Quando la scultura dialoga con l’uomo: a Moimacco una mostra celebra Luciano Ceschia

Villa de Claricini Dornpacher dedica un’antologica all’artista friulano. Nella galleria realizzazioni e disegni, nel parco le opere di grandi dimensioni. Sarà aperta il 30 agosto. Nella primavera 2027 l’omaggio a Dino Basaldella

Margherita Reguitti
Due opere di Luciano Ceschia: Disco Rosso ed Edipo
Due opere di Luciano Ceschia: Disco Rosso ed Edipo

La scultura in dialogo con l’uomo seguendo sia la ricerca artistica ed etica nella tragedia della guerra utilizzando metalli “esplosi”, sia l’emozione di presenza e misura nello spazio urbano-architettonico pubblico. A cento anni dalla nascita Villa de Claricini Dornpacher di Bottenicco di Moimacco dedica un’antologica a uno degli scultori più rappresentativi della regione in Italia e all’estero. “Luciano Ceschia. A scala umana” è il titolo scelto per l’esposizione che aprirà il 30 agosto nel parco, nella limonaia e nella galleria dello storico complesso alle porte di Cividale del Friuli.

Seconda tappa del progetto espositivo “Sculture in villa” ideato la nobile residenza sorta nella metà del XVII secolo, oggi Contenitore culturale creativo regionale, da Alessandro Del Puppo del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’Università di Udine, curato dal ricercatore William Cortes Casarrubios, realizzato dalla Fondazione Claricini Dornpacher con la famiglia Ceschia, il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia con la collaborazione di enti pubblici e privati del territorio fra i quali la società Lignano Pineta e il parco-museo Braida Copetti.

Un itinerario lungo le tappe più significative della produzione dell’artista friulano (Tarcento 1926 – Udine 1991) attraverso un percorso guidato dallo sguardo inedito verso la valenza profondamente umana ed etica della sua opera che è anche proporzione tra scultura e corpo, forma e spazio vissuto, dimensione privata e vocazione monumentale, ricerca artistica, valore morale e memoria.

Tre le tappe di visita: nel parco le opere di grandi dimensioni e diversi periodi, come per la mostra di Mascherini, in dialogo con lo spazio. «Sono le verticali, i dischi e le sfere e “L’Edipo” del 1968» spiega il curatore William Cortes Casarrubios che firmerà anche il catalogo che sarà realizzato a mostra aperta mettendo in dialogo le sculture con quelle collocate negli spazi pubblici della regione. Rara la possibilità di vedere per la prima volta fuori sede l’opera simbolo “Disco Rosso” realizzato nel 1976, proveniente dal Parco del Mare di Lignano Pineta che aprirà il percorso esterno e l’ultima rimasta incompiuta “Sfera”. Sempre negli spazi all’aperto tre lavori monumentali della collezione Braida Copetti di Leproso di Premariacco.

Nella galleria il percorso si snoderà fra le sculture di dimensioni più contenute come “Icaro” del 1990, “Sviluppo di una sfera” del 1968, a due importanti verticali: “Sposa rossa” e “Re accanto nero” del 1978. Sculture in dialogo con i disegni e i progetti, tra i quali gli studi per il “Monumento alla Resistenza” collocato nella vicina Cividale del Friuli del 1975 e per altre opere monumentali pubbliche.

Il focus di questo spazio sarà più specificamente sul rapporto dell’artista con l’architettura con un’attenzione anche al lavoro decorativo. Saranno esposti anche disegni ed elaborati di progetti mai realizzati. Infine nella limonaia troveranno spazio i grandi gessi, opere in legno e bozzetti ispirati dalla tragedia di Hiroshima.

«Questa è certamente una sezione che rivelerà un aspetto intimo e di impegno-testimonianza civile di Ceschia», spiega il curatore. «L’atmosfera di spazio raccolto», continua, «accoglierà i monumentali gessi dei “Gong da Hiroshima” di proprietà del Teatro Giovanni da Udine, e il “Pegaso abbattuto», realizzazione in legno dalla drammatica forza espressiva, accanto ai disegni della fondamentale opera in ceramica “La grande porta di Hiroshima”, che nel 1962 lo consacrò alla XXXI Biennale di Venezia con l’assegnazione del Premio del Ministero dell’Industria e del Commercio, realizzata a ricordare l’immane tragedia umana causata dalla bomba atomica”. La mostra evidenzierà dunque come l’umano in Ceschia non sia solo mera proporzione fisica, ma misura della fragilità, caduta e resistenza dell’Uomo.

Saranno dieci le grandi sculture esposte nel parco delle complessive 27 in mostra. Luciano Ceschia è quasi certamente lo scultore più presente negli spazi aperti della regione e all’estero, come testimonia una mappa interattiva che sarà presentata per l’esposizione. Sue opere sono anche nei musei regionali come il Revoltella di Trieste, città con la quale ebbe un rapporto espositivo e culturale proficuo. Nel capoluogo giuliano nel 2021 nella sede del Consiglio regionale fu allestita un’antologica presentata da Vittorio Sgarbi.

A Grado invece è collocata, davanti al Palazzo dei Congressi, la “Sfera” del 1980. Ampia inoltre è la sua presenza a Lignano e nei palazzi e piazze di Udine e del Friuli. Ceschia esordì negli anni ‘40 con opere in terracotta ma già negli anni ‘60 abbracciò un rinnovamento che evolse in scelte materiche di pietra e metallo, dal marmo al bronzo, da opere piccole a quelle di grandi dimensioni, dal monumentale all’arredo urbano, alla medaglistica.

«Con questa mostra proseguiamo il percorso dedicato alla grande scultura del ‘900 avviato con Marcello Mascherini, sottolinea Oldino Cernoia, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher. Ospitare l’opera di Luciano Ceschia nel centenario della nascita, con il sostegno della sua famiglia e la generosità di chi ne custodisce le opere sul territorio, è per noi motivo di grande orgoglio”. Nella primavera 2027 il ciclo avrà compimento con l’omaggio a Dino Basaldella a cinquant’anni dalla morte».

La vernice della mostra di terrà alle 10.30 del 30 agosto, orari di visita alle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18, biglietto euro 4, info, www.fondazionedeclaricinidornpacher.org.

 

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