L’arte di comunicare l’arte: il caso della mostra-evento dedicata a Beato Angelico
Esperti da tutt’Italia a Trieste per un incontro su bellezza e comunicazione

Arriva a Trieste l’eco della più importante mostra italiana dedicata negli ultimi anni al Beato Angelico a Firenze. L’occasione è l’incontro in programma lunedì 23 marzo alle 17.30, nell’aula magna della Scuola Interpreti di via Filzi, organizzato da Trieste Contemporanea, la realtà culturale che da tre decenni mette in dialogo la città con l’Europa centro-orientale e che - sotto la guida di Giuliana Carbi - ha fatto della circolazione delle idee e dei linguaggi artistici un tratto distintivo.
Al centro dell’appuntamento ci sarà dunque la grande esposizione fiorentina allestita tra Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco di Firenze e chiusa lo scorso 25 gennaio, un evento che ha portato a un’affluenza eccezionale e a una rinnovata attenzione internazionale verso il pittore domenicano. L’esposizione - imponente, per numero di opere, complessità curatoriale e capacità di coniugare filologia e racconto - è diventata un caso di studio su come presentare il Rinascimento al pubblico contemporaneo.
Il programma dell’incontro di domani prevede qualificati interventi. Il professor Angelo Tartuferi, uno dei massimi studiosi di Beato Angelico, guiderà il pubblico in un viaggio attraverso l’evoluzione dello spazio angelichiano: dalle fantasie tardogotiche alle nuove coordinate della prospettiva rinascimentale. Quest’ultimo aspetto vuole essere un esplicito omaggio a Decio Gioseffi, per anni direttore del dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università di Trieste e tra i massimi studiosi di prospettiva, scomparso nel 2007. Carl Brandon Strehlke, curatore emerito del Philadelphia Museum of Art e co-curatore dell’esposizione, racconterà ciò che una mostra insegna non solo sugli artisti, ma anche sul pubblico. A Firenze, visitatori disposti ad attendere fino a quattro ore in fila hanno rivelato un desiderio di contemplazione e di esperienza estetica che sfonda i confini dell’offerta culturale ordinaria. Strehlke porterà questo punto di vista a Trieste, interrogandosi sul perché Angelico parli ancora così intensamente alla sensibilità contemporanea.
Il discorso sull’artista si allargherà grazie a Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti e studioso del linguaggio del critofilm, la forma di critica visiva ideata da Carlo Ludovico Ragghianti tra gli anni ’40 e ’60. Ragghianti, oltre che storico, critico e teorico dell’arte, uomo politico, docente, curatore di mostre e fondatore e direttore di riviste, fu cineasta. Lui stesso coniò la definizione di critofilm: «critica d’arte (penetrazione, interpretazione, ricostruzione del processo proprio dell’opera d’arte o dell’artista) realizzata con mezzi cinematografici, anziché con parole». L’intervento sarà incentrato sulla particolare valenza di questi prodotti cinematografici, da lui girati tra il 1948 e il 1964. Mostrare l’arte e spiegarla attraverso il cinema significa ripensare il modo in cui una mostra comunica: un tema che risuona profondamente dopo l’esperienza fiorentina, fondata anche su un forte investimento nel racconto visivo.
A chiudere l’arco delle prospettive sarà Stefano Casciu, per anni alla guida dei Musei statali toscani, che illustrerà come è stata costruita la mostra, dall’alleanza fra pubblico e privato alla gestione delle opere, dei prestiti, dei restauri e dei flussi di pubblico. Se Firenze ha offerto il terreno ideale per ripensare Angelico, Trieste - grazie a Trieste Contemporanea - si conferma luogo privilegiato per ampliare il dibattito, mettendolo in rete con tradizioni, linguaggi e geografie culturali diversi.
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