«Un figlio non è un sostituto»

Massimo Recalcati oggi a Trieste interverrà al convegno sulla maternità
Di Federica Manzon

di FEDERICA MANZON

Maternità è un'esperienza, è una condizione umana, è un tempo regolato dalla biologia e riconosciuto dalla legge, è un vincolo che lega due individui. Una definizione quindi che si apre da subito a una molteplicità di significati e ci obbliga a interrogarci suò concetto stesso di maternità: le sue manifestazioni e i suoi limiti. Se ne parlerà oggi a Trieste al convegno "Maternità: luci e ombre nel divenire madre" (hotel Nh, a partire dalle 9). Tra i relatori, lo psicanalista Massimo Recalcati, che al tema del materno e del paterno, della genitorialità, ha dedicato i suoi lavori più recenti. «Il desiderio di un figlio è una cosa diversa dal volere un figlio - mette in chiaro Recalcati -. Quando è solo la pura volontà del singolo a portare alla nascita il rischio è che questa non rappresenti altro che un potenziamento narcisistico della vita del genitore. Tutto il contrario del desiderio di dare la vita, che è invece esperienza del dono, del cedimento della propria identità come manifestazione di un atto d'amore».

Quali sono oggi i modi possibili in cui si declina la maternità?

«La cifra politica dei miei ultimi libri è sicuramente il tentativo di emancipare il padre e la madre dall'ideologia del sangue, della stirpe, del genere sessuale. Madre non ha genere sessuale, ma è l'altro che accoglie la vita con ospitalità, senza che il legame con la figura biologica diventi un'esclusività».

C'è maternità quindi anche in una coppia omosessuale?

«L'importante è che il figlio non nasca dalla volontà dell'uno di compensare le proprie mancanze, ma che sia il frutto dell'amore tra due, di un gesto creativo e non compensativo. In questo senso che i soggetti della coppia appartengano allo stesso sesso non cambia la questione».

Lo sviluppo della ricerca scientifica ha influenzato il concetto di maternità?

«La scienza e la tecnica hanno mostrato che la maternità non è un evento riducibile alla pura biologia. Il rischio però è quello di avere una tecnica sganciata dal desiderio dei soggetti, una tecnica che sia il prolungamento e l'espressione di un'unica volontà, con conseguenze disastrose».

Un bellissimo documentario del regista Erik Gandini, "The swedish theory of love", ci mostra che in un Paese come la Svezia, considerato tra i più avanzati al mondo, le donne eterosessuali ricorrono in percentuale altissima alla fecondazione assistita per avere un figlio da sole...

«Un figlio che nasce dal matrimonio tra un soggetto e la tecnica sarà un bambino che farà una fatica enorme ad emanciparsi dal genitore, dal momento che la sua esperienza del limite è messa in questione fin da principio, e per lui sarà difficile separarsi dal genitore senza sentire di privarlo del suo unico sostegno. La tecnica può essere utile quando è a servizio dell'amore, ma quando supplisce una carenza porta a esiti catastrofici. E questo è forse il segno più netto del nostro tempo. Basta vedere quanto nei rapporti di amicizia o amore l'altro soggetto viene più confortevolmente sostituito dal mezzo tecnologico».

Il titolo del suo intervento è "La clinica del bambino in Lacan"...

«Siamo nell'epoca dell'idolatria del bambino e insieme dell'attenzione sconfinata alle sue capacità prestazionali. Quello che mi preme sottolineare è che il bambino non è un minore, poiché da subito è un creatore, uno scopritore, un soggetto in continuo rapporto mitico con il mondo. Ma allo stesso tempo non è nemmeno un piccolo uomo, ha bisogno dell'altro che lo aiuti a diventare soggetto autonomo, e diventa adulto proprio attraverso quello che avviene nel rapporto con l'altro. Questo significa riportare al centro la responsabilità del discorso educativo, messo in crisi negli ultimi anni da un malinteso culto del bambino».

È da poco uscito il secondo volume della monografia dedicata al suo maestro Jacques Lacan. Cosa resta di lui oggi?

«Resta la vitalità del suo insegnamento clinico. Senza dubbio mantiene un potere fortemente attuale la sua teoria della perversione, che la emancipa dalle pratiche cosìddette aberranti della sessualità e la mette al centro del rapporto con la Legge. Il godimento, è la grande intuizione di Lacan, non è vissuto come un rapporto di trasgressione della Legge ma come l'unica forma di Legge. Di qui la sfida atroce alla legge degli uomini in nome del godimento, che mi sembra essere una delle letture possibili della nostra contemporaneità intesa, dopo la caduta dei grandi ideali paranoici, come il tempo della perversione».

Accanto al recente lavoro su Lacan, il 26 maggio per l'editore Mimesis uscirà il volume "Un cammino nella psicanalisi", la prima antologia che raccoglie i saggi scritti da Recalcati nel suo cammino di psicanalista.

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