Scoppia nel 1914 “La guerra di Fannie e Anita”

Martedì al Revoltella lo spettacolo di Sara Alzetta con Tania Arcieri per la Giornata contro la violenza sulle donne
L'attrice Sara Alzetta
L'attrice Sara Alzetta

Quando nel 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale, in tutt’Europa la macchina della propaganda bellica si mise in moto, caricando gli uomini per il fronte e cercando di vendere alle donne, l’altra indispensabile metà delle braccia, più che del cielo, l’idea della guerra come occasione d’emancipazione. Certo era facile farlo a Londra, dove le fabbriche rimaste senza forza lavoro maschile iniziarono a reclutare in massa personale femminile.

Ma a Trieste le manifatture furono subito spostate a Vienna e dintorni, le attività portuali bloccate e il più evidente risultato dell’entrata in guerra fu, per la popolazione rimasta in città, la fame più nera.

In quell’immenso sconvolgimento collettivo che fu la Grande Guerra anche la vita delle donne triestine mutò improvvisamente. La guerra decisa dagli uomini divenne inevitabilmente anche la loro guerra.

Lo racconta, mescolando verità e finzione, la pièce teatrale “La guerra di Fannie e Anita”, scritta e interpretata da Sara Alzetta, in scena domani alle 21 presso l’Auditorium del Museo Revoltella, con un’anteprima oggi alle 9.45 nella sede Rai regionale, riservata in particolare agli studenti della IV G del Liceo Petrarca.

Per narrare la guerra dal punto di vista femminile Alzetta non va a ricercare storie esemplari, ma dà voce a due donne triestine diverse tra loro per classe sociale ed esperienze. Fannie è una ragazza dell’alta borghesia, promessa sposa di un nobile austroungarico, immersa fino a prima dello scoppio della guerra in un mondo di crinoline, valzer viennesi e ufficiali a cavallo. La guerra per lei comporta la polverizzazione del suo mondo: il matrimonio salta e lei ripara in campagna con la famiglia, tra tante peripezie scopre l’amore vero, ma il conflitto non le concede il tempo per affezionarcisi troppo.

Anita è di tutt’altra pasta: viene dal mondo proletario e suo padre l’ha abbandonata ben prima dello scoppio della guerra, imbarcato su una nave come marinaio. La mamma, che nel 1902 l’ha portata in piazza per lo sciopero dei fuochisti del Lloyd, muore e da quel momento Anita deve farsi carico della sorella e della nonna. Non c’è tempo per andare a scuola, perciò trova un impiego in una sartoria e, con la miseria che avanza, partecipa all’assalto dei forni mentre la nonna e la sorella si recano nei baraken lager alla ricerca di cibo. Lo spettacolo teatrale a ingresso libero si avvarrà dell’accompagnamento musicale dell’organettista Tania Arcieri, e sarà proposto anche sui canali regionali Rai il 30 novembre alle 10. È realizzato in collaborazione con il Comune, la Provincia, la Rai e numerose associazioni, e sarà presentato nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Perché, in un diretto aggancio con la bruciante attualità, nella storia di Anita compare anche la violenza, nella forma più classica che ha assunto durante la Grande Guerra: sua sorella, per non morire di fame, parte per la Stiria e lì si dà alla prostituzione, ma un giorno viene trovata morta ammazzata, vittima della brutalità maschile.

«L’idea di proporre alla cittadinanza questo spettacolo, che pone l’accento sul tributo pagato dalle donne durante la Grande Guerra - spiega il vice sindaco di Trieste Fabiana Martini – parte dalla convinzione che la violenza sia prima di tutto un problema culturale, che cerchiamo di combattere per tutto l’anno, concentrandoci sulle iniziative per le scuole».

“La guerra di Fanni e Anita” rappresenta l’evento cardine di una serie d’iniziative pubbliche contro la violenza sulle donne, tra le quali segnaliamo l’incontro del 4 dicembre alle 18.30, nella sede di via Locchi della IV Circoscrizione, in cui verranno fornite indicazioni pratiche su come riconoscere e cosa fare in caso di situazioni di violenza diretta o assistita.

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