Memorie da un Paese che non c’è più nelle pagine dolenti di Dunja Badnjević

la recensione
È permeato di nostalgia questo libro di Dunja Badnjević intitolato “Come le rane nell’acqua bollente” (Edizioni Bordeaux, pagg. 160, euro 14). Nostalgia per un Paese che non c’è più, la Jugoslavia, ma anche per un Paese che c’è ancora, sulla carta geografica, l’Italia, che però è enormemente cambiato: ha perduto ideologie e idealismi e ha accumulato paura e rancore. “I partiti sono degenerati e questa è l’origine dei malanni d’Italia”: questa frase che si attaglia perfettamente alla situazione attuale l’aveva pronunciata Enrico Berlinguer in un’intervista che gli fece Eugenio Scalfari mezzo secolo fa.
E proprio con il funerale di Berlinguer, “l’uomo scritto in lettere maiuscole” scrive l’autrice citando Platone, comincia questo libro che racconta in parallelo la vita in un Paese socialista diverso dagli altri e l’attività in un partito comunista occidentale diverso dagli altri. Una diversità che proprio i rappresentanti jugoslavi alle esequie di Berlinguer rilevano: “I comunisti italiani non hanno il potere ma hanno il popolo. Noi invece abbiamo il potere ma abbiamo perso da tempo il popolo”.
Il capitolo successivo è dedicato a un altro funerale, avvenuto quattro anni prima, nel 1980, quello di Tito, in cui “fu come se l’intera Jugoslavia si fosse bloccata di colpo”, con scene di strazio al passaggio del “treno azzurro” che portava la salma da Lubiana, dov’era deceduto, a Belgrado dove si svolsero i funerali solenni quali parteciparono 209 delegazioni di 127 Paesi, tra le quali 38 capo di Stato, 5 principi, 7 presidenti delle Repubbliche, e via di seguito, elencati dalla Badnjević, a dimostrazione della fama e del carisma riconosciuto al vecchio leader. Eppure lei è figlia di un dissidente, di un uomo che ha conosciuto il Goli Otok per la sua fede in una società equalitaria. Un aristocratico croato-musulmano che aveva sposato la causa comunista e combattuto nella guerra di liberazione. Entrato nella carriera diplomatica, tanto che lei passa l’infanzia in Egitto dove lui era ambasciatore, non vuole privilegi e finisce in rotta col regime. La famiglia si sfascia e lei e il fratello vengono tirati su dalla madre, serba, ex partigiana e dirigente comunista pure lei, e dai nonni. La sua adolescenza e giovinezza si sviluppano in una Belgrado povera ma dove non si avvertivano le differenze etniche, dove si andava a teatro e al cinema, si leggeva tanto, si ascoltava musica e dove approdavano personaggi come Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald, nel’59, Jean Paul Sartre nel’60 e poi Ray Charles, Juliette Greco e attori come Richard Burton, Elizabeth Taylor, Orsn Welles, Sophia Loren: “Allora – nota l’autrice – facevamo parte del mondo molto più di oggi”.
In seguito l’amore la porta in Italia, dove impara ben presto la lingua e l’impegno politico nel Partito comunista, che diventa la sua “famiglia”, lavorando agli Editori Riuniti, con Lucio Lombardo Radice, prima come traduttrice e poi come redattrice. Viene così a conoscere i big del partito come Berlinguer che lei vede da vicino perché spesso fa l’interprete ai frequenti incontri con i compagni jugoslavi. Sono “anni felici” per la Badnjević in cui condivide l’entusiamo dell’impegno politico e la speranza di un cambiamento, ma la morte di Berlinguer costituirà “la fine del partito comunista italiano come è stato in Italia con tutta la sua straordinaria originalità”, come rileva la figlia del leader Bianca. Quando gli Editori Riuniti chiudono l’autrice si “ricicla” e comincia a scrivere il suo primo libro sull’Isola Nuda e adesso questo romanzo-diario a volte struggente per chi è della sua generazione, di qua come al di là del confine. C’è anche un angolo per Trieste nel libro: la città vetrina del capitalismo e del mercato per gli jugoslavi, che però lei vuole conoscere e “sfogliare come un libro”. Sulle rive di Trieste guardando la costa istriana si rende conto che quello non è più il suo Paese, è “altro” e capisce il dolore degli esuli istriani, fiumani e dalmati anch’essi rimasti senza il loro Paese. —
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