Video, foto e quadri fra gioco e sogno raccontano Trieste al tempo del Covid

Visioni d’artista in tempo di pandemia: rimane purtroppo ancora attuale il tema della rassegna “Memorie dal sottosuolo”, visitabile fino a sabato al bar-libreria Knulp (tutti i giorni 9-22), il cui titolo s’ispira all’omonimo romanzo di Dostoevskij, che allude al ritiro dalla vita sociale del protagonista, cioè al suo rifugiarsi nel sottosuolo.
La rassegna raccoglie le felici intuizioni di un gruppo d’artisti, riferite ai tempi difficili in cui stiamo vivendo. Opere di grande appeal, realizzate attraverso una triangolazione che da Trieste passa per Roma e Salerno con valenza anche internazionale, grazie alla curatela svolta da Nanni Spano in collaborazione con Giada Caliendo, Massimo Premuda, Antonio Freni e Roberta Pastore.
Qual è la riflessione comune da parte degli artisti? È in parte permeata da una sorta di atarassia, cioè da un moderato sentimento di filosofica accettazione degli eventi, seppur tragici. Come se il pittore, il disegnatore, il videomaker, il fotografo, lo street artist o l’illustratore si collocassero istintivamente in una specie di “area riservata”, che consente loro di approcciare il reale quasi da un’altura solenne, distante e un po’ riparata, una sorta di metaforico Monte Athos.
La forza della creatività smorza in qualche modo il pericolo, che diventa occasione di riflessione e, talvolta, di gioco, solo di rado dramma. E così la mostra non appare costellata di espressioni tragiche, bensì fascinose, intense, intriganti e, quando alludono al pericolo, hanno per lo più l’intelligenza e l’ironica leggerezza atte ad esorcizzarlo.
Al Knulp colpisce particolarmente il disegno di cinque metri a china e pennarello di Andro Malis, una sorta di sapiente virtuosismo contemporaneo all’interno di un’esposizione di qualità. Christian Fermo esprime con grande talento pittorico il concetto di riflessione attraverso l’immagine di un volto femminile, mentre la sorella Samantha sImbolizza con intensa vivacità il legame tra femminilità e natura; attraverso immagini più livide e riflessive, anch’esse di alto livello, Giada Sancin crea un’interpretazione di straniamento e spaesamento in una moderna stesura degli “Untori” di manzoniana memoria. Anche Shanti Ranchetti coglie con finezza e sensibilità estetizzante il messaggio che la natura ci invia in tempo di Covid mentre l’originale e incisivo segno cromatico di Mauro Martoriati allude sapientemente al rapporto dell’uomo con il virus e la tecnologia.
Intenso e appropriato è poi l’intervento fotografico di Valerio Corzani, di grande resa e significato la raffinata immagine fotografica di Gianni Spano, che simbolizza la desolazione del lockdown, di grande appeal il brillante intervento cromatico e segnico di Jan Sedmak, di forte impatto introspettivo e simbolico l’elaborazione digitale di Sergio Pancaldi; efficace e originale è il polittico di cartoline con la frase “Saluti da Treviso” di Cristiano Pinzan, che testimonia il sentito anelito alla comunicazione in tempi di lockdown; dinamica, simbolica e drammatica con grande levità di sintesi, è la rappresentazione della pandemia di Andy Prisney, evocativo ed efficace il collage con disegni di Officina infernale, tragicamente delicata l’acquaforte di Pierpaolo Frausin, raffinata e memore di Dante la grafica digitale di Coito negato, contemporanea e interessante l’iterazione del tema astronave di Eva Killer Dog. —
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