Solidarietà, una chimera nell’Europa che chiude i confini

Oggigiorno v'è una rinnovata discussione del principio di solidarietà. Tuttavia, permane una certa indeterminatezza circa il lessico usato, a volte con curiose confusioni, perché si usa in maniera indiscriminata il concetto. Tra gli studi più recenti, è da segnalare il saggio di Stefano Rodotà “Solidarietà” riedito da Laterza (pagg. 148, euro 14), che vuole sciogliere le ambiguità che accompagnano l'uso del termine e, poi, mettere in risalto il fatto che la negazione dell'idea di solidarietà come norma di orientamento delle azioni nella sfera pubblica e privata equivale a «un atto d'arbitrio, un'amputazione indebita dell'ordine giuridico».
L'autore ritiene che il carattere essenziale del concetto di solidarietà non risieda in una sorta di presupposto giusnaturalistico, ma che sia da ricondurre al crescente riconoscimento dei diritti sociali, che è emerso con forza nel secolo XIX e ha portato alla costruzione dello Stato sociale, cioè a quei «diritti che accompagnano la persona quale che sia il luogo dove essa si trova». Questa distinzione è entrata nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, di cui lo stesso Rodotà è stato uno degli autori; e poi ha trovato spazio nella Costituzione italiana, «tra i valori fondanti dell'ordinamento giuridico». In questa ottica si può collocare anche il tema dei migranti, che riguarda in maniera diretta l'ambito della solidarietà, perché si tratta qui della «sopravvivenza di persone che fuggono da luoghi dove sono loro negati cibo e lavoro, dove sono in atto politiche di discriminazione e persecuzione».
Diventa, perciò, sempre più manifesta la «inadeguatezza di politiche chiuse nei confini nazionali, il cui superamento è indispensabile per il dispiegarsi di politiche di solidarietà». Questo risulta chiaro anche sul terreno della solidarietà ambientale, perché «la tutela dell'ambiente risponde alla logica delle interdipendenze e esige cooperazione, dunque solidarietà tra i diversi soggetti interessati». Tuttavia, la «produzione della solidarietà» resta un traguardo difficile da raggiungere, perché ha bisogno di risorse e quindi di «criteri da seguire per la loro allocazione».
Per Rodotà, è ammessa una certa discrezionalità quando si tratta di scegliere tra azioni politiche concrete e la tutela di principi costituzionali.
Tuttavia, questa discrezionalità non può portare ad una negazione dei diritti fondamentali, perché nella distribuzione delle risorse disponibili ci deve essere «una gerarchia per cui le priorità tra i diversi impieghi sono stabilite in relazione all'attuazione dei diritti fondamentali, lasciando ad altri obbiettivi ciò che eventualmente rimane»; perciò occorre riproporre la solidarietà come un principio che deve essere rafforzato come la costruzione di «“un ponte” che congiunge individuo e società» e così fortifica lo sviluppo della stessa democrazia.
(Antonio Russo
Università di Trieste)
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