprendere finalmente l’attività è davvero importante, sia per i ragazzi che suonano e a cui noi vogliamo consentire di fare un percorso molto professionalizzante per aiutarli nella loro carriera sia per continuare con la nostra missione di portare la musica all’interno della società attraverso percorsi mirati che coinvolgano le persone in modo sistematico e continuativo e non solo nello spazio temporale di un unico evento».

A questo proposito LaFil ha delle linee guida precise…

«Oltre a lavorare sistematicamente per creare una solida base di diversi repertori anche con l’apporto di vari direttori e oltre alla modalità della residenza artistica che ci consente di stare in un luogo per diversi giorni con un percorso musicale pensato per coinvolgere a 360° il pubblico, in generale l’approccio che vogliamo è di rendere normale quello che oggi sembra un po’ di settore. Ciò che conta è quello che ti può dare l’esecutore, che sia in modalità classica, rock pop o folk, bisogna lasciarsi coinvolgere dall’interpretazione, senza preconcetti e senza cadere nel tranello della classificazione».

Maestro Seco quando ha iniziato con la musica?

«Ricordo che alla prima lezione di pianoforte, intorno ai 7 anni, il maestro mi mise davanti allo strumento e attivò il metronomo, dicendomi che entro un’ora avrei dovuto suonare a orecchio l’inno nazionale. Eravamo in estate, faceva molto caldo e ho avuto un momento di panico ma da allora non ho più smesso. Poi a 15 anni un altro insegnante mi disse che avrei dovuto imparare a fare il musicista e così ho iniziato a studiare anche composizione, che ho finito in Italia, e dopo mi è venuto spontaneo passare alla direzione, in un percorso abbastanza lungo ma naturale».

Quale repertorio predilige?

«In questo momento amo molto lavorare sul repertorio romantico del primo Ottocento, mentre sul fronte dell’opera sono sicuramente un grandissimo amante di Verdi. Sebbene Puccini sia stato un amore al primo ascolto, quando devo fare il direttore adoro Verdi perché dà delle soddisfazioni teatrali drammaturgiche che non hanno paragoni, l’equilibrio verdiano tra musica e teatro trovo che sia inarrivabile»

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