Il Poz: «Non ripeteremo l’andata, ma anche l’Allianz ora è più forte»

TRIESTE «Noi non siamo più quelli dell’andata. Ma anche Trieste è canbiata. E questa è una partita che mi preoccupa». Gianmarco Pozzecco prepara il ritorno a casa alla guida del suo Banco di Sardegna Sassari, avversario dei biancorossi domenica all’Allianz Dome alle 18.30. All’andata al PalaSerradimigni fu Trieste a spuntarla. Uno dei due soli successi esterni in questo campionato (l’altro a Pesaro, a inizio gennaio).
«In quel momento apparentemente le cose stavano andando bene: avevamo vinto la Supercoppa, tre vittorie in serie A ma non eravamo ancora la squadra che siamo diventati oggi. L’Allianz aveva meritato di vincere, con Cavaliero che aveva messo un paio di quelle triple che sono nelle sue corde. Trieste aveva giocato una partita tosta».
Si confronteranno due squadre reduci da sconfitte. L’Allianz ha perso in casa contro Milano, voi sul parquet amico contro Trento per un canestro di Ale Gentile.
«Ma prima venivamo da nove vittorie di fila. Contro Trento avremmo dovuto disputare una partita diversa. Si era fatto un gran parlare della possibilità da parte nostra di un aggancio in vetta, pensavamo che Venezia fermasse la Virtus Bologna e che noi la spuntassimo. Invece le Vu nere hanno vinto e quelli gabbati siamo stati noi...Nessun dramma, comunque. Tengo sempre ben presente una frase di Recalcati. “Le squadre forti devono metabolizzare le sconfitte”. Non sempre si può vincere, capita di fermarsi, inutile piangerci su».
Avete appena inserito un nuovo straniero. Il lungo Dwight Coleby, al posto di McLean.
Sta dando segnali importanti. Non cercavamo un crack ma un elemento solido, con esperienza. Stava in Turchia, in precedenza ha giocato in Belgio e in Giappone.
Anche Trieste ha cambiato sul fronte straniero. Via Elmore, ecco Hickman e Washington, oltre all’addizione Cervi per Strautins nel parco italiani.
«Trieste ha attraversato un momento di difficoltà ma mi sembra che con l’arrivo di uno sponsor del peso di Allianz abbia potuto rafforsarsi. Stavo giusto dando un’occhiata al roster: 12 giocatori veri. Io preferisco le rotazioni corte ma adesso le armi tattiche a disposizione del mio amico Eugenio non mancano davvero. Certo che...»
Certo che?
«Serve un po’ di tempo per mettere insieme al meglio giocatori nuovi. Vero è che questi sono elementi esperti, veri professionisti. La metto così: sono certo che Trieste farà benissimo d’ora in poi ma meglio se comincia...dalla prossima settimana».
A proposito di Trieste. Alla vigilia del campionato azzardò una previsione: Elmore sarà uno dei migliori play della serie A.
«Devo riconoscere che ho preso un granchio, ragazzi. Pensavo fosse un play più cerebrale e che facesse meno fatica ad adattarsi al gioco italiano. Gli auguro di riuscire a fare bene a Capo d’Orlando in A2».
Voi giocate anche una Coppa europea. Come siete organizzati?
«Siamo praticamente sempre in viaggio. Esempio: ci imbarchiamo in aereo da Olbia, arriveremo a Roma e prenderemo un altro volo per Trieste. Ci alleneremo nella palestra di via Locchi grazie alla cortesia del mio amico Pecile. Finita la partita partiremo per Milano da dove lunedì raggiungeremo Manresa per giocare martedì. Anche per questo a Sassari ci alleniamo una sola volta al giorno, è giusto anche tirare il fiato a casa».
Ma, visto che venite a Trieste, riuscirà a godersi un po’ l’aria di casa?
Il tempo sarà poco. Andrò domenica mattina a vedere mio nipote giocare a basket. Dicono sia bravetto...
Fa parte di una dinastia cestistica. Ma da ragazzino Gianmarco Pozzecco mica pensava solo al basket.
Giocavo a calcio con il Chiarbola. E dopo aver iniziato a giocare a basket avevo smesso riprendendo con il calcio. Racconto una storia che conoscono in pochi: sarò stato nella categoria Allievi, giocavo sul campo di Banne, viene a vedermi Paolo Moschioni. A fine partita mi prende in disparte e mi dice: “Guarda, fai meglio a tornare a giocare a basket all’Inter 1904”. Avrò avuto 17 anni...Mi viene da ridere quando sento parlare di talento. L’avessi avuto davvero avrei debuttato in serie A a 15 anni come il mio amico Andrea Meneghin, altrochè...» —
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