Formula 1, per Schumi è davvero l’ora del ritiro

SUZUKA. Michael Schumacher si ritira dal Circus della Formula 1, per la seconda volta dopo la parentesi deludente, visto il magro bottino di un podio, in tre anni con il team tutto tedesco della Mercedes, lontani anni luce dagli splendori vissuti alla corte della Ferrari. A 43 anni, il campione più blasonato della storia dell’automobilismo, grazie ai 7 titoli per piloti e ai 91 Gp vinti in carriera, ha la forza di dirsi «sollevato» per una svolta che lui stesso definisce «non del tutto inattesa».
«Ho deciso di lasciare entro la fine dell’anno, anche se sono ancora in grado e capace di competere con i migliori piloti in circolazione», ha detto Schumacher, con una voce rotta dall’ emozione, leggendo una breve dichiarazione negli spazi dell’ ospitalità Mercedes, avendo alla sua sinistra e alla sua destra, rispettivamente Ross Brawn (ex direttore tecnico del Cavallino) e Haug, i due boss della scuderia tedesca. A stretto giro dal clamoroso “licenziamento”, dopo l’annuncio sull’arrivo alla Mercedes dalla prossima stagione di Lewis Hamilton strappato alla McLaren, Schumi ha ammesso che «a un certo punto, è bene dire addio. Ed è quello che sto facendo qui e potrebbe anche essere questa volta per sempre», ha aggiunto con un sorriso, quasi a rompere la tensione.
Davanti ad un’autentica barriera di telecamere, giornalisti e fotografi, il campione tedesco ha detto di «voler godersi le sue ultime sei gare». A partire dalla prossima, domenica a Suzuka, in un circuito che gli ha regalato momenti di grande emozione con la conquista dei punti della matematica certezza di vittoria in due campionati piloti alla guida della Ferrari: nel 2000 e nel 2003, di cui il primo preziosissimo per rompere il lungo digiuno della scuderia di Maranello che risaliva al 1979. «Lo scorso mese non ero sicuro di avere ancora motivazioni ed energia necessarie per andare avanti», ha ammesso. «Non è il mio stile fare qualcosa che non sento al 100%: per questo, oggi mi sento liberato da tutti quei dubbi».
Un’ammissione di fallimento sul ritorno al volante annunciato a fine 2009, dopo lo stop di tre anni: «È fuori di dubbio che non siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi», ha spiegato in merito all’esperienza Mercedes, le cui aspettative erano alte dopo l’approdo tre anni fa nella scuderia tedesca guidata da Ross Brawn, appena affermatosi nel campionato piloti con Button ai tempi della Brawn Gp. «Ma è anche molto chiaro che posso essere molto felice dei miei successi, ottenuti nella mia carriera». Quanto al futuro, «è tempo di riprendere la vita normale. Non so cosa farò e per ora non prenderò decisioni. Voglio solo finire il campionato facendo al 100% il mio dovere».
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