Tra amici e calcio un’avventura lunga un secolo

La divisa d’ordinanza del Vecio in terra di Spagna, la pipa donatagli da Pertini, i suoi dischi di jazz.. Da domani e per qualche tempo, prima di rientrare alla base, mi intrufolerò tra di voi che visiterete la mostra

Alla mia non verdissima età, ormai molto vicina a quella che il Paròn aveva quando suo malgrado ci lasciò, capita sempre più raramente di emozionarsi. In questi giorni di vigilia invece mi accade in continuazione. Leggendo quello che di questa mostra, oltre al Piccolo, hanno scritto in un crescendo rossiniano La Gazzetta dello Sport, poi La Stampa, poi Repubblica. Misurando dal numero di richieste di interviste e di anticipazioni la febbre dell'attesa. Battendo palmo a palmo il percorso della visita per controllare, verificare, in qualche caso rimediare a qualche dettaglio sfuggito ai controlli dello staff. Macchè staff.

Di uno spogliatoio che sarebbe piaciuto al Paròn perché costruito a sua immagine e somiglianza: sulle qualità professionali, ma soprattutto sul piacere di vivere insieme questa stupenda avventura. Ma l'emozione più vera, più profonda, è proprio quella della visita. Talmente forte da cominciare a credere che prenderà alla gola chiunque da domani varcherà la soglia del Magazzino 26.

La voce del Paròn che ti fulmina sin dall'ingresso, «’Ndemo ragazzi, dai». La gigantografia di una foto memorabile dei tempi del Torino che da sola racconta un’epoca. Tutta una serie di filmati televisivi, sparsi qua e là per la rassegna che raccontano di un gigante della comunicazione, sempre a suo agio in qualsiasi situazione. Che si parlasse di calcio in senso stretto, o si trattasse di far buon viso a cattiva barzelletta (di un certo Walter Chiari). Che ci fossero da affrontare le domande non proprio di comodo di Ugo Zatterin e Gianni Minà, o fosse un giovane Celentano a cazzeggiare con lui in un dopo-derby. Caro Paròn, lo dico dal più profondo della mente e del cuore, ma lo sa che lei a 33 anni dalla morte è più fresco e più attuale di tutti quelli che oggi ci ammorbano con le loro lezioncine imparate a memoria? E che tuffo al cuore, alla fine del percorso, quell’angolo dedicato al più amato dei suoi allievi. Poteva mancare nel trentennale del Mundial ’82 un ricordo di Enzo Bearzot?

La divisa d’ordinanza del Vecio in terra di Spagna, la pipa donatagli da Pertini, i suoi dischi di jazz. Che regalo ci ha fatto la signora Luisa, che aspettiamo qui uno di questi giorni. Da domani e per qualche tempo, prima di rientrare alla base, mi intrufolerò tra di voi che visiterete la mostra. Pensata e realizzata esattamente sul registro del Paròn che era capace, con sbalorditiva disinvoltura, di passare dal registro della risata a quello della lacrima. Sperando di cogliervi un po’ commossi e un po’ divertiti. E poi di vedervi salire su al secondo piano, all'osteria del Paròn che l'amico Bruno Vesnaver ha allestito con amore. Per ridiscendere in un altro giro per la mostra. Perché il fascino immortale del Paròn può anche essere riscoperto in maniera golosa e compulsiva. Ma poi va delibato piano piano, come si fa con le annate storiche. Anzi, irripetibili.

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