Finanza, stadi e social media, “Il Neocalcio” racconta il business ha ucciso lo sport più amato
Bruno Bartolozzi ed Enrico Currò analizzano la trasformazione dello sport più amato, diventato un prodotto aziendale per le nuove generazioni.

Il calcio è morto e quello che vediamo oggi è un’altra cosa. Per Bruno Bartolozzi ed Enrico Currò è “Il Neocalcio” (Rogas, 190 pagg., 17,70 euro) e i suoi ingredienti sono finanza, social, big data e analytics.
Zero passione e più profitto. Forse piacerà ai Millennials della Z Generation che sono abituati a guardarlo sullo smartphone con un occhio distratto mentre scommettono su quanti calci d’angolo si batteranno nel primo quarto d’ora o quante ammonizioni prenderà la squadra X.
L’ultimo chiodo sulla bara di uno sport amato (ancora per quanto?) da miliardi di persone glielo ha messo il presidente della Fifa Infantino (svizzero di origine italiana, una via di mezzo tra un Richelieu 3.0 e un oligarca russo) poche settimane fa, quando ha proposto di privatizzare i mondiali. Lo scopo? Fare soldi per fare soldi per fare soldi, come scriveva Giorgio Bocca nel suo famoso reportage da Vigevano nel 1962.
Bocca descriveva la società del boom e del profitto, quello del Neocalcio è un mondo dove a fare boom è stato il pallone. A furia di prenderlo a calci, ma non sul prato verde, lo hanno sfondato come quei palloni di stracci di una volta che piacevano tanto a Pasolini quando giocava coi ragazzi di vita nelle periferie romane. Foto in bianco e nero, Pasolini in giacca e cravatta, un mondo preistorico e verace. Tutto distrutto.

Col Neocalcio sbiadiscono i ricordi del mondo di ieri: Italia Germania 4-3, Pertini che gioca a scopa con Bearzot, la voce di Pizzul, il teatrino di Novantesimo minuto. I responsabili del delitto sono almeno tre. L’affarismo finanziario, gli stadi, i social. Come nell’Assassinio sull’Orient Express ciascuno di loro si è passato il coltello per affondarlo nel cuore del pallone.
L’analisi dei due autori - Currò storica firma di Repubblica, Bartolozzi, dopo essere passato per vari giornali e un’esperienza come direttore della comunicazione all’Inter, ha fondato il sito calciomercato.com - è interessante e mai banale. Anzi, a volte rischia di essere troppo originale, quando convoca nel discorso filosofi come Nietzsche, Benjamin, Foucault.
Torniamo ai congiurati. Intanto lo sbarco della finanza nel mondo del pallone tramite i fondi di investimento. Una matrioska di società fatte apposta per nascondere chi mette davvero i soldi. Sempre che qualcuno li metta.
La Triestina ne sa qualcosa. Finita nelle mani di un fondo Usa, la società alabardata è stata più in tribunale che sui campi di calcio. I fondi, spiegano Currò e Bartolozzi, usano il calcio europeo per ottenere valore grazie al rimbalzo dei social. Andiamo avanti.
Gli stadi, è qui che si gioca la vera partita. Attenzione, non negli stadi. No, quelli vanno abbattuti e rifatti, oppure ristrutturati. Il giro d’affari è da capogiro. Il Comune di Milano ha venduto San Siro e le aree circostanti a Milan e Inter per 197 milioni di euro. Chi pensasse che sia stato un grosso introito per il Comune, però sbaglierebbe: fanno 703 euro al metro quadro, una casa nei rioni triestini di Valmaura o Borgo San Sergio costa il doppio.
Di stadio nuovo si parla da anni anche a Roma e pure il Rocco, fuori scala per l’attuale Triestina ma con tante potenzialità commerciali, è considerato un asset appetibile per ogni proprietà che arriva. Buttare giù i vecchi monumenti carichi di ricordi («non c’è niente di meno vuoto di uno stadio vuoto», scriveva l’argentino Eduardo Galeano) per farne di nuovi aperti tutta la settimana, con centri commerciali, ristoranti, alberghi e uffici: è questa la nuova frontiera di fronte alla quale nemmeno gli inglesi, di solito tradizionalisti, si sono fermati, al punto che hanno abbattuto e rifatto Wembley senza farsi troppi scrupoli.
Infine le reti sociali, spazi dove i calciatori-aziende vengono consacrati dai clic e non dai trofei vinti. L’unico scopo del calcio business, la mercantilizzazione dei prodotti, ha privato il calcio della sua aura divina. Il dio pallone è rotolato sulla terra e si è fatto uomo, ma si è incarnato in Mackie Messer.
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