Via libera definitivo dalla giunta Fvg al ddl per il ripristino delle Province

L’annuncio dell’assessore Roberti: «La palla passa ora al Consiglio regionale, dove ci saranno altre occasioni di dibattito che permetteranno di migliorare il testo»

Marco Ballico

«La giunta regionale ha approvato lo schema definitivo del disegno di legge che ci riporterà alla completa ricostituzione delle Province in Friuli Venezia Giulia». La comunicazione di Palazzo, con dichiarazione dell’assessore Pierpaolo Roberti, si limita all’essenziale. Del resto, rispetto al via libera preliminare e al visto del Consiglio delle autonomie locali delle scorse settimane, l’unica modifica è l’inserimento dell’articolo 74: norma tecnica che autorizza l’amministrazione all’acquisto dei beni necessari per le elezioni provinciali: urne, schede e matite.

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L’iter

La palla, precisa l’assessore, passa ora al Consiglio, «sede nella quale ci saranno altre occasioni di discussione che permetteranno di migliorare il testo e di approvarlo». L’obiettivo, prosegue, «rimane dare vita alle Province elettive, dapprima con i commissari per accompagnare gli enti ricostituiti al voto».

I tempi, però, non sono prevedibili. Certo, il ddl chiarisce che il trasferimento delle funzioni dagli Edr alle Province si concretizzerà «a decorrere dall’1 gennaio 2027». Ma, fermo restando che il percorso si dovrà dunque chiudere entro l’anno, Roberti non indica quando l’articolato approderà in aula. «Giusto che il Consiglio si prenda i suoi tempi – spiega –. Al presidente della quinta commissione Diego Bernardis ho tra l’altro chiesto di prevedere le doverose audizioni, a partire da Cal e Anci, con i quali, comunque, ci siamo già consultati nelle opportune sedi».

Il confronto

Una cautela che dipende evidentemente dalla volontà di accompagnare il testo attraverso un confronto interno alla maggioranza, così da evitare nuovi attriti su una riforma che l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani ha chiesto di «riempire di contenuti» per evitare che il ritorno delle Province venga percepito come una mera operazione istituzionale. Con tanto di rischio “poltronificio”.

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Alessandro Ciriani, eurodeputato FdI, già sindaco di Pordenone e presidente di Provincia

L’assessore, da parte sua, sorvola sulle tensioni e ricorda che il ddl «è stato approvato due volte all’unanimità in giunta, presenti gli assessori di FdI», e che al Cal ha incassato soltanto due voti contrari, quelli di Udine e San Canzian. E ribadisce che il percorso di ascolto con Cal e Anci «non è un segnale di frenata, ma rientra in una normale dialettica istituzionale. Siamo davanti a una legge che riscrive il sistema degli enti locali in Fvg, non a un ddl qualsiasi. Auspico, quindi, un atteggiamento propositivo anche delle opposizioni».

Le funzioni

Quanto ai contenuti del ddl, l’impostazione è quella illustrata il 4 maggio, in occasione del primo ok della giunta. Le nuove Province partiranno con un perimetro di competenze definito: edilizia scolastica superiore, viabilità ex provinciale e supporto tecnico-amministrativo ai Comuni più piccoli. Il ddl prevede infatti assistenza ai municipi sotto i 5mila abitanti per servizi informatici, espropri, fondi europei e contratti pubblici, con ulteriori forme di supporto per i Comuni sotto i 3mila residenti.

La filosofia dichiarata dalla Regione è quella di un «trasferimento graduale delle funzioni, rinviando a successive leggi di settore eventuali ulteriori competenze». Nella relazione messa a disposizione della giunta si insiste anche sul ruolo politico delle Province come livello intermedio di governo «imprescindibile» per rafforzare il sistema delle autonomie locali e avvicinare le istituzioni ai cittadini. Un passaggio che richiama indirettamente proprio la dialettica aperta a centrodestra sul peso reale che i nuovi enti dovranno avere.

Il sistema di voto

Per il viceministro leghista Vannia Gava, quello di venerdì è «un passaggio importante che riporta centralità ai territori, restituendo alle comunità un livello di rappresentanza eletto direttamente».

Roberti però conferma che nel ddl non c’è alcuna norma sul voto: «L'argomento sarà oggetto di una legge separata, su cui ci concentreremo solo dopo l’approvazione della riforma istitutiva. Bozze? No, non ce ne sono».

Come pure non ci sono certezze sul modello: presidente eletto senza ballottaggio, collegi uninominali di coalizione, listini bloccati e un totale di 102 consiglieri provinciali, con 30 seggi a Udine e 24 ciascuno a Trieste, Gorizia e Pordenone. Ipotesi nate da una generalità di giunta, ma che, assicura Roberti, «non si sono ancora trasformate in un vero tavolo politico».

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