Gli 85 di Paron Zorzi tra sogni e ricordi

GORIZIA
È sicuro: oggi il suo cellulare non smetterà proprio di squillare. Prefissi assortiti, sullo schermo: da quello della sua Gorizia a quelli di Trieste e Udine, per passare da Varese, è chiaro, Venezia, Bologna e Reggio Calabria. Ma l’elenco potrebbe unire davvero l’intera Penisola.
Oggi coach Tonino Zorzi, il “paròn” e decano degli allenatori italiani (1073 presenze in Serie A), compie 85 anni. Cifra importante ed ennesimo traguardo, questa volta fuori dal parquet, di una vita da vincente. Se gli si chiede come festeggerà, il coach racconta di un’uscita con gli amici di sempre prima di un weekend in famiglia, probabilmente un bel piatto di pesce in qualche locale dalle parti di Grado, mentre sul regalo che gli piacerebbe ricevere, Zorzi ha le idee chiare. I regali sarebbero due. Uno è la buona riuscita del progetto che lo sta vedendo impegnato anche in questi mesi, ovvero il nuovo libro sul basket, prettamente tecnico, che dovrebbe uscire in settembre. «Si chiamerà “Improve”, che in inglese significa migliorare, concetto che ho sempre ripetuto ai miei giocatori.So che lo attendono in tanti, e mi auguro che riesca bene come il primo».
Per l’altro “pacchetto” da scartare, invece, Zorzi allarga lo sguardo al mondo del basket: «Il regalo più bello per me sarebbe sapere che si fa qualcosa per aiutare la pallacanestro, e in particolare quella giovanile – dice –. La federazione ha deciso di ridurre tasse e costi dalla Serie A alla B, ma non ha fatto ancora nulla per lo sport di base, per i settori giovanili delle piccole società. In tante faticheranno o falliranno, dopo la crisi dovuta al coronavirus, se non saranno sostenute. Si parla tanto di lanciare i nostri giovani, ma è proprio nei piccoli vivai che questi crescono: aiutarli sarebbe davvero un bel regalo, evidentemente non solo per me».
Parlare di basket accende da sempre il cuore del tecnico goriziano, e pure al telefono non è difficile immaginare i suoi occhi che brillano, anche e soprattutto in questo periodo di “astinenza” forzata dalle emozioni del parquet. «Il basket giocato mi manca. In questi mesi sto rivedendo un sacco di partite registrate, magari dell’Nba, e ultimamente mi ha affascinato ad esempio il documentario su Petrovic e Divac».
Tornando invece al basket di casa nostra, al passato decisamente più recente, e all’attualità, Zorzi fa sfoggio di saggezza, e invita a prendere con filosofia la chiusura anticipata della stagione. «La Virtus Bologna aveva tutte le possibilità di vincere, ma nello sport capita che ci siano imprevisti, che ti portano via qualche medaglia: bisogna accettarlo, con uno spirito che direi abbastanza vicino a quello di de Coubertin. Non perché vincere non conti, ma perché dello sport non devono far parte le divisioni e le polemiche tipiche della politica».
Se il Covid-19 ha tolto possibili glorie a qualcuno, ad altri ha evitato eventuali grattacapi.
«All’Allianz Trieste direi che è andata bene – scherza il coach – perché se la stagione fosse proseguita qualche rischio l’avrebbe potuto correre, la lotta nella parte bassa della classifica era serrata. Ma guardando al futuro sono ottimista, sono convinto che Eugenio Dalmasson potrà far bene e glielo auguro, in vista della prossima stagione. Del resto Trieste ha dalla sua un pubblico importante e appassionato, e un grande sponsor: ci sono le condizioni per un progetto di grandissima qualità».
E se lo dice il “Paròn”, c’è da credergli. —
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