Viaggio scanzonato fra loculi e precari nel mondo che ci aspetta dopo la vita

“Death Studies & The End of Life” è un master di primo livello del Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università degli studi di Padova. Come spiega la responsabile Ines Testoni sul sito dell’ateneo, è un master universitario unico nel suo genere in Italia in quanto “affronta il tema della morte in modo interdisciplinare, disponendosi come luogo di incontro di saperi e di competenze diverse per creare e diffondere conoscenza su questo aspetto importante dell’esistenza, ovvero lo spazio che sta tra la vita e ciò che le è ulteriore”. Appunto la morte. Il rapporto tra l’uomo e la vecchia signora è cambiato e cambia nei millenni, varia a seconda delle culture, delle religioni, delle epoche. E oggi? Nell’Occidente decadente e sbrindellato come la mettiamo con la gestione di questo evento con il quale prima o poi tutti dobbiamo fare i conti? All’Università di Padova si sono posti seriamente la questione e la affrontano su un piano scientifico. Ma c’è anche chi lo tratta sotto il profilo squisitamente narrativo, come del resto a suo modo fa ogni scrittore. Così troviamo la responsabile del master in fine vita, Ines Testoni, in veste di uno dei personaggi principali dello scanzonato, coinvolgente e allo stesso tempo struggente romanzo di Ginevra Lamberti “Perché comincio dalla fine” (Marsilio, pagg. 204, euro 16). Romanzo che in realtà è un ibrido fra reportage, memoir e inchiesta sulle prospettive del morire oggi.
Un bel giorno la protagonista, la stessa Ginevra Lamberti, alle prese il precariato lavorativo e sociale che investe tanti giovani in Italia e non solo, si accorge di non avere un suo posto ben definito né in questa vita né nell’altra. Ginevra passa da un impiego all’altro, fino a diventare affittacamere dividendo il suo appartamento a Venezia con i “pellegrini 2.0”. Gli amici, gli amori, la palestra, tutto fluttua come sempre. Ma tutto, pensa Ginevra, porta in una sola direzione, e dimensione, quella verso cui andiamo tutti. E allora? E allora la scrittrice inizia un viaggio nel mondo di chi, oggi, ha a che fare con la morte, si tratti di illuminati impresari di pompe funebri o moderni imbalsamatori. Incontrando personaggi ben inseriti in una sorta di relatività dell’aldilà, qualcosa che ha che fare con l’idea che l’impermanenza eterna ben si sposi all’impermanenza contemporanea. Come ad esempio Anna Citelli e Raoul Bretzel, designer, che hanno ideato “un grande uovo compatto e impastato dei colori della terra”, grande quanto una persona”, in cima al quale c’è un albero. Si tratta di una “bara-seme, o una bara-uovo”, battezzata Capsula Mundi (andate a vedere su www.capsulamundi.it) ed è un progetto diviso in due: “in primo luogo la start up che si propone di contenere nella capsula (una bara biodegradabile a forma di uovo) un corpo in posizione fetale che, seguendo il naturale processo di decomposizione, arrivi a mineralizzarsi, divenendo quindi nutrimento per un albero”. Siccome questo in Italia non si può fare, ecco che la seconda parte del progetto prevede più semplicemente “l’utilizzo di un’urna realizzata con un polimero biodegradabile”. Un po’ simile è un altro progetto, Boschi Vivi, messo a punto da una cooperativa che “propone un servizio di dispersione per interramento delle ceneri (con urna o senza) in un’area boschiva protetta, ai piedi di un albero scelto per quello scopo”.
Viaggiando per l’Italia tra incontri, ricordi familiari e fantasmi, Ginevra troverà alla fine come punto d’arrivo il senso stesso della sua ricerca: “Ho scritto questo libro - dice - per rispondere alla domanda di chiunque si chieda se sta sbagliando a scegliere una vita diversa da quella comune (...), a chiunque si chieda se sta sbagliando a scegliere (in vita, in salute, in malattia, in morte), ciò che ritiene adatto e opportuno e giusto per il proprio percorso, il proprio sentire, la propria persona”. —
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