Lunga vita, danze e battaglie della bella Joséphine Baker “Scandalosamente felice”

Gaia de Beaumont pubblica per Marsilio una biografia sulla ballerina la cui figura è ormai entrata nel mito. E Macron la vuole tra i grandi di Francia
Marta Herzbruch



È il 2 ottobre del 1925 quando, alle Folies Bergère, va in scena la prima della “Revue nègre”. Il locale è affollato dal pubblico delle grandi occasioni. Il sipario s'apre sullo sfondo di una giungla: una giovane donna indigena si dondola appesa a una liana. Scrive Gaia de Beaumont: “Salta a terra e si immobilizza. Guarda di scatto a destra e a sinistra. Rivolta verso il pubblico, infila i pollici nelle orecchie, incrocia gli occhi rotondi e fa una smorfia beffarda. È quasi nuda. Il torso è coperto solo da lunghe collane di perle. Due enormi anelli d'oro alle orecchie. I capelli cortissimi. Ai piedi sandali leggeri. In vita, una cintura di banane rivolte all'insù”.

È il clamoroso debutto parigino della giovanissima Joséphine Baker, appena arrivata dall'America, e la biografa romana Gaia de Beaumont ne ricostruisce la stupefacente vita in “Scandalosamente felice” appena uscito per Marsilio (pp. 192, euro 16). Joséphine Baker fu infatti non solo una ballerina meticcia di straordinaria bellezza e agilità che conquistò le scene durante i fulgenti anni '20, ma anche una partigiana nel movimento di resistenza al nazifascismo. Paladina della libertà militò poi negli anni '60 nel movimento dei diritti civili dei neri d'America a sostegno di Martin Luther King. La storia di questa donna dal carattere impossibile, cocciuta e insopportabile, si legge come se fosse un romanzo. L'autrice la descrive ventenne con “la pelle scura più bella che sia mai stata vista”. E sottolinea: “Non è solo il fatto che sia tanto luminosa a fare impressione, è che quella sua consistenza realmente viva le dà la morbidezza elastica di una buccia matura; ancora più affascinante è il modo istintivo, fulmineo, grintoso, esplosivo, ironico in cui balla”.

Josèphine sprizzava vitalità da ogni poro, ma per lei arrivare al successo non era stato facile, come non lo fu neanche restare sulla cresta dell'onda, fino all'ultima apparizione sul palcoscenico, la sera prima di morire a Parigi nell'aprile del 1975.

Freda Joséphine, nata McDonald a Saint Louis nel 1906, era di origine creola afroamericana e amerinda degli Appalachi e proveniva da una famiglia poverissima. Abbandonata dal padre venne cresciuta in condizioni di estremo disagio da una madre che la odiava. La sua grande passione per la danza le salvò la vita, le diede la forza per imporsi nel mondo dello show business e le permise di conquistare - con il suo corpo color cioccolato al latte - ogni uomo bianco di cui s'invaghiva, da Georges Simenon a Jo Bouillon. Visse circondata da animali di ogni specie in ville e castelli kitschissimi. Nel '37 ottenne la nazionalità francese. Il ruolo da lei ricoperto nel corso della Seconda guerra mondiale nel controspionaggio della 'Francia Libera' fu a tal punto cruciale che al termine del conflitto, raggiunto il grado di capitano, venne decorata con la Legion d'onore da Charles De Gaulle. Negli anni '50 adottò dodici bambini poveri o malati provenienti da ogni parte del mondo, e usò in seguito la sua grande popolarità nella lotta contro il razzismo. Il prossimo 30 novembre il corpo di Josèphine Baker verrà traslato per volontà del presidente francese Macron dal cimitero del Principato di Monaco al Pantheon di Parigi, dove sarà la prima donna nera a riposare tra i grandi di Francia.

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