Paolo Beltrame si presenta alla Triestina: «Esperienza e mentalità per vincere la Serie D»

Il neo acquisto alabardato racconta le motivazioni della sua scelta, l'importanza della piazza di Trieste e la ricetta per fare un campionato da protagonisti

Antonello Rodio

Trequartista ma all’occorrenza anche esterno, Paolo Beltrame sarà non solo un giocatore chiave della fase offensiva della nuova Triestina, ma porterà anche tanta esperienza e abitudine a vincere la serie D.

Beltrame, cosa l’ha convinta a venire alla Triestina?

«Trieste è sempre Trieste, quando c'è stata l'opportunità l’ho colta. L’idea di poter vivere in una città stupenda e di poter giocare al Rocco, dove non ho mai giocato e non vedo l’ora di farlo, non mi hanno fatto esitare. Ho deciso felice e convinto, anche perché i nuovi compagni di avventura sono ottimi».

Lo sa che a proposito di Rocco, se si risolverà la questione stadio, la missione sarà quella di farci tornare i tifosi?

«Certo, mi sono documentato. So quanto è attaccata alla maglia questa tifoseria, per noi giocatori poter giocare al Rocco non è solo molto importante, è anche un onore e una responsabilità che abbiamo voglia di prenderci».

Negli ultimi 5 anni lei ha vinto 3 volte la serie D: qual è la ricetta per vincere?

«Sicuramente il lavoro, so che sembra banale da dire, ma è una cosa troppo importante. E poi la volontà di vincere: per vincere bisogna creare un’identità e la cosa più importante è che la squadra ragioni davvero da squadra, senza individualismi, trasformando l’io in noi. So che sembrano frasi fatte, ma per me sono davvero la ricetta base per fare campionati importanti. Poi vincere o arrivare nei primi posti dipende da molti fattori».

Il suo ruolo preciso?

«Ho giocato soprattutto trequartista nel 4-2-3-1, ma anche l’esterno nello stesso modulo, oppure in un attacco a tre o un 4-4-2. Riesco a muovermi abbastanza bene in tutti i ruoli offensivi sotto il riferimento di una o due punte».

Quali qualità si riconosce?

«Penso di essere uno che sfrutta le proprie caratteristiche all’interno della partita, studiando il match e gli avversari. Mi ritengo un giocatore che all’interno di una gara cerca di pensare dove può essere il pericolo e dove può sfruttare le situazioni. Allo stesso tempo penso di essermi contraddistinto negli anni per uno che per la maglia dà tutto: se quando esco so di averlo fatto, sono felice al di là del risultato. Ma sono sicuro che se tutti la pensiamo così, il risultato può solo essere positivo».

Ha sempre segnato tanti gol: c’è qualche tipologia che prevale?

«Premetto che sono uno molto pretenzioso e per me ne ho fatti meno di quelli che avrei potuto fare. Non ho un tipo di gol preferito, ne ho fatti di tutti i tipi: ho segnato su punizione, su rigore, di rapina, da un centimetro dalla porta, da fuori area e anche di testa nonostante l’altezza. Cerco insomma di sfruttare le occasioni».

Che tipo di campionato prevede?

«Lo conosco bene e sarà tosto. Soprattutto le squadre più forti concederanno poche occasioni, ma le dovremo sfruttare al massimo perché sono sicuro di una cosa: chi verrà al Rocco lo farà con il coltello fra i denti e noi dovremo essere bravi ad averne due di coltelli».

Una prima impressione su mister Fontana?

«È un tecnico molto preparato, fa della sua preparazione l’ingrediente principale. E poi sia come allenatore che come persona è molto credibile, riesce ad entrarti bene nel cervello, quindi sono sicuro che quello che ci fa fare negli allenamenti ce lo porteremo in campo, sia per quanto riguarda il gioco che per quanto riguarda la mentalità. Sono i due ingredienti che devono viaggiare di pari passo: non basta il gioco senza mentalità e non basta la mentalità senza il gioco. Se si riesce a fare un mix di queste due cose, ci sono tutti gli ingredienti per la famosa ricetta per la vittoria».

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