Se le diseguaglianze mettono in pericolo la democrazia servono fantasia e altri politici

Franco A. Grassini
Chi abbia la pazienza di leggere, sia pur saltando interi capitoli, le circa mille pagine dell’ultimo libro,”Capitale e Ideologia” (La nave di Teseo, pagg.1200, euro 25) di Thomas Piketty, autore diventato famoso con “Capitale nel XXI secolo” che venne letto anche da molti non economisti, troverà dei suggerimenti sui quali vale la pena di riflettere.
È, infatti, noto come il problema delle diseguaglianze stia creando nel mondo capitalista occidentale tensioni che mettono in pericolo la democrazia.
L’autore sottolinea come, dopo un periodo, successivo alla fine dell’ultima guerra mondiale, in cui le stesse diseguaglianze e tensioni si erano ridotte, a partire dagli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo abbiano ripreso a crescere in misura notevole.
Una società giusta, mette in chiaro l’autore, non implica necessariamente eguaglianza assoluta, dato che le qualità e le aspirazioni delle persone sono oggettivamente diverse.
Secondo Piketty “una società giusta è quella che consente a tutti i suoi membri di avere l’accesso il più ampio possibile ai beni di base: l’istruzione, la salute, il diritto al voto e, più in generale, la completa partecipazione alle varie forme della vita sociale, culturale, economica, civile e politica”.
Per realizzarla in parte è sufficiente riconsiderare esperienze già fatte. In alcuni Paesi anglosassoni, nel periodo in cui le diseguaglianze si sono ridotte, le imposte sui redditi e sulle successioni si aggiravano intorno all’80/90 % senza che questo comportasse un minor impegno per la crescita da parte di alti dirigenti e imprenditori e lo sviluppo conseguito indica la loro efficacia.
Le imposte sul patrimonio, per non provocare mutamenti troppo celeri e quindi squilibranti, dovrebbero essere annuali e non molto elevate, ma servirebbero sia per ridurre le diseguaglianze, sia per finanziare istruzione per tutti ed i servizi sociali volti ad eliminare la povertà estrema.
In alcuni Stati, Germania ed altri Psesi nordici, i tradizionali diritti proprietari sono stati radicalmente, tanto da richiedere mutamenti costituzionali, modificati imponendo la presenza di rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione. Alcune delle proposte per dar vita a quello che Piketty chiama “socialismo partecipativo”, vanno, secondo lo stesso autore, discusse ed approfondite.
Tra le più innovative quella di dotare tutti i giovani, quando hanno completato gli studi e compiono una certa età, ad esempio 25 anni, di un capitale che possano impiegare per l’acquisto di un’abitazione o azioni dell’impresa in cui operano o avviarne una nuova.
L’importante è fare di tutti dei proprietari cancellando il proletariato. In altri termini sembra una vera e propria rivoluzione, possibile proprio perché attuata gradualmente. Ovviamente tutto sarebbe più facile se i mutamenti non riguardassero un solo Stato o, data la povertà del mondo, la sola Unione Europea.
Ancora una volta Piketty solleva, con documentazione molto ricca e idee nuove, un problema reale. Se, dopo la crisi provocata dal Covid-19 ed ai conseguenti guai, vogliamo farlo con idee e metodi nuovi, i suoi suggerimenti possono aiutarci ad avviare a percorrere una strada molto stimolante.
C’è bisogno di decisione e di una consistente fantasia. Quasi certamente occorrerebbe una nuova classe politica, ma – quando ci sono idee- è più facile ne nasca una nuova. —
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