Micheluzzi l’architetto fumettista che disegnò guerre e antieroi

Sul Piccololibri l’artista di Umago, cui è dedicata la mostra al Museo di via Torino E il basso Dario Merlak, che rinunciò al Verdi per il cognome
Arianna Boria



Attilio Micheluzzi, architetto di formazione, maestro del fumetto per passione. Alle sue tavole e ai suoi personaggi in chiaroscuro è dedicato il paginone centrale del Piccololibri, in edicola domani con il nostro quotidiano, all’interno dell’inserto di critica letteraria Tuttolibri. Fino al 7 novembre il Museo della civiltà istriana di via Torino, rende omaggio a Micheluzzi con una mostra curata da Roberto Curci e Piero Delbello, che ricostruiscono a tutto tondo l’arte e la vita singolare di questo disegnatore nato nel 1930 a Umago, l’inventore del fosco, egocentrico, intrallazzatore giornalista Marcel Labrume, vero antagonista dell’affascinante e romantico Corto Maltese. Nel ’71, proprio quando esce sul Corriere dei Piccoli la prima puntata di “Una ballata del mare salato”, protagonista l’eroe di Hugo Pratt, Attilio Micheluzzi è a Napoli, rientrato dalla Libia - dove aveva lavorato a lungo e con successo come architetto per re Idris - all’avvento di Gheddafi, che mette fine alla sua promettente carriera. A Napoli, Micheluzzi decide di cambiare vita e comincia a disegnare, gettandosi nelle grandi vicende della storia e costruendo personaggi affascinanti, in chiaroscuro, che sembrano arrivare da quella Mitteleuropa del primo Novecento che l’ha sempre sedotto.

La copertina del Piccololibri ricorda la figura del cantante lirico triestino Danilo Merlak, servolano, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Falegname, deportato in Germania per due anni, rientrò a Trieste sotto il Governo Militare Alleato e trovò lavoro, come basso, nel coro del Teatro Verdi. Debuttò da solista l’1 febbraio 1947, nel ruolo del Commendatore nel Don Giovanni di Mozart, ma il teatro gli impose di cambiare cognome e di assumere quello di Doria. L’artista non accettò e, da allora, la sua brillante carriera si svolse tutta oltreconfine, a Spalato, a Maribor (pendolare su Trieste, dove aveva lasciato la famiglia), infine all’Opera di Lubiana, dove rimase fino al pensionamento.

La “cartolina” a Trieste spedita dal paese dove vive, il Portogallo, è firmata questa settimana dalla pittrice Manuela Sedmach, che ha appena inaugurato una sua mostra alla galleria Kubik di Porto. Da alcuni anni Sedmach ha scelto di trasferirsi a Braga, pur mantenendo un contatto con Trieste. In Portogallo dice di aver scoperto «un ritmo diverso della quotidianità, molto produttivo ma molto meno stressante», e parchi, anche nelle grandi città, «che regalano una sensazione di tranquillità e di silenzio». Prima della casa, ha trovato lo studio per dipingere, lo spazio a misura della sua arte e dei suoi progetti.

Restiamo in campo artistico con un altro dei ritratti del Piccololibri di domani, dedicato alla cantante Angelica Zacchigna, nata a Trieste, ma trasferitasi da bambina a Daila, un paese vicino a Cittanova d’Istria. Studentessa del bienno di specializzazione in Canto Jazz al Conservatorio Tartini, Angelica ha indossato nel 2016 la fascia di Miss Croazia e, a Washington, ha partecipato alle finali di Miss Mondo. Ma l’ambiente delle reginette di bellezza non l’ha catturata e, dopo l’anno d’obbligo a tagliare nastri e fare ospitate, è tornata alla sua passione autentica, la musica, coronata dalla collaborazione con la 1000 Streets big band.

Per la pagina sugli scrittori stranieri che hanno soggiornato a Trieste, restituendola nelle loro pagine, l’inserto propone Franz Grillparzer, poeta e drammaturgo austriaco (1791-1872), che approdò in città nel 1819, in un momento tragico della sua vita, come tappa di un viaggio in Italia. Sul mare e il golfo scrisse splendide pagine nei “Reisetagebücher”, mentre non apprezzò il servizio di vaporetto per Venezia, istituito nello stesso anno. Lo scrittore si imbarcò sul trabaccolo, ma tra alterne bonacce e venti contrari, raggiunse la laguna in due giorni. —

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