Su Piccololibri la storia di Papucci, il ristoratore-umanista che apprese tutto dietro il banco

Si definiva ristoratore-umanista, grande appassionato dell’opera di Niccolò Tommaseo, di cui possedeva una vasta raccolta di documenti, manoscritti, cimeli, oggi donata dagli eredi al Gabinetto Vieusseux. Carlo Papucci, autodidatta di fine cultura, raccontava di sè che tutto quello che sapeva l’aveva imparato «stando dietro al bancone». Durante gli anni in cui gestì il “Tommaseo”, dal ’77 all’84, lo storico Caffè divenne un polo di attrazione per la vita culturale triestina e una tappa obbligata per i turisti che cominciavano ad affluire in città. Ai suoi tavoli Claudio Magris scrisse “Danubio”, che uscì però quando il locale era ormai chiuso da anni per restauro e il professore aveva traslocato il suo scrittoio al San Marco. Ma Papucci, friulano di Buia, imponente e con una lunga barba bianca, è rimasto nella memoria di molti. L’idea di trasformare i locali in incubatori (più che contenitori) di cultura gli era venuta a Parigi, negli anni in cui lavorava al “Relais Saint Germain”, caffè ritrovo di scrittori e artisti dove aveva conosciuto Sartre, e l’aveva esportata nei locali triestini, in via Ghega, in via Navali, infine al “Tommaseo”.
Carlo Papucci, scomparso nel 2011, è uno dei ritratti nell’inserto Piccololibri in uscita domani con il quotidiano. Uno sfoglio di sette pagine, all’interno di Tuttolibri, ricco di storie, arte, figure, personaggi da riscoprire legati alla regione, con qualche incursione oltreconfine.
La copertina dell’inserto racconta un’esotica visita a Trieste, di cui rimane testimonianza alla Fototeca dei Civici Musei triestini. Correva l’anno 1909 e in città arrivò in missione il principe Zaixun (1885-1949), ministro ad interim della Marina nel Gabinetto imperiale del fratello principe Qing e zio di Pu Yi, l’ultimo imperatore immortalato da Bernardo Bertolucci. Il nobile manciù aveva un mandato preciso: studiare le flotte delle potenze occidentali per ricostruire la debilitata Marina da guerra del suo paese, ormai ridotta a poche navi. In Italia era già stato a Genova, Terni, La Spezia, Venezia. A Trieste Zaixun visitò il Cantiere San Marco, accompagnato da Johann Georg von Hütterott, presidente del consiglio di amministrazione dello stabilimento e curiosamente anche console onorario del Giappone. Nel Piccololibri ricostruiamo la cronaca di quella missione-lampo in città, che poi proseguì a Pola, dove lo accolse l’Arena illuminata, a Brioni, quindi a Fiume.
Esce domani, per la casa editrice laziale readerforblind, “L’amore muto”, una raccolta di diciotto racconti di Pia Rimini, scrittrice di famiglia ebraica, convertita al cattolicesimo, che nacque a Trieste nel 1900 e finì i suoi giorni ad Auschwitz, quarantacinque anni dopo. Divenne famosa a livello nazionale nel corso degli anni Venti e Trenta, ma oggi non la ricorda quasi nessuno. Scrisse novelle e romanzi e fu molto attiva nel sostenere i diritti delle donne, facendosi militante portavoce delle istanze dei primi movimenti femministi che nascevano in tutta Europa. La sua esperienza personale fu segnata da un dramma, quando, rimasta incinta a diciotto anni di un soldato, decise di portare avanti la gravidanza da sola e partorì un bambino morto. La maternità negata, umiliata, travagliata percorre tutti i racconti della raccolta, in cui Pia Rimini racconta con profonda introspezione psicologica e una voce che, cent’anni dopo, sentiamo ancora vibrante e attuale, la condizione delle donne del suo tempo, alla ricerca di un amore che sia comunione e corresponsione, al di là dei rigidi ruoli sociali.
Il paginone centrale del Piccololibri ricorda il poeta, narratore, artista multiforme udinese Tito Maniacco, di cui sta per uscire, pubblicato dal Circolo culturale Menocchio, un cofanetto che raccoglie i suoi versi e molti contributi critici. In contemporanea, dal 10 luglio alla galleria Make di Palazzo Manin a Udine, sarà possibile visitare una mostra di collages, acquerelli e “calligrammi” di Maniacco, che esplicitano il dialogo tra segno, colore e scrittura, costante della sua arte e della sua produzione.
Questa settimana la “cartolina” alla sua città è spedita da New York da Tania Polla, in arte Tania Kass, musicista, cantante, musical performer e anche attrice e regista. Con due artisti americani e un’austriaca ha fondato la band “What Would Tilda Swinton Do”, che cosa farebbe Tilda Swinton, un nome eccentrico inventato dalla cantante, grande ammiratrice della “saggezza” dell’attrice premio Oscar.
Infine, una mappa d’autore dedicata al ponte sull’Isonzo di Piuma, trampolino per tuffi rimasti negli annali del territorio.
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