Un uomo solo in lotta per la sua innocenza

Rinasce e cambia pelle il franchise di “Attacco al potere”, interpretato da Gerard Butler e Morgan Freeman. Dopo due titoli in cui la componente action è risultata l’unica predominante, o quasi, il terzo capitolo della serie sceglie di puntare anche sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi.
“Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen”, a partire da un titolo che questa volta si riferisce al protagonista, porta infatti il conflitto in una dimensione più umana ed intima. La minaccia non sono i terroristi nordcoreani del capostipite della saga, né tantomeno l’Isis nella Londra del secondo capitolo, il problema è Banning stesso, coinvolto suo malgrado in una cospirazione che lo vede mandante di un attentato ai danni del Presidente (Morgan Freeman) che ha giurato di proteggere.
Banning, diventato il ricercato numero uno d’America, dovrà dimostrare la sua innocenza ed evitare che i veri colpevoli mettano a segno il loro piano.
Marito, padre, figlio e amico, ancora agente naturalmente, ma ben più tridimensionale. Gerard Butler attinge a piene mani agli eroi crepuscolari preesistenti per mettere in scena il suo uomo-solo in cerca di innocenza. Caduta e ascesa dell’angelo custode del Presidente degli Stati Uniti d’America, mai così lontano dalla propaganda dei valori americani e dal machismo, “Attacco al Potere 3” si fa meno elementare e denota una scrittura più audace e meno prevedibile.
Non che manchi la componente action, ma il nodo è l’amicizia fraterna e virile, declinata nei concetti di fiducia e tradimento. Al ponte di comando Ric Roman Waugh, intenzionato a gestire un intreccio di grande valore tematico, senza dimenticare le memorabili sequenze d’azione. La sete di giustizia rievoca “Il fuggitivo”. L’eroe solitario rimanda a “Mezzogiorno di fuoco”. Divenuto capro espiatorio, Gerald Butler concede di più al suo personaggio, trovando sostegno in un padre (un formidabile, folle e anti-governativo Nick Nolte) e condividendo con il pubblico le ombre del suo passato.
Alla fine il mix è sempre lo stesso, con variazioni, ricorda una buona stagione di “24” e si lascia guardare.
CR.B.
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