I wanna be a baba, l’indipendenza al femminile

Un progetto multidisciplinare, che mette assieme teatro, fotografia e installazioni, celebra le donne di Trieste 

Giulia Basso
Un ritratto in bianco e nero firmato Lara Perentin
Un ritratto in bianco e nero firmato Lara Perentin

Indipendenti, volitive, con parlantina inarrestabile e ironia tagliente, senza peli sulla lingua. Custodi di segreti più o meno pettegoli, ma anche pilastri della famiglia. Sono le babe di Trieste. Un termine che a Trieste suona familiare, quasi scontato. Ma per chi arriva da fuori quel suono slavo nasconde qualcosa di unico: un modo di essere donna che non ha equivalenti nel resto d’Italia. A questo Weltanschauung è dedicato un progetto multidisciplinare che mette insieme teatro, fotografia e installazioni.

L'attrice Ariella Reggio, che ha interpretato la signora Debegnac, baba per antonomasia, fotografata da Erin McKinney
L'attrice Ariella Reggio, che ha interpretato la signora Debegnac, baba per antonomasia, fotografata da Erin McKinney

Ad idearlo   Sarah Pennacchi, produttrice audiovisiva nata in Francia e cresciuta tra Londra e Milano, che a quel mondo al femminile è rimasta affascinata la prima volta che è scesa dal treno in piazza della Libertà. Così, alcuni decenni dopo, ha voluto dedicare un intero progetto multimediale a questa figura. Perché a volte serve un occhio esterno per cogliere ciò che sfugge a chi vive immerso in una realtà.

Il suo unico legame con la città è una nonna paterna mai conosciuta. «Eppure appena messo piede in città ho sentito subito un senso d’appartenenza - racconta -. C’era un’atmosfera peculiare. Osservavo le donne: sembravano muoversi senza sensi di colpa, libere. E non dovevano rivendicare questa libertà. Semplicemente erano così».

 

La nonna triestina dell'ideatrice del progetto Sarah Pennacchi
La nonna triestina dell'ideatrice del progetto Sarah Pennacchi

Le mule triestine furono le prime in Italia ad andare al caffè da sole, sedersi al tavolino e magari accendersi una sigaretta in attesa della consumazione. Anita Pittoni, scrittrice, editrice e pittrice, trasformò la propria casa in un crocevia culturale autonomo, pubblicando gli autori che le stavano a cuore. Leonor Fini si distinse nella pittura con un percorso anticonformistico, insofferente alle convenzioni. E fu grazie a un lascito di Sara Davis, figlia di una ricca famiglia inglese, che fu costruito il mercato coperto di via Carducci.

 

Dall’interesse di Pennacchi è nato “Babe the Show” , parte della rassegna Protagoniste del Teatro Miela. Dal 19 al 21 febbraio un ecosistema narrativo che mescola teatro, fotografia, installazioni, video per catturare l’essenza della baba triestina. Il progetto si articola su più livelli. Il cuore è lo spettacolo teatrale (19-21 febbraio ore 20.30), scritto da Stefano Dongetti con la consulenza letteraria di Lisa Gasparotto e la regia di Massimo Navone. «Abbiamo costruito una sorta di talk show che gioca con testimonianze storiche, cita i grandi letterati che hanno fotografato questa identità femminile, e alterna frammenti delle video interviste realizzate da Giulio Ladini durante i set fotografici – spiega il regista –. Si presentano spaccati di donne che vivono a Trieste e si riconoscono nell’immagine della baba e si gioca con il pubblico. È una rivendicazione dell’orgoglio delle babe, perché in passato il termine non godeva di un’accezione positiva».

La locandina dello spettacolo in scena al Miela
La locandina dello spettacolo in scena al Miela

 

In scena Laura Bussani e Veronica Dariol conducono questo show con la patina ironica tipica di Dongetti: la prima interpreta le babe, la seconda fa l’investigatrice che studia, interroga. Completano il programma due proiezioni cinematografiche: venerdì 20 febbraio alle 18.30 il documentario di Chiara Barbo e Andrea Magnani “Le ragazze di Trieste”, sabato 21 alle 17 il film di Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan “L’ultima spiaggia” , girato al Pedocin, luogo simbolo della “babitudine”, deve la separazione tra sessi non è stata imposta ma scelta.

Attorno allo spettacolo, una costellazione di eventi. Al Miela, la mostra fotografica di Lara Perentin ed Erin McKinney “Volti della Trieste di oggi” (inaugurazione 19 febbraio ore 19.30, con il sostegno di Ies) e l’installazione “#iwannabeababa” che ricrea il Pedocin: «Entri, ti fai una foto, ascolti il mare, respiri l’aria delle babe». Il motto “I wanna be a baba” non è solo uno slogan. «Quando ero a Londra, a Parigi, guardavo le donne e pensavo: non voglio diventare come loro – dice Pennacchi –. Qui invece sì: ispirano voglia di vivere». Una dimensione che va oltre il locale: «C’è qualcosa di esportabile in questa filosofia». Quanto c’è di personale? «Si dice che baba si nasce e non si diventa. Sono felice di poter affermare che un po’ lo sono anch’io». Il progetto, coprodotto da Bonawentura e Tico Film Company, vuole essere solo l’inizio: «Vorremmo farlo girare, perché parla di un modo di essere donna a cui val la pena ispirarsi». —

 

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