Navigazione a vista per la Pallacanestro Trieste: la svolta non arriva
La sconfitta di Tortona ha evidenziato ancora una volta l’incapacità di gestire i momenti no. E coach Gonzalez non riesce a raddrizzare la barca

Ancora un passo indietro, con i soliti errori che inchiodano la Pallacanestro Trieste. A Tortona ci si giocava il quinto posto ma soprattutto si cercava un segnale di maturità, è arrivata invece la conferma di tutte le criticità che questa squadra si porta dietro dall'inizio della stagione.
La Pallacanestro Trieste è intrappolata in una sorta di giorno della marmotta cestistico: stessi problemi, soliti blackout e quella sgradevole sensazione di non aver imparato dai propri errori. A metà febbraio sembra inutile girare attorno alle cose sperando in un miracoloso cambio di rotta: questa squadra difficilmente cambierà pelle.
Non è solo una questione di gioco o di percentuali al tiro, è un problema di affidabilità. E la Pallacanestro Trieste, oggi, è tutto tranne che affidabile. C'è un copione che nelle difficoltà si ripete, basta qualche parziale negativo unito a un paio di fischi mancati per far crollare il castello di carte.
La squadra smette di essere un collettivo e si trasforma in un insieme di solisti che cercano la giocata individuale per risolvere il match. Il problema non è solo tecnico, quindi, ma anche di personalità. Ed è quasi paradossale vedere giocatori dello spessore e dell'esperienza di Brown, Brooks o Toscano-Anderson, gente che di battaglie ne ha viste tante, perdere completamente la bussola proprio quando il mare si fa agitato. Invece di stringere i denti e affidarsi alla fluidità del gioco, finiscono fuori fase, perdendo palloni banali e disunendosi in difesa.
È come se si rompesse quel filo invisibile che li tiene uniti: la palla scotta, la frustrazione prende il sopravvento sulla lucidità. In tutto questo manca il contributo dalla panchina, da parte di coach Gonzalez e dello staff tecnico non c’è una contromossa, non c’è un cambio d’inerzia che possa arginare l’emorragia.
Trieste, si è visto a Trento e a Tenerife prima ancora del match di domenica a Tortona, resta immobile a guardare i parziali che le costano la partita. Manca cattiveria agonistica e il pelo sullo stomaco necessario per ragionare e spegnere il fuoco avversario. Mercoledì alle 20, la Pallacanestro Trieste si rimette l'abito della Champions League e sarà in campo al PalaRubini contro Gran Canaria.
Spagnoli reduci dalla sconfitta casalinga in campionato contro il Baskonia, ed è proprio qui, in questo incrocio di crisi, che la formazione di Israel Gonzalez deve trovare la forza per piazzare la zampata. Il precedente dell'andata parla chiaro, Trieste ha già dimostrato di saper fare male a domicilio agli spagnoli, espugnando la Gran Canaria Arena nella prima giornata della seconda fase. Quella vittoria oggi pesa come un macigno e regala ai biancorossi un vantaggio psicologico non indifferente.
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