L’uomo più felice del mondo apre il Trieste Film Festival, la rassegna che racconta l’Est Europa

Edizione numero 34 per il primo e principale appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro orientale 
Federica Gregori

TRIESTE Si apre stasera, sabato 21 gennaio, alle 20 al Teatro Miela, con l'ultimo, intrigante film della regista macedone Téona Strugar Mitevska, "The Happiest Man in the World" .

A chiudere, invece, sabato prossimo, sempre alle 20 al Politeama Rossetti dopo i premi, sarà il film omaggio a una figura che ha portato alto il nome di Trieste: "Souvenir d’Italie" è il ritratto del grande Lelio Luttazzi, dedicato «all’eleganza, all'innovazione e al suo genio artistico, che vuol essere occasione per più i giovani d'innamorarsi del personaggio e delle sue canzoni».

In mezzo otto giorni densi di una programmazione fatta non solo di grande cinema ma ricchissima di eventi collaterali, tra cui una nuova collaborazione con il Museo Brovedani, due mostre fotografiche alle gallerie Cavò e DoubleRoom, presentazioni di libri, brunch tematici, l'Archivio Storico di Generali che aprirà le porte di Palazzo Berlam, un'accattivante passeggiata cinematografica sulle spie nei film e due party, a iniziare da quello inaugurale, stasera dalle 21, che vedrà sul palco di Hangar Teatri i “Porto morto”, eclettico collettivo croato a cavallo tra musica e performance artistica.

Focus
Dalla rivolta del Maidan alla guerra, al Trieste Film Festival le coraggiose registe dell’Ucraina

L'appuntamento, dal 21 al 28 gennaio, è con il 34° Trieste Film Festival, il primo e principale appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro orientale che, nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, continua a proporre film «audaci, diversi, spesso fuori dagli schemi, a volte imperfetti ma pieni di vitalità e coraggio», come li presenta la direttrice Nicoletta Romeo. Un cinema «in costante dialogo con la realtà, capace di analizzarla e trasfigurarla, rendendola universale. Il nostro tentativo è offrire una mappatura il più possibile esaustiva di una produzione davvero multiforme: film d’amore e di guerra, commedie e thriller, documentari militanti e film-saggio». Centoventi opere da oltre quaranta Paesi che si snoderanno tra i già citati Miela, soprattutto nei primi giorni, Rossetti e Cinema Ambasciatori.

Impossibile riassumere quelle che compongono i tre concorsi: lunghi, corti o documentari che siano, riserveranno temi importanti, attualissimi, talvolta irriverenti o provocatori, comunque graffianti. Anteprime italiane, europee e internazionali delle più stimolanti, dalle adolescenti viennesi che cantano e twerkano in hijab diventando famose di "Sun", migliore opera prima a Berlino cui fa il paio il parallelo sogno di musica e libertà di "Metronom", ambientato nella Bucarest del 1972, migliore regia a Cannes 2022. Ritorna a Trieste, dopo il premiato "Corn Island", il georgiano George Ovashvili per un più classico on the road a due, "Beautiful Helen". Tra i "vicini di casa", in gara lo sloveno "Wake Me" di Marko Šantić, scritto con Goran Vojnović: la perdita di memoria che colpisce il giovane Rok, interpretato da un sempre convincente Jure Henigman, è metafora del revisionismo di un’intera società, in un film sul complesso rapporto tra sloveni e immigrati da altre aree dell'ex Jugoslavia. Una guerra invisibile è quella che si combatte poi nel croato "Safe Place" di Juraj Lerotić, pluripremiato a Locarno: una storia autobiografica, con l’autore/regista che interpreta se stesso. Non basta: sei le proposte fuori competizione, tra cui produzioni di casa nostra come "Gigi la legge" di Alessandro Comodin e "La lunga corsa" di Andrea Magnani.

L'attenzione alle cineaste è sempre stata forte al Trieste Film Festival ma quest'anno si fa di più: su 11 titoli della selezione documentari, ben nove sono firmati da giovani autrici. Opere dove a tener banco è spesso la memoria e le ceneri dell'ex Jugoslavia, o l'attualità del confitto ucraino, o modalità particolari di visione: la serba Mila Turajlić, ad esempio, è presente con un dittico, "Scenes from the Labudović Reels", metà in concorso metà fuori competizione, per un'originale incursione nei preziosi materiali d’archivio del massimo operatore di cinegiornali jugoslavi sotto Tito. Talmente opulento, il programma documentari, da presentare altre sei opere extra gara: dal miglior doc agli EFA, gli Oscar europei, "Mariupolis 2" del lituano Mantas Kvedaravičius, ucciso nel Donbass dov’era tornato per reincontrare le persone raccontate nel “capitolo 1” all'anteprima assoluta, domani alle 16. 30 al Miela, di "Trieste è bella di notte", con gli autori Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Andrea Segre a presentare il film. Organizzata in tre compilation, infine, la selezione cortometraggi presenterà 17 titoli e un autore triestino in gara giovedì alle 16 al Rossetti, Leo Černic con l'animazione già molto premiata di "Pentola", cui si affiancheranno fuori concorso altre proposte, tra cui il nuovo lavoro di Radu Jude "The Potemkinists".

Non mancherà, a Trieste, un amico del festival come il maestro polacco Krzysztof Zanussi, che nel pomeriggio di mercoledì 25 al Rossetti presenterà il suo ultimo film "The Perfect Number" mentre in serata riceverà l’Eastern Star Award, il riconoscimento nato per segnalare personalità che con la loro carriera hanno saputo gettare un ponte tra Est e Ovest.

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