Mille Occhi, Möller e Sangiorgio due direttori per l’edizione 2022

Inedita versione primaverile dal 22 al 26 marzo al Miela e al Cinema Ariston con doppia guida artistica. «Continuiamo la storia di ricerca del festival»
Federica Gregori



Due nuovi direttori artistici, nuove date e una programmazione che lo raddoppierà in ben due edizioni distinte in un anno. Sarà un 2022 all'insegna dell'eccezionalità per i Mille Occhi, il festival internazionale del cinema e delle arti organizzato dall'Associazione Anno uno che per la prima volta nella sua storia ventennale si mostrerà in un'insolita edizione primaverile dal 22 al 26 marzo al Teatro Miela e al Cinema Ariston sotto una doppia guida artistica mai sperimentata sinora.

Chi meglio di Sergio Grmek Germani, mente e anima dei Mille Occhi, per raccontare il cambio di passo? «Il festival, nato nel 2002 - spiega - è riuscito ad andare avanti per 19 edizioni mantenendo sempre una linea di ricerca e sperimentale coinvolgendo adesioni sempre più ampie, oltre che a livello locale, anche nazionale e internazionale. Ci è sembrato che per la 20° edizione, quella 2021 che per ragioni d'impegni del Teatro Miela si è dovuta spostare a marzo 2022, non andasse fatta un'edizione di pura conferma ma che la sperimentalità dovesse puntare a creare una nuova direzione artistica, sottolineando il maggior coinvolgimento di tutte quelle persone che in questi anni sono state fondamentali per la ricerca e la costruzione del programma. M'incuriosisce, perché sono due figure diverse rispetto alla storia dei Mille Occhi».

Chi sono i neo-direttori? Olaf Möller, di Colonia, saggista, critico, docente all'università di Helsinki e programmer di festival prestigiosi (Rotterdam, la Viennale, Amburgo), è dalla terza edizione uno dei collaboratori fondamentali del festival triestino; lo ha seguito da lontano, dimostrando una curiosità da sempre molto forte Giulio Sangiorgio, lecchese, giornalista, direttore del principale settimanale di spettacolo in Italia, Film Tv, oltre che programmatore, tra gli altri, per Filmmaker di Milano e La Milanesiana.

«Sono contento di intraprendere questa avventura - dice Sangiorgio - in un festival d'eccellenza internazionale, con un presidente come Sergio Germani, che per me è un maestro, e accanto a uno dei migliori programmatori del mondo, Olaf Möller. L'obiettivo di Olaf e mio è quello di continuare l'importante storia di ricerca del festival, dandogli stabilità, aprendolo al presente e a un legame ancora maggiore col territorio. Sono sicuro che riusciremo ad instaurare un ottimo rapporto con l'attività culturale e le istituzioni triestine e regionali. Stiamo lavorando a un programma capace non solo di offrire visioni inedite sulla storia del cinema, ma anche di proporre inediti tout court di autori importanti, a cui riusciremo finalmente dare visibilità».

«Raramente dico qualcosa prima di intraprendere un viaggio come questo – gli fa eco il neo-condirettore Möller -. Non mi piace fare dichiarazioni sulle intenzioni né amo parlare di visioni o cose del genere, perché credo nel motto delle suffragette "fatti non parole". Inoltre: anche se sono il capitano della mia anima, per invocare il poema "Invictus", non mi sento padrone del mio destino quando si tratta di organizzare un festival cinematografico. Sono solo una persona tra tante, forse per la mia posizione più visibile di altre, ma non necessariamente più importante o intrisa di poteri decisivi maggiori di altre. Posso fare cose sensate solo quando gli altri credono in Giulio e in me, quindi qualunque sarà il festival, sarà grazie a ciò che tutti portano in tavola, me compreso».

«L'unica cosa che mi permetto di dire - conclude Möller - e spero che Giulio sia d'accordo con me, è che non sento il bisogno di cambiare il festival in quanto tale: mi piace la mentalità creata dai nostri predecessori. Quel che sento il bisogno di fare è di renderlo meno labirintico nelle sue idee e nel modo in cui vengono sviluppate durante il festival: un po' meno introverso e più estroverso». —

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