Quando gli investigatori fanno coppia perché in due si vince meglio il crimine

In due si indaga meglio. Molte sono le coppie di celebri investigatori in cui uno è “la mente”, colui che sbroglia la matassa con un ragionamento da giocatore di scacchi oppure con una intuizione da filosofo orientale, e l’altro è la “spalla”, che ascolta le riflessioni della “mente” e a volte svolge qualche indagine per conto di questi. Prendiamo l’ispettore Morse e il sergente Lewis, usciti dalla fertile e felice penna di Colin Dexter, una penna che purtroppo ha smesso si scrivere per sempre due anni fa. I lettori italiani di Dexter, che fu insegnante universitario di greco e appassionato di enigmistica, possono tuffarsi nel tredicesimo libro che vede Morse protagonista, “Il giorno del rimorso” (Sellerio, pagg.510, Euro 15,00) e riprendere con gioia, come una vecchia abitudine, a seguire le indagini della coppia di poliziotti inglesi. Morse sbevazzone, solitario, un po’tirchio, alle prese con gli acciacchi dell’età e del colesterolo, ma genialoide; Lewis affidabile, sposato, irreprensibile, spesso costretto a subire le vessazioni di Morse, che però gli è affezionato. Il tutto in inserito una cornice molto british, da giallo classico alla Agatha Christie. Questa volta l’omicidio che dà avvio al tutto riguarda una infermiera ritrovata cadavere, nuda e con le manette ai polsi, nella sua abitazione nei dintorni di Oxford. Un caso che è stato apparentemente risolto ma che ora, in seguito ad alcune telefonate anonime, la polizia intende riaprire.

Se Morse e Lewis stanno insieme da molti anni, una coppia di investigatori quasi novelli è quella composta dal commissario Grauner e dall’ispettore Saltapepe. Il primo, altoatesino, silenzioso, legato alla tradizione e desideroso di unire alla poco attiva vita nella polizia la grande passione per il maso di famiglia, di cui cura con grande dedizione la stalla, e l’ispettore Saltapepe, un napoletano arrivato in Alto Adige rimpiangendo la macchinetta napoletana e gli spaghetti, che mangia controvoglia i canederli e si chiede continuamente quale disgrazia possa averlo portato sulle cime innevate lontano dal mare e dalla gente che tanto ama. I siparietti tra i due protagonisti che non potrebbero essere più diversi condiscono il “Il silenzio dei larici”(Corbaccio, pagg. 352, Euro 19,50), secondo libro del bolzanino Lenz Koppelstatter, con il giusto tocco di sapore. Come nel precedente “Omicidio sul ghiacciaio”, in cui la vicenda finiva col coinvolgere nientemeno che Otzi, la mummia del Similaun, qui sono i famosissimi larici millenari, un monumento naturale della regione, a far da corona alla storia dell’omicidio di una ragazza per la quale c’è un reo confesso, un architetto, ma tutti sono convinti si sia adossato la colpa per coprire il figlio.

Sasza Zaluska e Robert “Duch” Duchnowski sono invece una doppia coppia. Lei profiler, ora battitore libero ma in passato agente della polizia di Danzica, lui commissario capo, investigano assieme e condividono una relazione amorosa. Ma è tutt’altro che un giallo rosa, quello nato dalla fantasia di Katarzyna Bonda, l’autrice più venduta in Polonia e già definita la risposta polacca a Jo Nesbo. Vodka - anche se adesso Sasza sembra avere messo alle spalle il suo passato da alcolista - e adrenalina sono gli ingredienti di un cocktail che viene dal vento della costa del mar Baltico. “Ognuno è carnefice”(Piemme, pagg. 548, Euro 19,50) è il romanzo più turbolento, folle e polifonico che Bonda ammette di aver scritto. Ambientato a Lodz dove il ghetto, il nucleo operaio e la caduta sociale di una intera classe sociale impoverita nutrono il sostrato della città che si riaffaccia quando un piromane comincia a dare fuoco a interi caseggiati.

La soluzione del mistero arriva da lontano, e il colpevole, scopriranno Sasza a Duch, non può essere mai uno solo perché le città, e Lodz lo è in modo particolare, sono composte da persone molto diverse tra loro in cui ognuna ha in qualche modo una parte di responsabilità.

Una coppia non di detective ma di autori è quella formata dalla sorelle milanesi Elena e Michela Martignoni, che con lo pseudonimo di Emilio Martini hanno scritto diversi gialli con protagonista il commissario Bertè. In “Ciak si gira” (Corbaccio, pagg. 240, Euro 14.90) Bertè indaga sulla morte di una donna, regista e sceneggiatrice, decapitata con un colpo di katana. Produttori, attori e situazioni piccanti sono lo scenario in cui si muove il commissario col codino. —

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