La forza della leggerezza, Sabrina Salerno porta a San Giusto gli anni Ottanta
La cantante e showgirl ospite della Trash Nite proporrà al pubblico classici come “Boys” e “My Chico”

«Tutto quello che ti cuciono addosso, raramente corrisponde alla tua vita privata. Come diceva Jessica Rabbit, mi disegnano così. Mi fa piacere essere considerata una sex symbol, ma sono etichette che lasciano il tempo che trovano. In realtà, sto scoprendo che per tante persone ho rappresentato energia, forza di volontà, allegria. Ho sempre ricercato la luce e chi mi segue l’ha capito».
Sabrina Salerno, cantante e showgirl nata a Genova nel ’68 e residente vicino a Treviso, è per molti un volto (e un corpo) legato agli anni ’80 e ’90, con hit come “Boys (Summertime Love)” e “My Chico”: questo la rende l’ospite perfetto per la Trash Nite, un viaggio musicale tra le canzoni che hanno fatto la storia, giovedì alle 21 al Castello di San Giusto, organizza Vigna Pr e Good Vibrations con Fvg Music Live nell’ambito di TriesteEstate.
Ha qualche ricordo legato a Trieste, magari al Festivalbar?
«Me lo ricordo eccome: 1986, ero caduta in Piazza Unità. Aveva cantato Loredana Bertè, per qualche motivo avevano pulito il palco ed era tutto scivoloso, sono entrata sulle note di “Sexy Girl” e ho fatto una bella sforbiciata in aria atterrando con il sedere. Ramazzotti era dietro, mi guardava preoccupato, Salvetti era uscito, si era arrabbiato da morire. L’abbiamo rifatta ma chi era in piazza non lo dimentica».
Ha dei legami qui? Nei ’90 aveva realizzato con i produttori triestini Zafret e Portaluri successi come “Angel Boy”.
«Vero, avevo lavorato con loro. Poi ho anche l’amica Susanna Huckstep, eravamo a Miss Italia assieme, era meravigliosa, è rimasta bellissima. Giovedì andrò a trovarla. Trieste è una città di mare veramente splendida».
Che cosa porta sul palco?
«Ho quattro ballerini e, in un’esibizione di mezz’ora, faccio un mini percorso nel mio repertorio, anche quello nuovo».
Nostalgia e revival anni ’80: da cosa nascono?
«Nel mio caso non direi né nostalgia né malinconia. Siamo arrivati agli anni ‘80 con una inconsapevole leggerezza dell’essere, con la voglia di distinguerci, essere eccentrici. La moda era cambiata, Jean Paul Gaultier faceva delle cose mai viste. Musicalmente c’erano i sintetizzatori, melodie molto cantabili. Non sapevamo cosa succedesse in giro, oggi è cambiata la comunicazione, il telefono ha rivoluzionato tutto. Noi siamo una generazione fortunatissima perché abbiamo visto questo e quello, per mio figlio di 22 anni non è così. Nascono col cellulare in mano, e vedere immagini di un certo tipo tutti i giorni disumanizza».
Ci sono dei pro?
«Io sono per l’intelligenza artificiale perché secondo me, una volta regolamentata, sarà un grande ausilio per la medicina».
Infatti, ha pubblicato un nuovo singolo “Love in Rio”, in cui duetta con una Ia.
«All’inizio non volevo assolutamente farlo perché pensavo che le persone non fossero ancora pronte. Per me è un vero e proprio esperimento. Quando ho mandato il video ai miei amici, anche 35enni mi rispondevano “ma questa cantante non la conosco chi è?”, mentre mio figlio capisce subito. Il mio prossimo disco, però, non avrà niente a che vedere con l’intelligenza artificiale, sarà tutto suonato in studio. L’Ia, non ha coscienza, ci sarà sempre bisogno di un papà, di una mamma o di una persona che guidi il progetto».
È stata in tv al fianco di Carrà, Mondaini, e ha dichiarato che preferisce lavorare con le donne, vero?
«Ovviamente parliamo di donne intelligenti e non invidiose, ho notato generalmente che quando una donna è felice della propria carriera e soddisfatta di sé stessa, non si mette mai in competizione con le altre, ma anzi cerca la collaborazione. Sarà la frase più banale del mondo, ma l’unione fa veramente la forza. Ho avuto la fortuna di lavorare con donne molto collaborative, che erano talmente grandi che non avevano bisogno di mettere i bastoni fra le ruote».
“Siamo donne” in duetto con Jo Squillo a Sanremo 1991 è diventata un inno.
«… Oltre le gambe c’è di più. Uno slogan. Quando Jo ha scritto questa canzone, lei voleva veramente dire qualcosa che per me era assolutamente scontata. Ma evidentemente ero molto giovane e presuntuosa. Mi sbagliavo: c’è ancora bisogno di dirlo».
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