Vela, Tesei e la sfida su Luna Rossa «Le barche sono hi-tech ma l’uomo è ancora decisivo»

Il triestino partecipa alla campagna dell’AC75 utilizzato nelle regate dell’America’s Cup a Auckland: «Giorni di allenamenti e test per migliorare le performance»
Il triestino Andrea Tesei impegnato nella campagna di Coppa America con Luna Rossa
Il triestino Andrea Tesei impegnato nella campagna di Coppa America con Luna Rossa

TRIESTE. Avere solo trent’anni eppure annoverare nel proprio curriculum un’esperienza triennale in un sindacato di Coppa America è un blasone che pochi possono vantare.

Andrea Tesei, nato nel vivaio dello Yacht Club Adriaco, è tra questi “happy few”.

Pur avendo un passato da sciatore agonista, Andrea ha conosciuto il mare con i corsi vela e le prime regate in Optimist, seguite da quelle in 49er con il fratello Giovanni, ma solo dal 2011 – quando il suo timoniere è diventato Stefano Cherin – si è dedicato prioritariamente allo skiff acrobatico, tentando la campagna olimpica per Rio. Il sogno a cinque cerchi si infrange pur avendo qualificato l’Italia ai Giochi, grazie al secondo posto colto alla finale di World Cup ad Abu Dhabi nel 2015.

A fine 2017 Tesei viene chiamato in “quota giovani” dal Luna Rossa Prada Pirelli Team e ricopre dapprima il ruolo di tailer sul TP52, quindi entra nel sailing group come grinder, ma l’evoluzione del progetto dello scafo in chiave America’s Cup lo posiziona come randista in seconda ovvero pronto a subentrare a Pietro Sibello.

«Ho navigato tantissimo a Cagliari ed è molto interessante non avere cime in mano ma un controller con il quale si regolano cunningham, base, scotta e carrello» spiega entusiasta Andrea.

«A chi dice che questo allontana dalla vela - continua il velista triestino - rispondo che in un AC75 c’è tanta vela come in uno skiff o un moth solo che all’abilità del velista devi affiancare anche una competenza tecnologica che si affina con tantissime ore di simulazione e di allenamento intenso».

Che questi scafi volanti siano qualcosa di incredibilmente innovativo appare evidente dall’aneddoto raccontato da Andrea.

«Durante il lockdown, a causa delle restrizioni numeriche imposte alle persone a bordo, i grinder sono stati sostituiti da un motore non utilizzabile durante l’America’s Cup, ma ammesso in fase di test in virtù proprio della particolare situazione che stavamo vivendo. È stato incredibile vedere che una barca di oltre venti metri potesse essere governata da tre sole persone.

Queste sono state anche delle prove importanti per permettere al pozzetto di imparare a gestire una serie di manovre che oggi a tutti gli effetti sono loro affidate nella maniera più completa. Pensare tuttavia che la Coppa del futuro veda una riduzione dei numeri dei team mi sento di escluderlo. La banale logistica per lo spostamento delle vele coinvolge ad esempio tantissima gente».

Ormai il tempo per i ricordi sta scadendo e tutta l’attenzione è per il futuro più prossimo.

Lunedì scorso 8 febbraio è stato il termine per le stazze di Britannia e Luna Rossa.

I materiali tra cui vele, foil e timoni non potranno più essere cambiati (a meno di avarie) per tutta la durata della finale di Prada Cup che va dal 13 al 22 febbraio.

«Sono certo saranno regate combattute» è il pronostico di Tesei «dove assisteremo a ulteriori miglioramenti delle performance, perché tutte le ore messe sulla barca hanno l’unico obiettivo della sua ottimizzazione e i test a livello di meccatronica che continuiamo a compiere servono a mappare con maggior precisione i parametri di controllo delle vele e la stabilità della barca per rendere una conduzione più fluida nel corso regata».

 

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