Trieste, lo sfogo di Dipiazza sul ricorso al Tar per Porto Vecchio crea sconcerto tra gli alleati

Il centrodestra prende le distanze sugli auguri di morte proferiti dal sindaco ma contrattacca i ricorrenti: «Bloccano la città senza proporre alternative». Il Comitato replica: «Noi siamo per il sì, ma perché lo scalo sia aperto alla città»

Francesco Codagnone

L’unica risposta di cui degnano Roberto Dipiazza è un cornetto portafortuna appeso ai varchi di Porto Vecchio, una scrollata di spalle, un ironico ringraziamento per quel momento di viralità capace in poche ore di rilanciare la battaglia di Porto Chiaro e trascinare una quarantina di persone in largo Santos.

Ma anche se in conferenza si preferisce sorvolare, quelle parole scomposte lunedì mattina ormai erano già sulla bocca di tutti, sgomenti che un sindaco arrivi ad augurarsi che «possano morire» dei cittadini che – piaccia o no – hanno deciso di impugnare atti a loro dire lesivi degli interessi della città.

Le parole degli alleati

Reazione esagerata anche per un uomo estroverso come Dipiazza, abituato a suscitare dibattito ma a questo giro difficile da difendere anche per i suoi alleati, che pur sposando il concetto non possono che distanziarsi dalla caduta di stile.

«Non condivido questo tipo di esternazioni», premette il segretario provinciale di Forza Italia Alberto Polacco, che tuttavia interpreta le parole di Dipiazza come «dettate da un senso di esasperazione causato da una certa parte politica che è sempre negativa su qualsiasi scelta fatta dall’amministrazione e dal sindaco in primis»: «Parliamo di un progetto strategico per la città e di aspetti che sono stati decisi nella conferenza composta esclusivamente da tecnici delle amministrazioni interessate», aggiunge l’azzurro.

 

«La morte non si augura a nessuno, certo», lo riconosce anche il segretario comunale FdI Claudio Giacomelli; un tanto chiarito, è «innegabile che esista una rete ben organizzata che va a braccetto con il sinistra-centro di Trieste, che tramite finti comitati civici di quartiere o per la pace o per qualsivoglia tema, attua un disegno politico preciso: bloccare lo sviluppo di Trieste».

Un «“no” a tutto», con cui «pensano di fare male al centrodestra, ma fanno male a Trieste», annota il patriota: «Ora più che mai, lotteremo con determinazione contro gli avversari del futuro della nostra città».

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Il richiamo della segretaria della Lega

Il commento più lungo lo firma la Lega con la segretaria provinciale Pamela Rabaccio, che senza giri di parole richiama Dipiazza ad «abbassare i toni» perché «il tema è troppo importante per essere trasformato in uno scontro personale o ideologico»: «Le posizioni possono essere diverse, ma Trieste ha bisogno di un confronto serio, concreto e rispettoso».

Al contempo, pur riconoscendo come la decisione di Legambiente e Wwf di ricorrere al Tar sia «uno strumento previsto dall’ordinamento e va rispettato», la leghista annota come «Porto Vivo non può essere considerato solo un insieme di edifici o interventi urbanistici»: «Consapevoli che un progetto di tale portata debba essere seguito con attenzione, verificato e migliorato dove necessario, ma siamo convinti che Trieste non possa permettersi di rinunciare alla sua prospettiva di crescita».

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L'incontro in Porto Vecchio (Silvano)

L’attacco dell’assessore Bertoli

Molto meno diplomatico il collega di partito Everest Bertoli, assessore responsabile di quel project Costim oggi attenzionato dagli ambientalisti. «Chi oggi dice nolo fa senza un progetto, senza idee, imprenditori o fondi alternativi: dicono “no” e vogliono bloccare un progetto per il futuro della città per motivi prettamente politici», attacca il leghista, ribadendo come «il rischio è che Trieste perda credibilità, perché a prescindere da chi vincerà le elezioni, se si vuole buttare alle ortiche questo progetto e avviarne un altro nessun gruppo serio vorrà mai più venire a investire in una città dove prevalgono solo “logiche del no”».

Ancora: «Questi signor nosono frustrati perché dopo 50 anni di blocco oggi Porto Vivo sta cambiando volto, ma a perdere un’occasione è l’intera città, non il centrodestra». E le criticità ambientali? «Non so su quali basi giudichino», replica Bertoli, sostenendo che «le analisi della Regione sono assolutamente approfondite» e che «nell’area in questi anni sono stati fatti già tre “screening” per i tre progetti di cittadella dello sport, viale monumentale e parco lineare».

Il commento del comitato Porto Chiario

Porto Chiaro, con il suo referente Paolo Luisi, una cosa tiene però a precisarla: «Noi non siamo il “Comitato del No”, ma quello del “Sì”: sì al Porto Vecchio popolato dai giovani, che attragga idee e innovazione». «Sì» a un «progetto trasparente», per un «Porto Vecchio aperto alla città, e non chiuso in un enclave residenziale di lusso».

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