Rino Alessi scrive a Pontremoli lettere clandestine dal fronte

Oggi con Il Piccolo la corrispondenza del giornalista col direttore del “Secolo” Dopo Caporetto: «Siamo zingari, mi mandi qualche lira, non abbiamo niente»
Rino Alessi
Rino Alessi



Partivano e arrivavano sul fronte della Grande guerra. Nelle trincee si scriveva moltissimo, ci si teneva legati a casa con un filo di inchiostro, anche se la maggior parte dei soldati era mezzo analfabeta e doveva sudare per comporre qualche riga. Ma c’era anche chi la penna la sapeva usare, come Rino Alessi, giornalista in un quotidiano di Bologna e di lì a qualche anno direttore, e poi proprietario, del ‘Piccolo’.

Il romagnolo Alessi, classe 1885, compagno di scuola di Mussolini, in guerra c’era arrivato da volontario, ma non aveva rinunciato del tutto al suo mestiere e aveva spedito alcuni articoli al giornale. L’ufficio stampa del comando supremo li aveva notati e apprezzati, perché erano scritti senza la retorica di cui era infarcita la maggior parte delle corrispondenze di guerra e aveva proposto ad Alessi di diventare corrispondente.

Si trovò così a essere, come si direbbe oggi, un giornalista embedded, al seguito degli gli alti comandi dell’esercito che suggerivano quello che si doveva e non si doveva dire. Perché, come diceva Churchill, «in tempo di guerra la verità è così preziosa che bisogna proteggerla con una cortina di bugie».

Ma Alessi aveva bisogno di potersi esprimere più liberamente, di confidare quello che non avrebbe mai potuto scrivere in un articolo, come la pratica delle decimazioni o lo scoramento dei soldati. Quella libertà la trovò nella corrispondenza privata con il direttore del suo giornale, il ‘Secolo’. Sapendo che non sarebbe stato controllato dell’occhio della censura, poteva permettersi di allentare l’autocontrollo e di inviare a Giuseppe Pontremoli, tra il 1916 e il 1918, le lettere confidenziali raccolte nel libro ‘Dall’Isonzo al Piave, lettere clandestine di un corrispondente di guerra’ che, uscito una prima volta nel 1966, viene ora riedito dalla Leg (341 pagg.) con prefazione di Elvio Guagnini. Il libro può essere acquistato da oggi, insieme al Piccolo, al prezzo di 9,50 euro più quello del quotidiano.

«Bando alla retorica, basta coi fronzoli letterari, bisogna scrivere brevi dispacci, bisogna chiedere, ragionare, stare sul chi vive», è la direttiva che si dà Alessi, che dimostra di non essere per niente a digiuno di strategia, facendo trasparire nelle lettere anche dei suggerimenti sulla condotta militare, forse sperando che Pontremoli le trasmettesse a qualcuno più in alto. Alessi, pur equilibrato, è soggiogato da Cadorna, ne ravvisa una «spiritualità superiore, una volontà di ferro, un cervello limpido». Un giudizio che non muta dopo Caporetto, quando aggirandosi tra le truppe in rotta scriverà a Pontremoli «siamo come zingari, mi mandi qualche lira, non abbiamo niente». —





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