Materialismo e relatività in “Sull’eguaglianza di tutte le cose” del fisico Carlo Rovelli

Adelphi pubblica l’ultimo libro del fisico veronese, un punto nave su cos’è la realtà fra filosofia e ultima frontiera della ricerca

Giovanni Tomasin
La rappresentazione di una collisione fra buchi neri (foto Agf)
La rappresentazione di una collisione fra buchi neri (foto Agf)

Non è facile eppure è necessario metter testa all’eguaglianza di tutte le cose. L’ultimo libro che il fisico Carlo Rovelli ha pubblicato per Adelphi, intitolato appunto “Sull’eguaglianza di tutte le cose” (2025, pp. 214, euro 15), si compone di una serie di testi tratti dalle lezioni che Rovelli ha tenuto al dipartimento di filosofia dell’Università di Princeton nel novembre e nel dicembre del 2024.

Il volume è il capitolo più recente del lungo lavoro di divulgazione letteraria che il fisico veronese conduce ormai da anni. Si inserisce però anche in una peculiare stagione di dialogo tra fisica e filosofia, nel contesto della quale Rovelli presenta qui una sintesi complessiva delle posizioni della sua scuola.

Nel suo interrogare la realtà, il libro richiede al lettore di deporre la lente dell’odierno materialismo ingenuo, ovvero l’idea che alla base di tutte le cose vi sia infine una sostanza, un qualche tipo di cosa a fare da fondamento ultimo, dalle cui iterazioni nel vuoto secondo le leggi della fisica si srotolerebbe come un tappeto la realtà così come la conosciamo. Insomma quel che implicitamente s’intende quando si dice che esiste soltanto la realtà materiale. Il libro suggerisce piuttosto che al piano infinitesimale della materia non rimangano più cose, ma sole relazioni.

Invano la fisica insegue da un secolo l’unificazione delle due grandi teorie novecentesche, la meccanica quantistica e la relatività einsteiniana. La quantum gravity di Rovelli taglia il nodo di Gordio leggendo assieme i risultati dei due sistemi, i quali costituiscono delle efficaci descrizioni dei fenomeni ma sono in contraddizione tra loro, partendo da questa apertura per chiedersi cosa sia la realtà.

Si pongono così le basi per un materialismo che diremmo radicale. Fin dai suoi inizi la fisica quantistica ha implicazioni strane, quantomeno per il comune cittadino, come particelle che diventano onde oppure si trovano in due luoghi differenti a seconda di come si effettua la misurazione. Nel tempo questo ha portato molti, anche tra i fisici, a interrogarsi su un presunto statuto speciale dell’osservatore cosciente, la cui mera presenza influenzerebbe l’andamento di fenomeni infinitesimali. Il libro argomenta piuttosto che non è necessario ricorrere a un qualche effetto specifico della coscienza nel momento in cui entra in relazione con i bruti fenomeni fisici della materia, perché relazionale alla radice è la natura stessa di quei fenomeni.

Oggi quindi dire che esiste soltanto la realtà materiale, c’è soltanto quello che c’è, significherebbe dire che esistono soltanto tutte le relazioni necessarie perché ci sia quello che c’è. In questo materialismo non c’è margine per la metafisica, l’idea di esistenza di principi a priori della fisica, poiché tutto può essere tradotto nel linguaggio della fisica. Semplicemente il più delle volte non è necessario, ad esempio quando ci confrontiamo su dove andare a pranzo.

Rovelli porta l’esempio di una bottiglia di plastica piena d’acqua. Senz’altro essa può essere descritta in termini fisici, ma ciò nulla ci dice delle infinite implicazioni che essa ha, ad esempio il suo esser frutto del nostro sistema sociale di produzione, gli innumerevoli passaggi di luogo che ha attraversato nei gangli del sistema logistico per arrivarci in mano e via dicendo. Si potrebbe andare avanti all’infinito perché infinito è l’intreccio di relazioni su cui la realtà si tiene assieme. Il linguaggio non fa altro che inseguire questo incommensurabile cercando di abbracciarlo in cerchi di volta in volta più ampi o più stretti. La fisica in questa visione è un discorso che descrive in modo molto puntuale una realtà che ad esso non è riducibile (a meno che non si preferisca elencare una sfilza di atomi piuttosto che dire «bottiglia d’acqua»).

Finito il libro il lettore, che Rovelli congeda come un laico Adamo in un mondo nuovo, può faticare a reprimere qualche inquietudine. Perché è vero, come ripete l’autore, che entro certi limiti ogni discorso ha una sua validità, come la fisica aristotelica è una descrizione efficace del mondo a cui Aristotele aveva accesso. Al contempo siamo nella storia e oggi molte discipline sociali che si vogliono scientifiche - e in base a cui si amministrano le nostre esistenze - fondano i propri assunti su generalizzazioni del vecchio materialismo, quando va bene d’impianto ottocentesco, di cui si diceva in apertura. Si pensi allo stato odierno della disciplina economica. Vecchi discorsi che, nello svolgersi delle relazioni nel tempo, hanno finito per determinare il modo in cui funziona la “realtà”, sarebbe meglio dire la società in cui viviamo.

Nuovi paradigmi baluginano all’orizzonte. In assenza di ogni forma di metafisica, privi di un fondamento ultimo della materia, si apre di fronte a noi la via per ripensare l’incommensurabile indeterminato della relazione. Non c’è da disperare. Dalla sua alba il secolo passato ci ha dato delle coordinate per navigare in questo nuovo mare, non solo nella fisica, ma nell’antropologia, la storia, la filosofia, la letteratura. Come un animale che sentisse la burrasca arrivare. —

 

 

Poscritto bibliografico

Il lettore che si interessi degli argomenti trattati in “Sull’eguaglianza di tutte le cose” non mancherà di trovare pubblicazioni in italiano di tema affine, oltre ovviamente alle altre opere di Rovelli. Lo testimonia, ad esempio, il densissimo lavoro divulgativo di un altro fisico teorico, Guido Tonelli, di cui Feltrinelli ha pubblicato di recente “L’eleganza del vuoto” (2025, 192 pp., 17.10 euro). Sul fronte dei filosofi, riflette su questi temi ormai da tempo il filosofo sloveno Slavoj Žižek, che in uno degli eventi di chiusura della Capitale della Cultura ha presentato a Nova Gorica la sua “Quantum History”. Guardando a testi meno recenti, ma utili a raccapezzarsi in un simile dibattito, va segnalato il saggio “Dal mondo chiuso all'universo infinito” di Alexandre Koyré (Mimesis, 2025, 220 pp., 20 euro), uno sguardo d’assieme sulle rivoluzioni del pensiero che dagli inizi della modernità portano al presente.

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