Triestina, dal salvataggio alla finale per la B: Biasin ha già investito più di 10 milioni

Ricavi societari in crescita ma costi insostenibili senza il consistente apporto del socio. Così il progetto di Milanese va avanti
Lasorte Trieste 12/09/18 - Stadio Rocco, Triestina,
Lasorte Trieste 12/09/18 - Stadio Rocco, Triestina,

TRIESTE. Dall’Australia in tre anni e mezzo sono arrivati 10,2 milioni nella casse della Triestina. I bilanci fotografano in modo inequivocabile la storia recente dell’Unione. Erano in pochi a seguire la squadra nel dopo Fantinel-Aletti-Zotti-Puglia-Pontrelli. Nei teatri di campagna dell’Eccellenza e della D c’erano gli irriducibili. In città la Triestina era scivolata in un oblìo figlio della desolazione delle sue performance sportive e soprattutto di quelle societarie.

Unica nobile decaduta del panorama italiano che nessuno aveva preso seriamente per mano per ridarle una dignità. Fino a quando tra aprile e giugno di quattro anni fa Mauro Milanese ha convinto il cugino Mario Biasin a intraprendere un progetto, un’impresa coraggiosa e un po’ folle se non fosse ispirata anche dall’attaccamento alla squadra della loro città. Senza il loro lavoro non ci sarebbe per la Triestina né un presente, né un futuro.

Quello di due autoctoni alla guida di una società calcistica è un caso molto raro nel Belpaese nell’era globalizzata e globalizzante . Il calcio delle retrovie è roba per chi ha spalle larghe e passione o per avventurieri e malfattori. Il calcio delle banlieues calcistiche non è business. Anzi. I tanti fallimenti degli ultimi anni ne sono la testimonianza.

IL PROGETTO La Triestina sta vivendo la quarta stagione dalla primavera del 2016. Mario Biasin ha già messo a disposizione dell’Unione oltre 10 milioni di euro (10,2 per la precisione). Tecnicamente si tratta di un finanziamento soci, ma di soci la Triestina ha solo lui che ne detiene, attraverso una società ad hoc, tutte le quote. Nessun triestino ha mai dato tanto. I bei tempi del primo De Riù e quelli di Amilcare Berti, che triestini non erano, sono stati superati. Anche perché quella Triestina (e il merito va anche a loro) aveva beneficiato dell’impulso della serie B conquistata sul campo. E stando a quanto ribadito dal presidente triestino-australiano lui non ha intenzione di abdicare, anzi. E poiché il signor Mario è una persona seria così sarà.

La società sta crescendo anche se ha ancora parecchia strada da fare. Ma prima di poter camminare da sola con i bilanci almeno in pareggio (che poi, oltre ai successi sul campo, è l’obiettivo minimo del tandem Milanese-Biasin) ce ne vuole. I conti dei tre esercizi passati non lasciano dubbi.

LA STAGIONE IN D Il primo passo, dopo l’acquisizione del titolo di quarta serie ottenuto saldando il debito sportivo ereditato dalle stagioni precedenti culminate con il fallimento, è stato quello di allestire una squadra competitiva per la D e di ridare vita a un settore giovanile desertificato dalle precedenti gestioni. Il secondo posto alle spalle del Mestre e la vittoria nei play-off e il successivo ripescaggio è stato il risultato sportivo di un esercizio chiuso con una perdita di 735 mila euro (808.882 di ricavi a fronte di 1.594.086 di costi). La prima iniezione arrivata dall’Australia è stata di oltre 600 mila euro.

I DUE ANNI DI C Il salto di categoria con l’incremento di pubblico e il consolidamento dei rami produttivi della società (marketing, raccolta pubblicitaria ecc.) ha portato a una crescita del fatturato del 125% (a quota 1.820.471 euro) ma rapportato a una lievitazione dei costi del 300% saliti a 4.707.000 euro. L’allestimento di un organico di professionisti (con tasse e previdenza), come accade in tutte le società calcistiche con ambizioni, ha un peso. Un peso insostenibile senza il portafoglio di Biasin che ha ripianato la perdita al 30 giugno 2018 con un intervento da 3.314.000 euro.

Ma il pubblico triestino, la città e la prospettiva di un equilibrio economico richiedono un progetto indirizzato a un salto di categoria. E così la stagione che ha portato la squadra di Pavanel a un passo dalla B e con 20 mila spettatori al Rocco è costata 6,2 milioni e rotti di euro. I ricavi sono saliti a 2,4 milioni ma lo sbilancio è stato di 4,4 milioni. E quindi il finanziamento soci è ineludibile. In pratica Biasin ha messo a disposizione quasi 400 mila euro al mese. E nella stagione in corso la previsione indica un altro sensibile salto in avanti. Il denaro già arrivato via Australia nel primo semestre (giugno-dicembre) ammonta a 1,8 milioni.

I COSTI La voce predominante di costo, come in tutte le società sportive professionistiche, è quella relativa agli emolumenti di giocatori e staff. Si è passati dai 660.000 euro circa della D, ai 2,8 milioni del primo anno di C ai 4,4 dell’ultima stagione in attesa dei dati di quella in corso. Ma c’è anche il settore giovanile che ha un’incidenza tra Triestina (che si occupa delle squadre nazionali) e Victory (dai regionali ai primi calci) di quasi 400 mila euro annui nelle ultime due stagioni. E’ frutto anche di una scelta fatta da Milanese per non dimenticare il territorio e la funzione sociale dell’alabarda sui giovani della città. Su questa voce pesano almeno 60 mila euro annui per gli affitti dei campi per partite e allenamenti.

LE PROSPETTIVE Tutto questo impegno ha fatto sì che la Triestina sia una società sana, che paga regolarmente gli stipendi, che ha rapporti di lavoro (a vario titolo) con quasi 300 persone, che produce un indotto economico e di immagine per Trieste. Certo i ricavi, già in costante aumento, vanno incrementati, così come può essere rifinita l’organizzazione societaria per ora sulle spalle dell’asse Milanese-Biasin e di uno staff di professionisti molto ridotto. Sul piano sportivo poi non va dimenticato che la Triestina, dopo aver vissuto i play-off di Eccellenza persi con la Pro Dronero, o i play-out di D con il Dro o la Liventina, anche in una stagione finora balbettante è considerata uno dei top team della C. E poi c’è una filiera di giovani, creata dal nulla in un clima non troppo amichevole, che coinvolge oltre 350 ragazzi e ragazze in 27 squadre.

E ancora tra qualche mese partiranno i lavori per la costruzione del centro sportivo nel rione di Chiarbola (i 2/3 dell’investimento di oltre 3,5 milioni è a carico della Triestina). Questi sono risultati concreti. I supporter alabardati, ed è comprensibile, vorrebbero di più. Vorrebbero una squadra sempre bella da vedere, vincente e che li rappresenti su palcoscenici più nobili.

Ma il loro apporto, pur tra i brontolii e mugugni tipicamente triestini, non è mai mancato. In una città dove lo sport di livello (a parte l’isola felice della pallanuoto) o non c’è o esiste anche grazie all’intervento di munifici sponsor (meno male che c’è l’Allianz per il basket), l’indissolubile tandem Milanese-Biasin va preservato e sostenuto. È un compito anche delle istituzioni e delle imprese cittadine. Se qualcuno ha altre idee può motivarle mettendo sul tavolo una decina di milioni. Tanto per cominciare a giocare. 


 

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