Supereroi piccoli come formiche in una missione ai limiti del possibile

Dopo “Shark”, ecco “Ant-Man and the Wasp” di Peyton Reed, un altro kolossal che combatte nelle sale cittadine col deserto della calura estiva. Alle prese con il doppio ruolo di supereroe e padre di...



Dopo “Shark”, ecco “Ant-Man and the Wasp” di Peyton Reed, un altro kolossal che combatte nelle sale cittadine col deserto della calura estiva. Alle prese con il doppio ruolo di supereroe e padre di famiglia, Scott Lang (interpretato da Paul Rudd) sa che la sua vita non è facile. Specie quando viene mandato in missione e, indossando la tuta di Ant-Man, deve operare in miniatura. Come nell'episodio precedente (e in perfetta sequenza temporale rispetto alla saga dei personaggi Marvel), Ant-Man affronterà una missione ai limiti dell'impossibile e se la caverà usando intelligenza e capacità di stupire. Soprattutto però, per i fan della Marvel, la novità e che Ant-Man non è più solo: al suo fianco c’è infatti Hope (interpretata da Evangeline Lily), la figlia del dr. Hank Pym (Michael Douglas), l’inventore della “tuta da formica”. Nel primo film Hope si era accontentata di un ruolo da comprimaria e potenziale “love interest” del protagonista. Qui invece i due se la giocano alla pari, orgogliosi di interpretare i supereroi più “nerd” e più piccoli dell’universo Marvel. Hope eredita la tuta della madre Janet (Michelle Pfeiffer), e così, per la prima volta, una supereroina diventa coprotagonista “da titolo” in un film Marvel: The Wasp, la Vespa. Una scelta che fa da apripista “politico” all’imminente “Captain Marvel” (marzo 2019) con Brie Larson, che sarà il primo cinecomic Marvel dedicato esclusivamente a una supereroina donna. Tra gli altri aspetti più convincenti e riusciti del film ci sono i momenti, soprattutto tra Scott e Hope, che richiamano le commedie sofisticate in stile Howard Hawks o George Cukor.





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